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Mistress Andrya

Di lei sapevo ben poco, a parte che le ‘rose’ da portarle non erano certo poche, ma chiunque fosse stato con Mistress Andrya non faceva che parlarne molto bene, descrivendola come il giusto mix fra sadismo e cervello.
Finalmente un giorno mi decisi a chiamarla, dopo aver avuto il suo numero da un amico slave come me, il quale era stato fra i suoi primi clienti. Lei si ricordò subito del mio amico, chiedendomi subito dopo le mie esperienze e ciò che desideravo, rimanendo però sempre sul vago, senza mai far cenno a regali né tanto meno a denaro.
Fissammo quindi l’appuntamento per il nostro primo incontro di lì a breve, al quale mi preparai con cura maniacale. Infatti, non solo mi feci una lunga doccia prima di andare da lei, ma mi praticai anche due lunghi clisteri purificatori, in modo d’esser il più ‘pulito’ possibile.
Una volta davanti alla sua porta ebbi la prima sorpresa, una busta col mio nome scritto sopra pendeva vicino al campanello. Dentro c’erano una piccola maschera di pelle nera e un biglietto, nel quale mi si ordinava d’entrare da lei solo dopo che mi fossi completamente spogliato e indossato la maschera. Mi denudai il più in fretta possibile, mettendomi poi con un certo sollievo la mascherina, in pratica una bandana con due fori per gli occhi.
Non appena ebbi finito, si aprì la porta, e un’elegante quanto sconvolta donna quasi mi spinse via per uscire.
“Ti chiamerà lei quando sarà pronta.” mi disse prima di correre giù per le scale.
Entrai velocemente chiudendo subito la porta dietro di me e, non sapendo poi cosa fare, m’inginocchiai in attesa della mia futura Padrona.
Lei si fece attendere pochi minuti, entrando nel quel piccolo ingresso con una maestosità che mi lasciò senza fiato. Definirla bellissima è a dir poco riduttivo, forse era l’insieme dei particolari a renderla stupenda. I biondi capelli erano in parte coperti da un cilindro vecchio stile, mentre un leggero top verde lasciava ben capire le dimensioni importanti del seno. La lunga gonna velata copriva a malapena perizoma e stivali di pelle lucida, capi sui quali già sognavo di poter passare la lingua.
“Vedo che sai come aspettare la tua Padrona.” mi disse passandomi il frustino sul collo “Il tuo amico Francesco mi ha parlato a lungo di te e di come godi nell’umiliazione più completa.”
Così sapeva tutto di me !
Non feci in tempo a pensare cosa dire, che fu come se lei leggesse nel mio cervello.
“Quelli come te non desiderano solo essere inculati, vogliono essere anche puniti per il loro essere sodomiti, il non saper essere uomo quando sono con una donna. Io ti sfonderò il culo, e sia prima sia durante o dopo, ti darò dolore e umiliazioni, tanto forti che quando uscirai da qui sarai per sempre mio schiavo.”
“Come desidera la mia padrona.” dissi senza molta convinzione.
Andrya mi mise un piccolo collare, e dopo averci agganciato un guinzaglio, mi portò facendo camminare a quattro zampe, sino alla sua camera.
“Ungiti il culo da solo.” mi ordinò dopo aver preso un flacone di lubrificante che buttò davanti a me. “Intanto dimmi, t’è piaciuto farti inculare dopo aver visto la tua donna scopare con un uomo ?”
Così quel bastardo di Francesco, le aveva raccontato anche della mia esperienza come cuckold con Denise ! La donna che dopo avermi umiliato per le mie scarse prestazioni, mi aveva costretto a guardarla con un vero maschio, facendomi sverginare da lui alla fine del loro rapporto, e facendo così uscire del tutto il mio lato omosessuale che avevo sempre tenuto nascosto anche a me stesso.
“Si Padrona, ho goduto moltissimo nell’essere usato come una puttana da quell’uomo. E’ anche vero però che non mi piace andare con gli uomini, o almeno se siamo solo in due, non so se riesco a spiegarmi bene…”
“Certo che ci riesci ! Sei il classico frocio che non vuole ammetterlo a se stesso, e cerca una ‘scusa’ per soddisfare le sue voglie da puttana. Su fammi vedere come t’infili un paio di dita nel culo troia !”
Preso dalla crescente eccitazione, obbedii immediatamente, facendo finire nel mio buchetto ben tre dita sotto i continui insulti della Mistress. Ovviamente mi s’ingrossò anche il pene, ma lei si chinò un attimo per strizzarmi i testicoli, impedendomi così d’avere un’erezione duratura.
“Ora basta divertirsi ! Siediti davanti al mio trono.”
Mi ritrovai su un piccolo sgabello davanti a Andrya che si era accomodata su una grossa poltrona. Lei poggio un suo stivale sul mio petto, e senza che ci fosse bisogno di alcun ordine, iniziai a leccare la punta della calzatura. Con grande gioia scoprii che era ben pulito, fantasticando con la mente mentre ne leccavo la punta e il tacco.
“Sei bravo a usare la bocca.” mi disse con un certo disprezzo “Per me ti piace più fare pompini che avere il cazzo nella bocca di qualcuna non è vero ?”
“Non saprei Padrona…” risposi imbarazzato “Davvero non ci ho mai pensato.”
“Non mentire !” mi urlò contro spingendomi la punta dello stivale in bocca “Sei una troia, e le troie fanno pompini ! In ginocchio col culo all’aria, adesso !”
Vedendola così arrabbiata non fiatai neanche, ma mi sistemai nella nuova posizione, aspettando con una certa apprensione la sua mossa. Senza alcuna delicatezza, Andrya spinse la punta del suo stivale nel mio buchetto, girandocela dentro più volte, sino ad allargarmi per bene l’orifizio anale. La mia erezione tornò prepotente, ma la Signora non poteva certamente tollerare la vista del mio pene duro. Così mi fece alzare per sistemarmi un anello elastico che mi strinse cazzo e palle, per poi spingermi di nuovo a terra, questa volta supino.
Lei mi camminò con leggiadria sulle natiche e sulla schiena, facendomi però ben sentire i tuoi tacchi a spillo.
“Scommetto che non vedi l’ora in cui ti sfonderò il culo, togliendoti del tutto ogni traccia del tuo finto essere maschio.” mi disse dopo essersi seduta sulle mie spalle e iniziato a frustarmi piano il sedere “Quelli come te dovrebbero solo travestirsi da donna e andare a battere sui viali, sperando che chi li scopi abbia un bel cazzo. Forse potresti aspettare nei cessi della stazione qualche ragazzo che si voglia svuotare i coglioni con te, o sposarti un puttanone che ti usi come schiavetto, tradendoti a ogni occasione.”
Andrya stava elencando tutti i miei desideri più nascosti, forse sapendo che mi mancava il coraggio per metterli in pratica, dimenticandosi però il mio sogno più grande, quello d’esser violentato da un gruppo di neri superdotati.
Quando mi spinse contro un tavolo crebbi fosse giunto il fatidico momento, invece lei mi strinse le palle con una mano mentre mi frustava le chiappe con forza.
I miei gemiti di dolore si alzarono sempre più alti, ma sembrava quasi che la mia Signora fosse sorda al dolore che provavo, anzi ebbi l’impressione che mi battesse con forza sempre crescente. Solo quando ebbi il fondoschiena ben segnato dai suoi colpi, Andrya smise di frustarmi, ma ebbi giusto il tempo di respirare, prima di trovarmi in ginocchio davanti a lei.
“Sai cosa fare non è vero puttana ?” mi disse dopo aver fatto cadere la gonna per terra.
Senza perdere un solo istante le sfilai il perizoma liberandole così il suo bel cazzo, almeno venti centimetri di splendida carne, pronta solo a essere usata.
Perchè ormai stanco delle ‘solite’ Mistress, capaci solo di punire e umiliare, volevo di più, una dominante trans che mi sapesse far sentire troia non solo durante la penetrazione, ma in maniera totale, usando un vero cazzo e non un banale strap-on.
Presi a succhiarle il pene con foga animalesca, non solo per onorarlo come si deve a una mazza del genere, ma soprattutto perchè lo desideravo con tutto me stesso. Andrya all’inizio fu forse stupita dalla mia abilità, ma ben presto riprese in mano la situazione, cominciando a scoparmi in bocca con violenza.
“Certo che sei proprio un frocio con i baffi !” mi disse spingendomi sino in gola il suo randello, mentre riprese a frustarmi sul culo “Una sera ti porterò in un locale dove potrai succhiare tutti i cazzi che vuoi prima che questi ti stuprino il culo.”
“Non desidero altro che essere il tuo servo, pronto a tutto pur di soddisfare la sua Signora.”
“Sdraiati !” mi ordinò repentinamente “Voglio sentire la tua lingua nel culo.”
Come al solito non feci quasi in tempo a sistemarmi come voleva lei, che prese posizione sopra di me, mettendomi il suo splendido sedere sul volto. Le leccai il forellino con devozione, nonostante non fossi certo comodo, sentendo il suo pene strusciarmi sul mento. Quando si abbassò sul mio pene non m’aspettavo certamente che lo coccolasse, e invece lo accarezzò a lungo prima di baciarne la punta. Fu un attimo di dolcezza prima di un piccolo inferno, Andrya infatti scivolò in avanti quel tanto che bastava per ficcarmi il pene in bocca, per poi prendere a frustate il mio, duro come poche altre volte era capitato. Quel dolore non fece altro che eccitarmi oltremodo, sino a spingermi a supplicarla di prendermi come meglio credesse.
“Mettiti a pecora, allargati il culo e leggi questo.” mi disse buttandomi un biglietto vicino al viso.
Mi misi carponi dopo aver sistemato il biglietto davanti a me, che lessi dopo aver portato le mani sul culo per tenere le chiappe ben larghe.
“Chiedo alla mia Signora e Padrona di rompermi il culo.” lessi ad alta voce “Non sono che una lurida troia vogliosa di cazzo e bisognosa di esser picchiata e inculata da chiunque ne abbia desiderio, sperando solo di poter far godere chi abusa di me.”
“Leggilo di nuovo, più forte !” mi ordinò dandomi un sonoro calcio proprio all’altezza del mio ano.
Obbedii quasi urlando quella frase oscena, per poi diventare finalmente suo.
Il suo membro entrò in me come un fulmine, facendomi urlare di un misto di dolore e piacere mai provato. Ebbi a lungo la sensazione di venire a ogni suo affondo, accompagnato sempre da schiaffi e insulti, ma non ebbi alcun orgasmo, pur godendo in continuazione.
Andrya si fermava solo per farmi sodomizzare da solo con un grosso vibratore che poggiava per terra, mentre le succhiavo la nerchia. Muovendosi in quella maniera, lei divenne instancabile, arrivando a fottermi per non so quanto tempo senza fermarsi mai, facendomi bruciare i muscoli anali per il loro eccessivo utilizzo. Ma mai avrei potuto e voluto chiederle di fermarsi, tanto era il piacere che mi faceva provare, dopo avermi ridotto ad uno squallido oggetto sessuale fra le sue mani.
Anche quando mi faceva masturbare il culo da solo, mi bastava poter aver il suo gran cazzo in bocca per godere, nonostante spesso lei mi tappasse il naso con le dita, ed io le ricoprivo lo scettro con la saliva.
Quando alla fine Andrya ebbe l’orgasmo, me lo schizzo in faccia come nuovo segno di disprezzo, lasciando che io leccassi quel che mi ritrovai fra le labbra, come se fosse il più prezioso dei nettari.
“Visto che sei stato bravo meriti un premio, quindi sdraiati sul letto.” mi disse mostrandomi tutta la sua comprensione e bontà.
Quella trans, che sino a pochi minuti era stata un’inflessibile dominante, mi tolse l’anello elastico alla base dei genitali, per poi masturbarmi dolcemente cazzo e culo, facendomi venire in pochissimo tempo.
Dopo essersi pulita la mano sporca del mio seme sul mio volto, Andrya mi fece andare a lavarmi mentre lei si fermò a sistemare la sua camera.
A quel punto non mi rimase che rivestirmi e pagare la professionista, certamente non era a buon mercato, ma era pur vero che era la migliore che avessi mai incontrato.
“Hai il numero, e so che tornerai.” mi disse poco prima di congedarmi vicino alla porta.
“Lo so anch’io, solo non so quando.”
“Quando ti sentirai pronto o avrò bisogno di uno schiavo per un’orgia, sai non è facile trovare uno come te, sei davvero una puttana come poche.” concluse lei ridacchiando.
“Speriamo allora di rivederci presto.” le risposi allontanandomi, e già sognando un altro incontro col mio nuovo sogno della vita.

Autore: Serena

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