Raccolta di racconti erotici per adulti e storie porno vere in italiano da leggere online scritte da varie autrici e autori

Lucia

Come tutti ho partecipato ai festeggiamenti per la promozione della squadra della nostra piccola
città, anche se non ne sono mai stata una tifosa. Ma quel giorno c’era così tanta gioia nelle strade
che era impossibile rimanere in casa a studiare, nonostante l’ennesimo esame fosse vicino, e le mie
paure ai massimi livelli.
seguirono alcuni mesi in cui tutti erano diventati degli esperti di una cosa chiamata calcio-mercato,
mentre io continuavo a studiare nonostante il gran caldo.
Poi un giorno arrivò lui.
Dire che sia bellissimo è riduttivo, per me è l’incarnazione della perfezione in ogni sua voce.
Lucio arrivò in prestito da una grossa squadra che voleva fargli fare esperienza nelle serie minori,
così mi ritrovai vicino al mio piccolo appartamento, che i miei aveva affittato per non farmi fare ore
di corriera tutti i giorni, quello che doveva essere il ‘di più’ alla nostra squadra.
Ogni volta che lo vedevo il cuore andava fuori giri, ricordo ancora la prima volta che mi salutò ed io
diventai rossa come un peperone, riuscendo a malapena a rispondergli con un semplice ciao.
Dentro di me sapevo di non avere nessuna possibilità d’avvicinarlo in maniera ‘seria’, lui
perennemente circondato da belle ragazze che sbavavano ai suoi piedi, ed io timida e impacciata
studentessa di medicina, a cui i buoni dicevano carina, e la cui autostima rasentava il pavimento.
Così Lucio divenne una presenza costante dei miei sogni erotici, dove mi concedevo ad ogni tipo di
rapporto, dal più romantico, con tanto di cavallo bianco, al più irruento con lui in versione Easy
Rider.
Poi il sogno divenne realtà.
Accadde tutto un sabato sera in cui fui trascinata fuori da due amiche, Patrizia e Adele, stanche di
vedermi segregata in casa a studiare. Il programma era semplice, aperitivo, pizza e discoteca. Le
due amiche mi costrinsero anche a vestirmi in modo per me troppo provante, ma cedetti ed indossai
un abito verde molto corto e dei sandali con un bel tacco. Fui anche costretta a subire una lunga
sessione di trucco, io che mi limitavo ad un po’ di rossetto dal colore molto tenue, ma alla fine
dovetti ammettere a me stessa che sembravo un’altra persona, decisamente più gradevole.
Con la vecchia 600 di Adele andammo a prendere l’aperitivo e li lo vidi, bellissimo come sempre,
in compagnia di un altro ragazzo, intento a bere un drink parlando a bassa voce. Quando mi vide mi
fece un piccolo gesto della mano accompagnato ad un gran sorriso, ed a me quasi cedettero le
gambe, ma riuscii a dirgli un “Ciao”, per poi esser messa sotto torchio dalle mie amiche, che vollero
sapere tutto di Lucio.
“Ma perché non te lo scopi ?” mi chiese alla fine Patrizia.
“Forse perché una come me non se la fila. Dai siamo sincere ha la fila di ragazze dietro, e sono tutte
meglio di me.”
“Così tu mi muori vergine !” disse allora Patrizia ridendo “Per te se sono belli non ti guardano, i
brutti non li vuoi, e magari su questo hai anche ragione, ma insomma una via di mezzo mai !”
Vidi Lucio andare via mentre noi ridevamo, finimmo quindi i nostri aperitivi per recarci poi in
pizzeria, dove ovviamente parlammo solo di sesso. A dire la verità io rimasi quasi sempre in
silenzio visto che ero la meno esperta delle tre, con una sola fallimentare relazione alle spalle, e
nessun desiderio di rimanere di nuovo scottata.
Visto che la discoteca era li vicino, c’andammo a piedi e maledissi i tacchi alti ai quali non ero
abituata. Appena entrate però mi passò ogni dolore, Lucio era li da solo, seduto al bar con lo
sguardo verso la pista. In un impeto di coraggio mi misi a ballare cercando di farmi vedere, ma
senza esagerare. Cercavo di muovermi stando attenta a non sembrare troppo volgare, finendo
coll’apparire una mezza scema. Adele e Patrizia invece ballavamo sprigionando sensualità da tutti i
pori, e ben presto furono circondate da ragazzi, che puntualmente venivano respinti.
Persi per un attimo di vista Lucio quando mancò la luce, la sala fu avvolta dal buio appena
squarciato dalle lampade d’emergenza. Poco dopo una mano si poggiò sulla mia spalla
“Stai tranquilla Andreina, ci sono qui io.” sentii mormorare vicino all’orecchio.
Un po’ impaurita mi girai e vidi Lucio in tutto il suo splendore.
Non mi stupii neanche di come sapesse il mio nome, perdendomi nel suo forte abbraccio. Senza
rendermene conto iniziai a ballare un lento pur non essendoci nessuna musica, ma solo le grida del
dj che prometteva un ritorno a breve della corrente elettrica.
Quando le nostre labbra si sfiorarono mi sembrò di toccare il paradiso, ma non ebbi tempo
d’assaporarlo che lui mi portò fuori dalla discoteca. Camminammo a lungo sul lungomare, Lucio mi
teneva abbracciata a se, ed io mi sentivo la principessa delle favole col suo principe azzurro. lui
parlò poco, lasciando che fossi io a raccontarmi, soprattutto gli raccontai del mio sogno di diventare
pediatra e poter così aiutare i bambini.
Mi fece poi salire sulla sua moto per accompagnarmi a casa, mi strinsi forte a lui, non sentendo
affatto l’aria fresca della notte. Arrivati davanti al mio portone non sapevo cosa fare, e non so dove
trovai il coraggio per chiedergli di salire per un bicchiere.
Mi tremavano le mani quando dovetti aprire la porta di casa, ma Lucio fece finta di nulla, come se
non sapesse che era lui la causa della mia agitazione.
Il mio era il classico monolocale per studenti, e dall’ingresso si poteva entrare sia in cucina, sia
nella mia camera, Stavo per dirgli che in realtà non avevo nulla in frigo quando lui mi tirò a se,
facendo finire le mie spalle sul suo petto. Le sue braccia mi strinsero in un caldo abbraccio,
inaspettato quanto sognato. Rimanemmo non so quanto immobili, il silenzio avvolgeva la stanza
spezzato solo dai nostri respiri. Quando Lucio mi baciò sul collo mi sciolsi come neve al sole,
mettendo il corpo nelle sue mani. Ebbi un istante d’esitazione solo quando le sue mani iniziarono a
far salire il mio vestito, diventando improvvisamente rigida.
“Rilassati, non è forse quel che vuoi ?” mi sussurrò all’orecchio facendomi rilassare all’istante.
Non gli risposi neanche, sentii solo la sua mano entrarmi dentro le gambe, e non mi vergognai che
trovasse il mio piccolo slip già umido. Da consumato amante sposò quell’inutile lembo di stoffa
arrivando all’interruttore del mio piacere, con estrema calma iniziò a massaggiarmi le grandi labbra,
che si schiusero come due petali per l’eccitazione
Una parte di me voleva finire subito a letto per poter godere insieme nella maniera più completa, ma
un’altra non desiderava altro che esser coccolata in quel modo così romantico e sensuale.
L’Andreina sognatrice ebbe il sopravvento quando Lucio fece scivolare la mano sulla mia coscia per
tornare a masturbarmi da dietro. Due dita imprigionarono il clito in una stretta dolce ed allo stesso
tempo maschia. Oramai gemevo senza più alcun freno inibitore, facendogli capire quanto mi
piacesse tutto ciò che mi faceva.
Mi diede un attimo di tregua solo per sfilarmi il vestitino ormai superfluo, poi mi portò sul lettino
per tuffarsi con la bocca fra le mie gambe. A me sembrò che tutto il mio sesso fosse fra le sue
labbra, Lucio succhio tutti i miei umori tenendomi quasi chiuso lo spacco con un tenue morso.
Quando aprì le labbra fu solo per far scivolare dentro di me due dita, che mi parvero vivere di vita
propria tanto su muovevano in tutte le direzioni.
Stavo impazzendo, mai in vita mia mi era successo di avere un ‘preliminare’ così infuocato, tanto
lungo e piacevole da essere più che un preludio, un vero e proprio rapporto. Borbottai frasi senza
senso godendo di tutto ciò che Lucio faceva alla mia passera, ma senza mai raggiungere
quell’orgasmo che volevo con tutta me stessa. Lui infatti rallentava ogni volta che stavo
raggiungendo l’apice del piacere, per poi riprendere il suo lavoro non appena mi fossi calmata.
Poi finalmente si spogliò, mostrandosi nudo in tutto la sua bellezza.
Lucio si sdraiò su di me e mi baciò, strusciando il suo membro fra le mie gambe, quasi volesse
farmelo desiderare ancor di più. Alla fine mi penetrò e nonostante fosse più che ben dotato, quel
bastone di vera carne non mi fece alcun male. Come lo sentii dentro in tutta la sua interezza ebbi
l’orgasmo che tanto avevo aspettato, Lucio si fermò per farmi cogliere ogni attimo di quel momento
nella sua infinita bellezza. Poi m’avvinghiai al mio amore che iniziò finalmente a cavalcarmi come
una vera donna.
Fu un vero maestro dell’amore, accelerando per farmi sentire tutta la sua mascolinità, per poi
rallentare per permettermi di assaporare in pieno del suo cazzo grosso e duro.
Godevo anche nel vederlo provare le mie stesse sensazioni, sapere che ero io a portarlo verso
l’estasi, al piacere supremo.
Poco prima che raggiungesse l’orgasmo s’alzò per uscire fuori da me, ma io lo riportai dentro
dicendogli che lo volevo anche in quel momento. Così potei godere nel vederlo irrigidirsi, nel
sentire il suo seme schizzare in me per poi accasciarsi sul mio corpo senza forze.
Trovando non so dove le energie mi girò facendomi salire su di lui, senza mai togliere lo strumento
di tanto piacere da dov’era. Mi persi nei suoi occhi prima di rendermi conto che, pur non essendo un
peso massimo, lo stavo schiacciando troppo col mio corpo. Così a malincuore scivolai al suo fianco
lasciandogli sul petto la mia mano, come se avessi paura di staccarmi da lui.
Una volta ripreso fiato Lucio iniziò a massaggiarmi la schiena, facendo scorrere piano la sua mano
ma portandola anche sempre più in basso, sino a sfiorarmi le natiche. Solo quando la sentii
nell’incavo del fondoschiena ebbi un momento di tensione, e lui se ne accorse immediatamente.
“T’infastidisce se ti tocco il sedere ? Lo ha bellissimo, così tondo e sodo che è impossibile non
toccarlo.”
“No no. Senti tu non sei il primo ragazzo con cui faccio l’amore, ma li non c’è mai arrivato
nessuno.”
Subito dopo aver detto quelle parole me ne vergognai, cosa poteva pensare Lucio, che l’avessi preso
per un maniaco ?
“Stai tranquilla non farò nulla che tu non vorrai, ma ora rilassati.” mi rispose sorridendo.
Così chiusi gli occhi e m’abbandonai di nuovo alle sue mani, che ora palpavano con un certo vigore
le mie due colline proibite. M’accorsi ben presto del calore che mi stava salendo sino al cervello,
Lucio con una mano mi stimolava di nuovo la micia mentre con l’altra girava intorno al buchetto
sino a quel giorno inviolato. Ogni tanto cambiava le mani in modo da portare il frutto del suo
piacere sulla rosa di carne, ungendola e ammorbidendola sino a che non divenne abbastanza elastica
per entrarci con una piccola pare di un dito. Ma quella minuscola penetrazione durò ben poco, lui
infatti allargò le mie chiappe per baciarmi il forellino, facendomi di nuovo gemere di piacere.
Sentivo la sua lingua entrare sempre più profondamente, quasi istintivamente alzai il sedere per
poterla gustare meglio, e senza accorgermene iniziai a toccarmi in mezzo alle gambe.
Quando alla lingua Lucio sostituì un dito, questo entrò come una lama nel burro tanto mi aveva
bagnato l’orifizio. Non provai nessun dolore, ma una sensazione di ‘fastidio’, però non dissi nulla e
lo lasciai continuare. Il suo dito cominciò a roteare, facendo dei mezzi giri ora a destra, ora a
sinistra, e ben presto il fastidio scomparve lasciando spazio a sensazioni più piacevoli.
Per un attimo pensai che mi stavo masturbando davanti ad un ragazzo, che in fondo avevo
conosciuto solo quella sera, ma dovetti ammettere a me stessa che quello che stavo facendo mi
piaceva, e che anzi volevo andare sino in fondo.
“Lucio prometti che non mi farai male ?” gli dissi guardandolo negli occhi con una voce tanto
flebile quanto vogliosa.
“Il meno possibile, ma un po’ di dolore lo sentirai lo stesso, è inevitabile.”
“Allora prenditi la mia ultima verginità !”
“Va bene ma prima bagnamelo così entrerà meglio.”
Lucio si sdraiò ed io mi misi a cavalcioni su di lui, trovandomi il suo bell’arnese davanti alla faccia.
Pur non essendo una ragazza pratica di sesso orale cercai di fare del mio meglio, anche se feci una
gran fatica nel metterlo in bocca date le sue dimensioni. In ogni caso riuscii a ricoprirlo di saliva
assaporando anche quel cocktail micidiale fatto dal nostro primo rapporto. Si dice spesso che gli
umori femminili siano dolci, e quello che gustavo io era vero nettare degli dei.
Nel frattempo Lucio non aveva mai smesso di leccarmi il buchetto e di dilatarlo con le dita, sino a
che non fui pronta alla mia prima sodomizzazione. Lui mi fece mettere carponi, dicendomi che era
meglio che mi toccassi per sentire di meno il dolore iniziale,
Ma si sa fra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare.
Come sentii la sua cappella premere contro la mia rosellina, m’irrigidii diventando dura come il
marmo, ma lui non provò in alcun modo a forzare, cercando anzi di farmi rilassare con dolci parole.
Quando vide che era tutto inutile mi diede due schiaffetti sulle natiche per infilare subito dopo la
sua cappella.
“Ahh che male !” urlai senza però cercare di fuggirgli.
“Stai tranquilla, ora farò piano piano in modo che tu possa abituarti.” mi rispose massaggiandomi la
schiena.
Lucio ebbe davvero una montagna di pazienza, spingeva pochissimo per fermarsi subito dopo e
lasciar il tempo ai miei muscoli d’accettare quell’ingombrante presenza. Quando la mia mano toccò i
suoi testicoli capii che ormai mi aveva penetrato completamente, e che quel supplizio era finito, ora
iniziava la parte più piacevole.
“Sei stata bravissima.” mi disse facendomi inarcare la schiena “Ora lasciati andare e non te ne
pentirai.”
Lui mi prese per i fianchi e a farmi muovere come se fossi io a dettare il tempo, e presto la
sofferenza che ancora provavo scomparve per lasciar posto al godimento più assoluto. Ormai mi
masturbavo senza sosta, e solo al suo primo affondo più deciso feci una piccola smorfia di dolore,
ma poi fu solo piacere. Mi lasciai andare al suo martellarmi peggio di una donna di strada, gridando
a pieni polmoni la mia gioia.
“Sii … che bello ! Fottimi ti prego fottimi ancora, non smettere mai … perchè non l’hai fatto
prima ! Cazzo se mi piace … ancora dammelo … ancora …”
Lucio mi prese in parola e diventò una furia animale, sbattendomi come un ossesso e senza darmi
quasi il tempo di respirare. Ma sentirmi sua così completamente mi faceva impazzire, per la prima
volta in vita mia ero libera di sfogare i miei istinti repressi, concedendo tutta me stessa al mio uomo.
Nonostante il mio comportamento dissoluto, dentro non mi sentivo affatto sporca, ma una vera
donna in grado di concedersi con tutta se stessa alla persona che amava. Godevo ogni volta che lui
entrava in me, delle mie dita frenetiche, del non sentirmi più trattata come una principessa di
cristallo.
I suoi ultimi affondi furono quasi violenti, poi sentii il suo seme entrare di nuovo in me, ed anch’io
m’abbandonai all’ultimo orgasmo senza più nessuna forza.
Lucio cadde all’indietro, ed io prima raccolsi il suo piacere che mi colava dal buchetto, per poi
raccoglierlo direttamente dalla fonte, ripulendogli il membro di ogni goccia di piacere.
Alla fine crollai fra le sue braccia, ci furono alcuni lunghi baci pieni di passione prima che il sonno
ci avvolse come una calda coperta in inverno.
La mattina non trovai Lucio al mio fianco, ma allo specchio vidi una nuova donna, quella che sono
tutt’ora.

Autore: Serena

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