Raccolta di racconti erotici per adulti e storie porno vere in italiano da leggere online scritte da varie autrici e autori

Vendetta su una mamma oppressiva

1) QUELLA STRONZA DI MIA MADRE

Non è facile vivere con una madre autoritaria.
Fin da piccolo mi ha sempre imposto la sua volontà: su come vestirmi, su cosa studiare, su chi frequentare…ed anche su come gestire la mia vita sessuale.
Non vi dico le scenate quando ha scoperto delle riviste porno nascoste nella mia camera, o quando al liceo mi incontravo di nascosto con una fidanzatina…Dal suo punto di vista, erano tutte repressioni per farmi crescere sano e rispettoso della morale, ma a me è rimasto solo un gran rancore nei suoi confronti.
Dio, quanto la odio. Che voglia di sfogarmi, di fargliela pagare per tutte le privazioni che mi ha imposto! Ma non ho mai trovato il coraggio di ribellarmi alle sue decisioni. Lei ha un carattere troppo forte, per me.
Persino il babbo se ne è andato perché non sopportava più la sua intransigenza in campo sessuale. E dire che dal punto di vista fisico farebbe girare la testa a qualsiasi maschio: bionda, alta, linea snella, e due tette da farci un cuscino. Ma per lei il sesso è qualcosa di sporco, una aberrazione su cui sfogare le sue tendenze dominatrici e repressive.

Per esempio…Oggi è sabato; niente scuola, quindi un giovane va a divertirsi un po’ con gli amici o con la sua ragazza…Vero?
Forse in altre famiglie…ma nella mia, è la mamma a scegliere come devo “divertirmi”. Deve per forza tenermi sotto controllo, per assicurarsi che io non vada in giro a sfogare le mie pulsioni giovanili. È davvero opprimente.

2) L’IPNOTISTA

Così oggi ha deciso di portarmi al LUNA-PARK. L’idea sarebbe anche piacevole…se lei non mi tenesse sempre al guinzaglio.
– «Mamma, andiamo a vedere il circo sull’acqua?»
– «Per guardare le acrobate in costume da bagno, vero, sporcaccione? No, te lo dico io dove andiamo…Ecco, lì!»
Mi indica l’ingresso di uno stand con all’esterno l’insegna “ALESSANDRO RAIMONDI, IPNOTISTA“.
A suo dire l’ipnotismo sono tutte stupidaggini, ma potrebbe essere l’occasione di farsi due risate.

Ci accomodiamo all’interno e lo spettacolo inizia.
L’ipnotista sceglie un ragazzo tra il pubblico e lo invita sul palco. Esegue una strana procedura di ipnosi, dopo di che gli ordina di imitare vari animali. Vediamo così il ragazzo gracidare e saltare come una rana, grugnire e rotolarsi come un maiale, abbaiare e attaccarsi alla gamba dell’ipnotista come un cane in calore…
Tutti gli spettatori si divertono nell’assistere a quell’esibizione…tranne mia madre che fa delle smorfie sprezzanti.
– «Puah! Ma chi crede di incantare? Quel ragazzo è chiaramente un suo complice pagato per reggergli il gioco!», sbotta lei, senza nemmeno preoccuparsi di parlare a bassa voce.

L’ipnotista deve aver udito i suoi commenti, e la invita a salire sul palco. Per nulla intimorita, mia madre si fa avanti con un atteggiamento di sfida.
– «È sicuro di non aver sbagliato persona, grande mago? Noi due non ci siamo messi d’accordo prima!», gli dice sarcastica.
L’uomo non reagisce alla provocazione, e va avanti con la procedura di ipnosi. Non pronuncia il classico “A me gli occhi” o cose del genere; si limita ad emettere dei suoni a bassa voce e ad agitare le mani in modo strano. Sembra disegnare dei simboli a mezz’aria.

– «Beh? Ha finto con queste buffonate?», chiede lei con aria annoiata.
– «Sì, signora, ho finto. Che farebbe se ora io le chiedessi di mettersi in ginocchio di fronte a me?»
– «Ma figuriamoci, sono una persona seria io!», risponde lei…ma nel contempo si piega sulle ginocchia, quasi senza accorgersene.
Io ci rimango di stucco. Ma come…?
– «Mi lucidi le scarpe con la lingua», comanda l’ipnotista.
E immaginatevi il mio stupore nel vedere mia madre che esegue quell’ordine senza dire una parola!

– «Ora si rialzi, prego», le dice l’ipnotista. Poi si rivolge al pubblico: «Come avete potuto vedere, cari spettatori, anche le persone più scettiche possono venire facilmente ipnotizzate senza che loro se ne accorgano. Basta la vibrazione indotta da un particolare tono di voce, sommata alla vista di certi simboli subliminali che la loro mente interpreta come “OBBEDISCI!“. Ora la signora si trova sotto il mio controllo…o meglio, sotto il controllo di CHIUNQUE le impartisse dei comandi in questo momento. Adesso che la dimostrazione è finita, può essere ridestata; noterete che non ricorderà assolutamente NULLA di quanto è accaduto.»
– «Un momento», intervengo io, «Cosa succederebbe se ora lei NON risvegliasse mia madre dal trance?»
– «Beh…Continuerebbe a seguire qualunque ordine le venisse impartito dall’esterno…finché non si addormenta. Al suo risveglio l’effetto dell’ipnosi scomparirebbe in modo spontaneo.»
Qualcosa mi scatta nella mente. Un piano ancora indefinito, ma voglio provare ad assecondarlo.
– «In tal caso la lasci così com’è, per favore!»
– «Ma…Ti rendi conto di ciò che mi stai chiedendo, giovanotto?», obietta l’ipnotista, «In questo stato tua madre non sarebbe responsabile delle proprie azioni…»
– «100 euro per lei se fa come le ho chiesto», gli bisbiglio sottovoce porgendogli una banconota.
L’uomo ci pensa per un istante, poi intasca di soppiatto la banconota e mi fa cenno di tornare tra il pubblico. Io faccio per muovermi, ma mia madre rimane ancora ferma lì sul palco. Sembra aspettare il comando di muoversi.
– «Vieni con me, mamma», le dico…e subito dopo mi segue come una cagnolina. Wow, pare che la cosa funzioni!

Appena usciamo dallo stand, lei commenta:
– «Hai visto, Luca? Quel tipo era solo un ciarlatano. “Ipnosi“…puah, che idiozie! Beh, cosa vuoi che faccia, adesso?»
Rimango stupito. Non mi ha mai chiesto “cosa fare“; è sempre stata lei a prendere decisioni, anche le più piccole.
– «Ora torniamo a casa, mamma. Ehm…Ma te la senti di guidare? Ricordi come si fa?»
– «Ma certo, che domande!»
Infatti durante il viaggio di ritorno noto che lei sembra conservare ancora tutte le sue normali facoltà. Se non fosse per la fissità del suo sguardo, penserei che sia perfettamente cosciente.

3) LA RIVALSA HA INIZIO

Arriviamo a casa. Lei rimane ferma sull’ingresso, non si toglie neanche il cappellino.
– «Togliti il cappellino, mamma.»
Lei esegue il comando, ma poi resta lì ferma col copricapo ancora in mano. A quanto pare devo dirle proprio tutto.
– «Posalo e togliti anche il soprabito, mamma. E pure la giacca. E già che ci sei…anche la GONNA!»
Non so come mi sia venuto di darle quest’ultimo comando, comunque lei obbedisce senza fiatare. Rimane con addosso solo l’intimo e la camicetta.
– «Adesso…uhmm…adesso siediti sul divano.»
Esegue, e io mi metto sulla poltrona di fronte a lei. La sensazione di totale controllo comincia a farmi nascere pensieri maliziosi…Ma perché non provare; sono curioso di sapere fino a che punto è possibile spingerla ad andare contro la sua morale senza che qualcosa in lei si opponga.
– «Sfilati le mutandine, mamma.»
Assurdo; se le toglie tranquillamente, come se nulla fosse. Decido allora di spingermi un po’ più oltre.
– «Spalanca le gambe, fammi vedere bene la figa!»
Pazzesco: me la sbatte in faccia senza il minimo pudore! Beh, a questo punto tanto vale provare anche a vedere se…
– «Allargati la figa…e masturbati!»
Incredibile, esegue tutto alla lettera: si divarica le grandi labbra con una mano, e col medio dell’altra inizia a vellicarsi il grilletto.
Prendo il telefonino e filmo tutto con la videocamera interna. Non so ancora bene quali saranno gli sviluppi di questa strana situazione, ma tanto vale farmi un filmato-ricordo.

Ma guardala! E pensare che questa inflessibile bigotta mi faceva scenate se guardavo una donna in bikini…Guardala lì adesso, a masturbarsi senza ritegno di fronte al proprio figlio come l’ultima delle depravate!
È una visione infernale, eccitantissima. Sento il cazzo che mi preme nei pantaloni.
Lo tiro fuori e inizio a menarmelo, piano. Lei non dice nulla; va avanti a sditalinarsi e basta. Al che, mi assale un pensiero osceno…ma perché non provare?
– «Mamma…Ti andrebbe di…di succhiarmi il cazzo?»
– «Ovviamente NO, che domande. Sei mio figlio, sarebbe una cosa immorale!»
Il suo diniego mi lascia spiazzato…poi mi rendo conto di aver formulato male la richiesta: nello stato di ipnosi in cui si trova, lei obbedisce solo a comandi PRECISI.
– «Mamma: ti ORDINO di succhiarmi il cazzo!», riformulo con tono imperativo.
E allora lei si alza dal divano, mi si inginocchia tra le gambe…e mi prende in bocca l’uccello! GEEES!! Mia madre mi sta facendo un pompino!

È bravissima. E non le sto neppure comandando niente: la sua abilità di pompinara è tutta talento naturale. Chi l’avrebbe mai detto? Lei, che è sempre stata così bacchettona riguardo tutto ciò che ha a che fare col sesso…

In pochi minuti mi porta al massimo grado di eccitazione. WHUOAAAHHH!!! I primi schizzi le finiscono in gola, poi le estraggo l’uccello di bocca e le dipingo la faccia di sborra. Visione FAN-TA-STI-CA!! Immortalo il tutto sul telefonino, mentre lei rimane lì ferma con lunghi filamenti di sperma che le colano dal mento.
– «Brava, mamma…E mi raccomando: NON pulirti il viso, eh? Voglio vederti ancora per un po’ con tutta la faccia piena di sborra!»
– «Come vuoi tu, Luca», risponde lei compiacente.
– «Bene. Ora…uhm, vediamo…torna sul divano e continua a toccarti. E scopri anche le tette!»

E lei esegue alla lettera mentre io continuo a filmarla. Ansima e si contorce come un’anguilla, sembra indemoniata. A quanto pare lo stato di ipnosi non le impedisce di eccitarsi per davvero. Buono a sapersi.
Va avanti così per una decina di minuti, e nel frattempo a me è tornato duro. Strano; non mi era mai capitato di avere un’erezione così rapida dopo aver sborrato. Credo che la mia iper-eccitazione non sia causata solo dallo spettacolo infernale che ho davanti, ma anche dal fatto che mi sto finalmente prendendo una rivincita sulla mia tormentatrice.

4) RITORNO IN UTERO

La libidine mi dà alla testa, e mi sento pervaso da un proposito osceno. Così mi alzo, avvicino la cappella alla sua fica spalancata e…
– «Adesso ti scopo, mammina…Va bene?»
– «Tutto quello che vuoi, figliolo!»
Le affondo l’uccello e comincio a pomparla. ECCEZIONALE! È calda e bagnata. Per essere una fregna che non vede un cazzo da anni, reagisce a meraviglia.
– «Nessuno ti ha mai fatto godere così, vero? È vero che sei una puttana?»
– «No. Scopi come un ragazzino imbranato e io non sono affatto una puttana.»
Ho sbagliato di nuovo l’approccio. Mi correggo:
– «Di’ che ti piace, di’ che sei una grandissima puttana!»
– «Mi piace come mi scopi e sono una grandissima puttana!»
Oh, così va meglio. (Non sarà sincera…ma in certi momenti il cazzo ha bisogno di un po’ di sana piaggeria, che diamine!)

La scopo con foga per alcuni minuti, poi decido di variare posizione.
– «Adesso girati a pecora, mamma!», le ordino.
Prontamente lei si mette a quattro zampe sul divano, offrendomi una panoramica del suo magnifico culo.
Le infilzo la fica da dietro, e ricomincio a sifonarla di gusto.
Che spreco. Una femmina così arrapante, e lei si nega solo per una sua assurda avversione per il sesso. Merita proprio una bella lezione.
– «Voglio sentirti dire che sei una baldracca schifosa! Una bigotta repressa! Una aguzzina opprimente!»
– «Sono una baldracca…Faccio schifo, sono una…OOOHH!…una bigotta dispotica…»
– «E ora di’ che ti dispiace di avermi rovinato la vita, ed è giusto che io ti punisca per questo!»
– «M-mi dispiace di averti sempre ostacolato, merito tutto quello che mi stai facendo!»
– «Te le faccio pagare tutte, troia, troiona, troiacciaaaAAHH!!!»

Sono ormai sulla soglia dell’orgasmo. La trascino giù dal divano e la faccio mettere in ginocchio di fronte a me.
– «Ora fammi una spagnola, brutta vacca!»
Ma lei rimane immobile con un’espressione interdetta. Ho un brivido freddo: che sia finito all’improvviso l’effetto dell’ipnosi? Sarebbe assai imbarazzante…
– «Ehm…Hai…hai sentito cosa ti ho detto, mamma?», le chiedo preoccupato.
– «Sì…È solo che non so cosa sia una “spagnola“, Luca caro.»
Oh cazzo, ecco perché si era imbambolata…
Sospiro di sollievo e le spiego la mia richiesta, mettendole l’uccello tra le poppe e invitandola a fare su e giù col busto. Lei dimostra di aver capito il funzionamento, e prosegue da sola.
Mi struscia il cazzo sempre più velocemente tra le sue favolose mammelle. In pochi secondi raggiungo un nuovo orgasmo, inondandole il petto di sperma. È una visione celestiale che mi affretto a riprendere col telefonino.

– «Ora leccati la sborra dalle tette, e continua finché non te lo dico io!», le intimo. E lei obbedisce.
Torno sulla poltrona, esausto ma soddisfatto. E mi godo quello spettacolo infernale. Come la cima dell’Everest, una madre ricoperta di sborra è una vista che solo pochi fortunati mortali hanno avuto il privilegio di vedere.

Mentre guardo quel gran pezzo di gnocca che continua a lapparsi lo sperma dai seni, rifletto sulla situazione:
Finché la mamma rimane in questo stato di ipnosi, sarà a mia totale disposizione. Posso prendermi un po’ di rivincite per tutta la merda che mi ha costretto ad ingoiare.
Sarebbe un peccato non sfruttare fino in fondo questa occasione. Il tempo è limitato: l’effetto ipnotico durerà solo fino a che lei non si addormenterà; al suo risveglio tornerà ad essere la donna autoritaria di sempre. Perciò devo tenerla sveglia il più a lungo possibile.
Forse con del caffè? Buona idea, per ora…ma più avanti dovrò darle qualcosa di più stimolante; magari delle anfetamine, oppure della coca…Beh, una cosa per volta; per ora, mentre recupero energie, voglio pensare al prossimo modo di usare la mia cara mammina…

5) UN CESSO DI MAMMA

Vado in cucina a preparare il caffè.
Quando torno con la caraffa, lei è ancora lì a leccarsi la mia sborra dalle tette. Wow. Quindi un ordine le rimane in testa finché non viene rimpiazzato da uno nuovo. Buono a sapersi.

Ad un certo punto si alza e si dirige verso il corridoio.
– «Ehi…Dove stai andando, adesso?»
– «In bagno. Devo fare la pipì…»
Uhm…A quanto pare, quando non le vengono impartiti ordini è ancora in grado di prendere iniziative autonome.
– «No, aspetta…Falla qui dentro!»
Le porgo la caraffa del caffé. Lei ci si accovaccia sopra e la riempie. La raccolgo e ci sputo dentro.
– «Ora…BEVI!», le ordino.
Lei sorseggia. Il suo disgusto è evidente, ma non può sottrarsi dall’obbedire. In breve, tra mugugni e smorfie schifate, finisce di bere quel drink immondo fino all’ultima goccia.
– «Sei una zozzona, mamma, proprio una lurida zozzona!», le dico euforico.
Dio, quanto mi piace umiliarla. Quanto godo a far provare un po’ della sua stessa medicina a questa spocchiosa prepotente, farle sentire come ci si sente ad essere comandati a bacchetta. Ironico, poi, che sia proprio lei ad offrirmi la possibilità di sfogare tutte le voglie sessuali che mi ha sempre represso. Ma il tempo in cui la terrò in mio potere è limitato; devo sfruttarlo al massimo.

Il vederla pisciare ha fatto venire anche a me lo stimolo. Faccio un passo per andare in bagno…poi mi viene un’idea migliore.
Così vado in cucina e prendo un imbuto.
– «Mamma…Mettiti a quattro zampe, devo ficcarti questo nel culo!»
Lei esegue, e io le infilo l’imbuto nel retto. Si inarca per la fastidiosa intrusione, ma non si ribella.
– «Ora stai ferma così, eh?», le dico, mentre tiro fuori il pisello e inizio a pisciare nella conca dell’imbuto. Vedo la mia urina scomparire nel foro. Affascinante. E dall’espressione di mia madre, direi che sembra confusa dalle sensazioni procuratele da quello strano clistere.

Una volta finito di scaricarmi la vescica, estraggo l’imbuto. La rosellina anale palpita; evidentemente quell’immissione di piscio le induce lo stimolo di scaricarsi l’intestino.
– «Tienila dentro, mamma…Voglio vedere il tuo buco del culo che si contrae!», dico, mentre la mia eccitazione risale alla vista di quell’ano che sbuzza in dentro e in fuori, in dentro e in fuori…
Cazzo, però…Che bel culo, la mia mammina. Così invitante…Quasi quasi…

Non ho mai inculato una donna. E quasi sicuramente anche lei non ha mai fatto sesso anale. Potrebbe essere un’esperienza interessante per entrambi.
Così appoggio la cappella al foro e inizio a spingere. L’occhiello non fa una grande resistenza, dato che già aveva il naturale stimolo ad aprirsi per evacuare il clistere. Glielo spingo fino alla radice senza problemi…ma appena inizio a far scorrere il cazzo in quel budello, l’attrito la fa reagire.
– «AHI!…Mi fai male, Luca…»
– «Zitta, troia! Di’…di’ che ti piace, e che lo vuoi dentro tutto!»
– «Mi piace da impazzire, ficcamelo dentro fino in fondo!»
Detto fatto. Inizio a pomparla avanti e indietro, sempre più velocemente, continuando a filmare tutto col telefonino.
Non avevo mai fatto un culo, e devo dire che è una esperienza eccezionale. È strettissimo; si avvolge all’uccello molto più di una figa. In più, sento il cazzo che si immerge nel mio stesso piscio caldo. Una sensazione stranissima ma molto eccitante, perversa.

Ormai non capisco più niente. Il pensiero che sto facendo il culo a mia madre mi manda fuori di testa. In breve sento montarmi dentro un orgasmo bestiale.
Le sborro direttamente nelle budella. Il mio sperma si mischia al piscio già presente. Ma appena estraggo il cazzo, lei inizia a scaricarsi…Oh no, cavolo; trasformerà la stanza in uno schifo invivibile…
La faccio sedere di nuovo sulla caraffa, che si riempie di urina, sperma e materia fecale.
Le faccio bere anche questo? Uhmm…Meglio di no, chi avrebbe più il coraggio di metterle il cazzo in bocca, dopo…
– «Vai a vuotare questa schifezza nel cesso, mamma!», le dico porgendole la caraffa. E lei si dirige in bagno.

Dopo tre orgasmi comincio a sentirmi esaurito, mi sta venendo un gran sonno. Ora vado a farmi un riposino e…
Eh no, non posso: se IO dormo, non posso tenere sveglia LEI! Eh già, questa è una cosa che non avevo calcolato. Devo inventarmi qualcosa.

6) PASSEGGIATA PERVERSA

Un po’ di movimento è quel che ci vuole per tenerci desti entrambi.
Prendo i suoi vestiti e li uso come strofinaccio per pulire le pozze di piscio, poi glieli porgo.
– «Rivestiti, mamma. Adesso facciamo una passeggiata fuori.»
Detto fatto. Lei si riveste e d’istinto fa per ripulirsi il viso.
– «No, ferma…Voglio che tu vada in giro con la faccia piena di sperma!»
Appena usciamo dalla porta di casa, le do un’ultima occhiata. Tra i vestiti inzuppati, il tanfo di piscio e la sborra sul viso, la stronza ha un aspetto davvero ignobile. Sarà una passeggiata interessante.

Le resto indietro una decina di metri, giusto per non farmi vedere assieme a lei. Cammina per strada disinvoltamente, con la sborra che le cola dalla faccia e i vestiti inzuppati di piscio. I passanti che incrocia si volgono stupefatti. Ahahah, se penso a quanto si è impegnata per crearsi una reputazione di signora perbene

Che altro potrei farle fare, per umiliarla? Forse un bel tatuaggio sulle tette, con scritto “Vacca da mungere“…Uhm, meglio di no: non deve restarle nessun segno del modo in cui la sto usando.

Ci penso un po’…e alla fine mi viene un’idea strepitosa.
– «Adesso facciamo un po’ di spesa, mamma», le dico indicandole l’ingresso di un supermercato, «Devi comprare un po’ di birre e tranci di pizza, che stasera voglio fare un festino con un po’ di amici a casa nostra. Sei contenta?»
– «No. Lo sai che non voglio che porti a casa i tuoi amichetti sfaccendati, né che si facciano feste in casa!»
E dagli; ci casco sempre.
– «Di’ che sei contenta, di’ che non vedi l’ora di essere scopata da tutti gli invitati!»
– «Sono contentissima che stasera fai una festa coi tuoi amici, e non vedo l’ora di essere sfondata da loro!»
Oh, così va meglio.

Entriamo nel supermercato, e io continuo a filmarla a distanza mentre si aggira tra le corsie affollate di clienti che la fissano sbigottiti.
Dopo un po’ si presenta alla cassa col carrello della spesa. La commessa la fissa a bocca aperta mentre fa il conto dei prodotti, incapace di dire una parola. Ahahah! Chissà cosa sta pensando, di quella cara signora…

Appena usciamo prendo il mio telefonino e compongo il numero di DARIO.
Dario è il “Fonzie” della scuola, il capobranco, il leader carismatico (in poche parole, quello che rimedia la gnocca anche per tutti gli altri).
Mi ha sempre considerato lo zimbello della compagnia. Questa è la mia occasione di rivalutarmi ai suoi occhi.
Dario e gli altri NON conoscono mia madre. Posso spacciarla per una MILF che mi sono rimorchiato, e farli divertire un po’ con lei. Mi sembra corretto: è colpa sua se sono visto come uno sfigato, quindi è giusto che sia proprio lei lo strumento per riabilitare la mia reputazione.

Dario si sorprende un po’ quando gli dico che voglio fare un festino a casa mia.
– «Sì, sì, ok per la birra…ma a FIGA come è la situazione?», mi chiede al telefono.
– «Tranquillo, ho rimediato una zoccolona che ci basterà per tutti quanti!»
– «Bah, conoscendoti, ci credo poco…Comunque verremo un salto lì, male che vada ci faremo una bevuta.»

È fatta! Adesso devo solo organizzare l’andamento della serata.

7) IN PASTO AL BRANCO

Ho preparato tutto per bene: birra, salatini, musica, e dulcis in fundo…una strafiga bionda di 45 anni.

Dopo che l’ho strapazzata per tutto il giorno mia madre era sfinita, così l’ho imbottita di caffè per tenerla sveglia. Non voglio che il suo stato di ipnosi termini prima che le abbiano dato una bella ripassata tutti quanti (me compreso).
L’ho fatta acconciare coi vestiti più sexy che aveva: reggicalze, guepière di pizzo, reggiseno a balconcino…Ora ha l’aspetto di una vera puttana di lusso.
L’ho anche istruita su come dovrà comportarsi durante il festino. All’inizio se ne rimarrà nascosta in camera; voglio tenere gli invitati in apprensione un po’ di tempo per poi sorprenderli.

Ho piazzato anche una telecamera nascosta per farmi un bel filmato-ricordo della serata. Mi sollazzerò a rivederlo nei prossimi tempi, quando tutto sarà tornato normale.

*****

Puntuale, alle 21.00 si presenta Dario con tre dei suoi fedelissimi.
Sorseggiano un paio di birre, poi cominciano a farsi impazienti riguardo al piatto forte della serata.
– «Deh, Luca, grazie per le birre…ma continuo a pensare che “sul resto” ci stai prendendo in giro. T’avviso che se qui non si scopa, noi ce ne andiamo.»
Raccolgo la sua sfida a testa alta e mi affaccio nella camera a fianco.
– «Adesso puoi venire qui con noi, ma…ehm, Maria!»

E subito dopo la mamma fa il suo ingresso in salotto, ancheggiando sinuosa. Gli invitati strabuzzano gli occhi, ammirati.
– «Urca!», commenta Dario, «Dove l’hai rimediata una milfona del genere, Luca?»
– «Che devo dirti…Anche se non sembra, ho le mie doti nascoste», dico impettito…E subito dopo, la mamma mi si avvinghia come una gatta in calore, strusciandomi una mano sul pacco.
– «A me piace farmi sbattere dai giovani, e Luca è uno stallone formidabile…instancabile…Un vero toro da monta!»
Ovviamente ero stato io ad ordinarle di tessere le mie lodi come amatore…ma Dario questo non può saperlo, e mi fissa sorpreso.

– «Ok, amici…Datevi pure da fare, per stasera questa gran troia è tutta vostra!»
– «Vuoi dire che tu non partecipi, Luca?», mi chiede Dario.
– «Per ora no, mi ha spompato tutto il giorno…Le darò una botta dopo che avrete finito voi. Ah, un’ultima cosa: a lei piace essere insultata mentre la si scopa…Vero, Maria? Diglielo!»
– «Proprio così: mentre mi sbattete in ogni buco, dite pure le peggiori porcate che vi vengono in mente!», fa eco lei. (Inutile dire che era proprio la frase che l’avevo istruita a pronunciare.)
– «Beh, stando così le cose…Che aspettiamo?», dice Dario ammiccando ai suoi compagni.

La circondano e cominciano a palparla dappertutto, sempre più eccitati.
Notoriamente, Dario e i suoi sono delle bestie, con le donne. Animali da monta, selvaggi e brutali. Ho scelto loro proprio per questo motivo; voglio vedere la mia cara mammina che viene strapazzata nei modi più rudi possibili.
In breve estraggono gli uccelli e glieli sbattono davanti al naso. Lei non si fa pregare ed inizia a spompinarli, in accordo con gli ordini che le avevo impartito.
È sicuramente la prima volta che mia madre ha a che fare con dei cazzi multipli, ma il suo stato di ipnosi la priva di qualunque forma di inibizione.

In poco tempo si passa al sesso duro. Uno la scopa da sotto, mentre Dario da dietro le appoggia il cazzo all’ingresso del culo e la sfonda senza tanti complimenti.
La sua prima doppia penetrazione! Che in breve diventa tripla e quadrupla, con gli uccelli degli ultimi due che le riempiono la bocca insieme.
Devo ammettere che vedere quella stronza di mia madre che viene sfondata da quel branco di selvaggi mi esalta da morire. Anche per le ingiurie che le rivolgono:
– «Vacca! Maiala schifosa! Ti piace farti sfondare tutti i buchi assieme, eh?»
– «Ti facciamo uscire le budella dalla bocca, luridissima puttana!»
– «Succhia, succhia, troiona…Non sei altro che un secchio di sborra!»
Dalla foga che ci mettono, non c’è dubbio che il mio “omaggio” sia di gradimento a Dario e i suoi, e me ne compiaccio: adesso acquisterò il loro rispetto.
E anche mia madre, nonostante il suo stato di ipnosi, sembra che se la stia godendo alla stragrande. Peccato solo che di tutto questo piacere domani non si ricorderà più nulla; magari le sarebbe servito per diventare un po’ più tollerante verso le questioni di sesso, ma pazienza; mi accontento di farle dare una bella sgorgata alle tubature.

Dario è il primo a venire. Le riempe gli intestini di sborra, poi si tira in disparte. (Di sfuggita, vedo che si mette a digitare qualcosa sul suo telefonino…ma al momento non ci faccio troppo caso.)
Gli altri vanno avanti a fottere la mammona. Uno dopo l’altro la riempono di sborra: chi nel culo, chi nella fica, chi in faccia…e alla fine tutti quanti si ritraggono, esausti e soddisfatti.
Insomma, la serata è riuscita alla grande. Io sono doppiamente soddisfatto: ho guadagnato la stima del gruppo e ho fatto dare una bella lezione alla mia mammona. Adesso appena gli ospiti se ne vanno posso darle un’ultima botta anch’io, e poi potrò considerare chiusa la serata.

8) L’ORGIA DEGENERA

All’improvviso suona il campanello. Chi può essere? Non attendo più nessuno…
Vado ad aprire…e mi trovo davanti tre giovani mai visti prima. E chi diavolo sono, questi?
– «Ehilà, ciao…Ci ha chiamati Dario pochi minuti fa, ha detto che qui c’è una gran troia che scopa con tutti!»
Cazzo, questa non me l’aspettavo. Mica posso mandarli via, se voglio fare una buona impressione con Dario.
– «Ehm…Sì, entrate pure…però devo avvisarvi che la “gran troia” ha finito il servizio; dovrete accontentarvi di un paio di birre…»
– «E non fare tante storie, Luca!», interviene Dario, «La tua amica ne ha per tutti…EHI, BALDRACCA, È VERO CHE NE VUOI ANCORA?»
– «Ma certo», risponde la mamma in accordo con le mie precedenti istruzioni, «Fatevi pure sotto, ragazzi, e andateci giù pesante!»

Accidenti a me che l’avevo istruita a non negarsi a nessuno! Adesso la situazione si complica.
Secondo le mie intenzioni, il gruppo di Dario avrebbe dovuto dare una ripassata alla mamma e andarsene dopo una mezz’oretta…ma ora le cose hanno preso una piega ben diversa.
E infatti il primo gruppo non sembra avere la minima intenzione di andarsene. Pare che voglia lasciare campo libero alla seconda ondata mentre riprendono fiato, per poi subentrare di nuovo. La faccenda rischia di andare MOLTO per le lunghe.

Intanto i nuovi arrivati hanno già preso confidenza con la mammona. La palpeggiano e le porgono i cazzi da succhiare. E lei accoglie diligentemente tutto ciò che le viene offerto.
Insomma, nel giro di 5 minuti la mamma si ritrova di nuovo con tutti i buchi farciti.
Segue una nuova scarica di sborrate, poi mentre si tirano in disparte per riprendersi, come temevo il gruppo di Dario si rifà di nuovo sotto per il secondo giro turistico nelle interiora di mia madre.
Io comincio ad andare in agitazione; di questo passo, il “breve festino” rischia di andare avanti fino all’alba.

E suona di nuovo il campanello. OH NO, non ditemi che…
Ri-vado ad aprire. Minchia! Questa volta sono due negroni grandi & grossi.
– «È qui che c’è puttana bianca da scopare?»
Eh no, adesso si comincia proprio ad esagerare! Devo mettere un freno a questo viavai.
– «Uh…Aspettate un momento, fratelli, forse è meglio che ne discutiamo un attimo…»
Ma non riesco ad aggiungere altro, poiché da dietro di me Dario gli fa cenno di entrare. Il primo negrone mi scosta di lato come se fossi un moscerino fastidioso, e va a battere il “5” con Dario.
– «Ben arrivato, Abdul!», gli dice con fare molto confidenziale, «C’è un buco che sembra fatto apposta per tua mega-trivella!»
– «Io portato anche mio amico Ahmed; no problema?»
– «Macché problema, abbiamo qui una troia che basta per un esercito…Provare per credere!», gli risponde Dario senza neanche chiedermi un parere. Ormai si è auto-proclamato gestore del festino, prevaricando il mio ruolo di padrone di casa. La situazione mi sta proprio sfuggendo di mano.

Il branco si fa da parte e lasciano campo libero ai due nuovi arrivati. I quali non si fanno problemi a sfoderare subito i loro uccelli di fronte alla mia mamma.
Gli occhi mi schizzano fuori dalle orbite: hanno dei cazzi che sono come il mio avambraccio!
Anche mia madre fa una faccia incredula. Probabilmente in condizioni normali non avrebbe mai accettato di prendere in corpo arnesi di quel calibro…ma nello stato di ipnosi in cui si trova, non può rifiutarsi di seguire le istruzioni che le avevo dato.

Il primo negrone le spinge il bigolo in bocca. Quasi le si sloga la mascella, ma riesce a prenderlo tutto.
Il secondo si sdraia sul divano e se la trascina sopra senza tanti complimenti.
L’altro le si piazza dietro e le punta il suo attrezzo dritto tra le chiappe. Osservo incredulo quel batacchio spaventoso che allarga a dismisura l’ano di mia madre.

– «OOOAAHIA!!…Cazzo, quant’è grosso…Dai, spingi, lo voglio tutto dentro…»
Gli altri assistono incitando i due colossi d’ebano. Nessuno sembra curarsi delle smorfie di dolore della donna.
Io comincio a preoccuparmi per la piega che sta prendendo la serata. È vero che intendevo dare una bella lezione alla mamma, ma questi me la rovinano!
Provo ad intervenire:
– «Ehi, ehi, fermi…Non vedete che le state facendo male?»
– «E non rompere i coglioni, Luca!», mi dice Dario trattenendomi, «Sarà ben capace lei di dirlo, se non le va bene, no?»
E come faccio a spiegargli che avevo dato a mia madre l’ordine di NON opporsi a qualunque trattamento l’avessero sottoposta gli ospiti?
Infatti lei ha le lacrime agli occhi e fa smorfie orrende per il dolore, ma non può fare a meno di incitarli ad andare avanti:
– «AHOOOOHH!…Q-quanto mi piace…AHIO!…A-ancora, continuate…»
– «La senti come gode? Allora stattene buono e lasciaci divertire!», replica Dario prima di rituffarsi anche lui nella mischia a cazzo teso.

Dario mi ha praticamente spodestato; ora è LUI a fare le veci del padrone di casa e a gestire l’andamento della serata. In questo momento mi assale la netta sensazione che qualcosa NON va in quello che sto facendo: in sostanza, ho solo sostituito una figura dominante con un’altra figura dominante. Se non è mia madre è Dario, ma io rimango sempre lo stesso stronzo remissivo che si fa mettere i piedi in testa da qualcun altro.
Improvvisamente provo rimorso per la situazione in cui ho messo mia madre. Un conto è prendersi una rivincita verso un genitore oppressivo, ma tutto questo sta andando BEN OLTRE le mie intenzioni.
Dovrei fare qualcosa per fermare questo scempio, ma non me la sento di contrariare Dario proprio adesso che ho guadagnato un po’ di considerazione ai suoi occhi. Non mi resta che sperare che ‘sti animali finiscano in fretta.

Intanto il negrone che la stava sodomizzando se ne viene con un rumoroso grugnito. Quando le sfila il cazzo dal culo, rimango incredulo per quanto l’ha allargato. Non è più un culo, è una galleria di carne.
– «Adesso tu no problema a prendere cazzo in culo anche da elefante, puttana bianca!», commenta il bestione…e tutti giù a ridere come scemi, senza accorgersi delle smorfie di sofferenza della poveretta.

E la staffetta riparte. Gli invitati si danno il cambio a rotazione: alcuni scopano, poi riprendono fiato, e dopo un po’ subentrano di nuovo. E avanti così, a ciclo continuo.
E dato che mia madre non si oppone a niente, sfogano su di lei tutti i loro istinti più bestiali: le praticano dei fisting, la schiaffeggiano, le sputano in bocca, le pisciano addosso…Non si rendono conto che l’allegra scopata è ormai diventata uno stupro collettivo, poiché lei continua a ripetere “Mi piace, maltrattatemi ancora“…ma solo perché le avevo ordinato IO di dire così! In realtà lei a questo punto non ne può più, e glielo leggo negli occhi.

Non ce la faccio ad assistere oltre. Mi ritiro in cucina, cercando qualcosa da bere.
La porta è chiusa, ma dall’altra stanza mi giungono lo stesso le false grida di godimento di mia madre. E in questo momento sono sinceramente pentito per ciò che l’ho costretta a subire. Mi sono lasciato trasportare dal mio desiderio di rivalsa e sono andato troppo oltre. Volevo dare una lezione a quella stronza, ma mi sono rivelato più stronzo di lei.

9) FINE DELLA PACCHIA

I miei pensieri sono interrotti dall’arrivo di Dario, che fa capolino in cucina.
– «Ohe’, Luca…Guarda che la tua amica è collassata sul divano!»
Mi scuoto di colpo.
– «Come “collassata“?! Ma cosa le avete fatto?!»
– «E che ne so; le stavamo facendo il terzo giro dentro, quando lei è svenuta all’improvviso…e non c’è verso di svegliarla.»

Mi precipito in salotto. La mamma è lì, distesa inerte sul divano, affogata in un lago di sperma, mentre i presenti si stanno rivestendo.
Avrei dovuto prevederlo: lei era già stanchissima ancor prima dell’inizio della festa, e quest’ultimo tour-de-force l’ha sfiancata definitivamente. Merda. E così addio al suo stato di ipnosi.
Dario non se ne cura, sembra solo interessato a gestire il suo codazzo di amici.
– «Beh, gente, a questo punto è inutile rimanere ancora qui…Forza, leviamo le tende!»
Poi si rivolge a me con un fare da amicone:
– «Bella serata, Luca, devo ammettere che mi hai sorpreso: ti credevo uno sfigatello, invece hai dimostrato di essere un figo!»
Figo“, dice lui. Ma vaffanculo. Ho fatto massacrare la mia stessa madre solo per ottenere l’ammirazione di questo stronzo? Sono un verme, altro che “figo”.

In breve gli ospiti se ne vanno e me ne rimango da solo, contemplando lo stato della casa.
Che macello! Tra chiazze di sborra, bottiglie fracassate e pozzanghere di piscio, sembra che qui dentro sia passata una mandria di bisonti.
La mia intenzione era di far riassettare tutto a mia madre mentre era ancora sotto ipnosi, ma adesso che lei è crollata toccherà a ME ripulire tutto questo casino. E devo pure farlo in fretta, prima che lei si risvegli. Mi toccherà lavorare fino all’alba, anche se casco dal sonno. Merda.
Così maledico la mia idea di fare un orgia-party e inizio a darmi da fare.

Le ore successive trascorrono tra disinfettanti, strofinacci e bestemmie, ma alla fine riesco a dare al salotto un aspetto decente.
Mi sto complimentando da solo per il lavoro ben fatto…quando la vista di mia madre stravaccata sul divano mi ricorda di non aver ancora affrontato il problema più grosso: RIPULIRE LEI!
Se si risveglia e si trova addosso ematomi o tracce di sperma, comincerà inevitabilmente a sospettare qualcosa.
Mi faccio coraggio e la rigiro. Cristo, com’è ridotta! Quegli stronzi l’hanno proprio devastata. Le cola sperma da ogni buco, persino dal naso e dalle orecchie. Per non parlare dei lividi; quelli saranno la parte più difficile da mascherare.
Se fosse ancora cosciente potrei ordinarle di sistemarsi un po’ da sola…ma così tocca fare tutto a me.
Ok, forza e coraggio; non c’è modo di evitarlo.

Dopo un lavoro infinito con salviette e pomate, riesco a ridare alla mia mammona un aspetto più o meno umano. Dopo di che, le infilo il pigiama e la trascino sul suo letto.
Mentre le rimbocco le coperte, ha un barlume di dormiveglia:
– «Mmmh…Luca…Che è successo ieri? Ricordo solo che siamo stati allo spettacolo di quell’ipnotista, e poi…Boh, buio completo…»
– «Niente, mamma…Sei solo un po’ stanca. Buonanotte.»
Bene, pare che non si ricordi proprio nulla di ciò che le è successo durante lo stato di ipnosi. Con un po’ di fortuna al suo risveglio sarà confusa, magari un po’ indolenzita, ma non dovrebbe sospettare nulla di compromettente.

Ok, anche questa è fatta. Che altro rimane?…Ah sì, la VIDEOCAMERA. Me ne ero completamente scordato: stava ancora filmando pure mentre riassettavo il disastro.

È ormai mattina. Crollo dal sonno, eppure mi piglia il trip di vedere come sono venute le riprese. Così trasferisco il contenuto di videocamera & telefonino sul mio portatile, e faccio partire il filmato.
È venuto bene, direi. C’è tutto fin dal principio: il momento in cui mia madre viene messa sotto ipnosi, la sua masturbazione iniziale, le nostra scopate, la passeggiata, l’orgia finale…
E mentre le immagini scorrono, mi sento crescere dentro una strana libidine. Ok, è tutta roba che ho vissuto in prima persona…ma rivederla in video me ne dà una sensazione del tutto NUOVA, come se replicassi lo stato di eccitazione in cui mi trovavo durante le riprese.
Così tiro fuori l’uccello e inizio a segarmi. E quando si arriva alle scene di mia madre che viene sfondata da quell’orda di selvaggi, raggiungo un ultimo orgasmo che mi prosciuga delle forze residue. E paf; mi addormento lì dove sono, sul divano del soggiorno.

10) LA FRITTATA È SERVITA

Qualche ora dopo mi risveglio in stato di confusione.
Sono mezzo rincoglionito, fatico a mettere a fuoco la situazione intorno a me.
Ho il pisello ancora in mano e i residui dell’ultima sborrata sul palmo. Con la coda dell’occhio percepisco una figura indistinta di lato. Volto la testa e…
Cristo…C’è mia madre seduta di fianco a me! E tiene lo sguardo fisso in avanti, guardando…che cosa?
Giro la testa in avanti anch’io, e rabbrividisco: sul monitor del mio portatile stanno ancora scorrendo le immagini dei filmati realizzati ieri.

Porc…MI ERO ADDORMENTATO SENZA SPEGNERE IL PC!! E il video era programmato per ricaricarsi in loop, testimoniando impietosamente tutti i modi in cui ho abusato di lei mentre era ipnotizzata.

Non ho il coraggio di girarmi verso mia madre. Tengo gli occhi bassi, rosso come un pomodoro, sperando che lei prenda l’iniziativa di dire o fare qualcosa. Ma per alcuni minuti si limita solo a guardare le scene sullo schermo. Il mio imbarazzo è insostenibile, vorrei sprofondare.

– «È così, dunque», dice infine con tono calmo, senza neppure guardarmi.
Dovrei dirle qualcosa, ma non mi viene in mente nulla. Del resto il mio silenzio è già una risposta.
D’un tratto si alza ed esce dalla stanza. Qualche minuto dopo sento la porta di casa che si apre e si richiude. Chissà dove è andata? Ma non importa; me ne rimango lì sul divano abbacchiato e in lacrime, incapace di fare nulla. E a riflettere su quanto sono stato imbecille. Cristo. Era andato tutto bene, ma lei non avrebbe mai dovuto scoprire NULLA. Invece le ho servito la frittata per una banale distrazione. Che idiota. Idiota, idiota, idiota!

E adesso cosa succederà? Di certo lei non prenderà bene questo affronto. Mi aspetta un ulteriore giro di vite alla mia già opprimente esistenza. Mi sono fottuto con le mie stesse mani.

11) RESA DEI CONTI

A un certo punto sento che rientra. Non ha senso lasciare che sia lei a prendere l’iniziativa di affrontare la questione, così prendo il coraggio a due mani e le vado incontro. E succeda quel che deve succedere.

Le parlo tenendo gli occhi bassi.
– «M-mamma, senti…Mi dispiace per ieri, non so cosa mi sia preso…Ho già cancellato il video, per me non è mai successo niente, niente, credimi…»
Lei mi alza il mento con un dito, obbligandomi a guardarla negli occhi. Stranamente non sembra arrabbiata.
– «Non preoccuparti, Luca. In fondo, mi hai dato qualcosa su cui riflettere. Forse sono stata una madre un po’ troppo rigida, ci penserò…ma ora tu devi fare qualcosa per me.»
– «Tutto quello che vuoi, mamma. Davvero, qualsiasi cosa!», rispondo col tono più accondiscendente che mi è possibile.
– «Bene. Allora vieni di là in salotto. C’è una persona che devi vedere.»

Sembra averla presa abbastanza bene. Mi fa piacere.
La seguo in salotto, dove c’è un tizio che riconosco immediatamente: è l’ipnotista di ieri!
– «Ti ricordi del signor Raimondi, vero, Luca?»
E mi ricordo sì…anche se mi sfugge il senso della sua presenza qui in questo momento.
– «Bene…L’ho invitato con un preciso compito: metterti nello stesso stato di ipnosi in cui tu hai messo ME.»
D’improvviso comprendo il suo proposito, e l’idea mi spaventa.
– «C-cosa hai intenzione di farmi fare, mamma?»
Mi sfiora la guancia con strana tenerezza.
– «Lo scoprirai DOMANI, al tuo risveglio. Per ora l’unica cosa che devi sapere è che OGGI avrò un’intera giornata a mia disposizione per farti fare tutto quello che voglio, esattamente come ieri è stato per te. È giusto, no?»

Sì, è giusto. È l’unico modo per andare in pari e riconciliare il nostro rapporto.
Così accetto di farmi mettere in stato di ipnosi, e sia quel che sia.
Il signor Raimondi inizia la procedura, mentre mia madre osserva il tutto con un’espressione indecifrabile. Sento già una specie di nebbia che mi avvolge il cervello. Suppongo che la mia prossima memoria cosciente sarà di risvegliarmi nel mio letto domani mattina. Non so cosa mi farà fare mia madre…ma a giudicare dal suo sorrisetto malizioso, non è detto che saranno tutte cose spiacevoli.

Autore: Seinove

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *