Raccolta di racconti erotici per adulti e storie porno vere in italiano da leggere online scritte da varie autrici e autori

L’educazione di una ragazza

Trovai nella mia casella di posta elettronica una mail di una coppia di educatori che aveva letto il mio racconto e riteneva che io fossi una monella birichina da punire per le sue fantasie erotiche.
In realtà ho scritto solo una fantasia durante une delle mie sempre più frequenti masturbazioni solitarie, solo che, stimolata da una forza irrefrenabile, mi sono spinta col raccontare una vera e propria orgia con me unica protagonista femminile.

Curiosa e vagamente turbata chiamai il numero di cellulare allegato all’annuncio e mi rispose una voce femminile molto autoritaria che mi invitò, o per meglio dire quasi ordinò, di presentarmi a casa sua la sera stessa, vestita come una ragazzina, per una esperienza molto gratificante. Mi disse che col marito formava una coppia di educatori molto rigidi, specializzata nel riprendere le ragazzine quando questa mostravano inquietanti degenerazioni sessuali.
Affascinata dai suoi modi, ma soprattutto attratta da quella proposta così insolita, accettai subito, facendomi lasciare l’indirizzo e l’orario al quale presentarmi. In me s’era già affacciato il desiderio di una rapporto sadomaso dove fossi la sottomessa di un lui autoritario, ma non avevo mai trovato nessuno in grado d’appagare questa mia voglia, se non qualche ragazzo che m’aveva scopata in maniera poco gentile.

Sono molto giovane, ma volevo sembrarlo ancora di più e in maniera quasi sfrontata, così mi sono fatta le treccine, ho indossato una camicetta bianca,senza reggiseno,una minigonna scozzese, calzini bianchi e scarpe con il tacco basso. Insomma un perfetto clone della classica adolescente appena uscita da un fumetto manga.

Alle 21 puntuale mi presentai all’appuntamento, un po’ timorosa, ma estremamente incuriosita ed eccitata. Mi aprì la porta una donna di circa 35 anni che si presentò come Eva, alta, con un fisico statuario, vestita con una tuta di pelle nera con una cerniera sul davanti. Poi mi invitò ad entrare con modi decisi ma non bruschi e ad accomodarmi in una stanza in penombra, illuminata solo da un grande candeliere appeso al soffitto. Vidi subito anche un tavolo sul quale era posato un cesto con frutta e verdura e un ampio divano posto davanti ad una parete coperta da un enorme specchio.
In piedi davanti al divano era sistemato un uomo in vestaglia di seta molto abbronzato,con fisico atletico e di mezza età.
“Siediti” mi disse “e raccontaci i tuoi peccati. Ti piace masturbarti vero? Vedrai che ti toglieremo tutte le voglie.”
Cominciai a raccontare dei miei sogni segreti, ma subito la donna si avvicinò a me, mi sbottonò la camicetta cominciando e strofinarmi i capezzoli che subito diventarono duri.
“Mario finisci tu di spogliare questa puttanella” disse Eva rivolgendosi al marito.
Lui mi tolse la minigonna e le mutande da collegiale che avevo indossato e cominciò a leccarmi furiosamente il clitoride. Io mi vedevo nello specchio e cominciai ad eccitarmi sempre di più affascinata dai modi di quella coppia, così diversi dai ragazzi e ragazze con i quali ero stata fino a quella sera.
Eva continuava a titillarmi i capezzoli finché non mi fece aprire la bocca per insinuare la lingua fra le mie labbra e baciandomi con foga quasi animale. Non potei fare altro che rispondere al bacio, cercando la sua lingua con la mia, mentre dal bassoventre iniziava a salire una vampa di calore che mi mandò in estasi. Dopo qualche minuto di questo trattamento i coniugi si scambiano la posizione e mentre Eva mi leccava la passera oramai gocciolante d’umori, Mario m’infilò il suo membro ormai rigido in bocca.
“Cominciamo a riempire questo buco, ma stai tranquilla che dopo lo farò anche con altri due.”
Mi prese così per la testa ed iniziò a scoparmi in bocca senza che io potessi in qualche modo reagire. Il suo cazzo non solo era abbastanza lungo, ma soprattutto era grosso come non ne avevo mai visti, e feci non poca fatica a non vomitare quando iniziò a sbattermi dritto in gola.
La mia voglia d’essere sottomessa stava cominciando a prendere forma e non vedevo l’ora di vedere cosa avrebbero fatto dopo.
Mario sfilò il suo cazzo dalla bocca facendomi pesanti apprezzamenti sulla qualità del mio lavoro, poi prese una candela che spense e, dopo avermi fatto allargare le gambe, l’avvicinò alla mia fighetta ed infine mi penetrò spingendola tutta dentro con un solo violento gesto della mano.
“Ora masturbati con questa candela finché la clessidra che vedi non sarà vuota.” mi disse mostrandomi quel vecchio strumento di misura del tempo “Ci vorranno tre minuti esatti e voglio che tu ti guardi allo specchio mentre ci mostri quanto sei vogliosa di sesso.”
Obbedii mentre la mia passera già bagnata pulsava ad ogni spinta di quella candela e, guardandomi allo specchio, rimasi stupita del mio sguardo deformato dal desiderio di un orgasmo.
Quando la clessidra finì il suo ciclo Mario ed Eva si avvicinarono, estrassero la candela che lei gustò con piacere e mi imposero di prendere una delle banane poste sul tavolo e di sbucciarla completamente.
“Ora mettiti dentro quella mentre mia moglie si occupa del tuo bel culetto.” m’ordinò Mario senza ammettere repliche.
Così mi sistemai di nuovo contro il tavolo facendo sporgere il più possibile le natiche e presi a masturbarmi con quella banana, che dato il mio stato scivolò dentro senza alcuna fatica. Eva nel frattempo mi leccò il buchino prima di penetrarmi con la candela. La clessidra fu girata ed io ripresi con la banana mentre Eva faceva andare delicatamente avanti e indietro la candela nel mio culetto.
“Ma guarda come scivola bene dentro.” disse lei rivolgendosi al marito “Questa troietta è già bella che sfondata anche dietro.”
“Vorrà dire che ci vorrà più tempo e mezzi per educarla.” rispose lui con un mezzo ghigno.
Avevo un gran voglia di venire, ma sapevo che non mi era stato tacitamente permesso, quindi sentii salire il piacere per tutti quegli interminabili tre minuti. Allo scadere del tempo fui costretta a mangiare la banana fradicia dei miei umori, lo feci all’inizio con una certa repulsione ma ben presto scoprii quanto fosse dolce quel sapore e finii per divorarla con avidità. Mi venne quindi data una grossa carota per continuare il gioco mentre Mario sostituì la moglie nel penetrarmi il culo con la candela.
“Avevi proprio ragione.” disse l’uomo “Questo culo ha già preso una bella dose di cazzi.”
Furono altri tre minuti d’intenso piacere durante i quali Eva non smise mai di slinguarmi in bocca e stringermi un seno fino quasi a strizzarlo. Sommersa da tutto quel godimento non avevo quasi più la forza di masturbarmi così scaduto il tempo decisero che si sarebbero occupati loro due d’entrambe le mie ‘entrate’. Mario prese la carota e me la sbattè nel culo mentre Eva si occupava della mia figa con un grosso cetriolo.
“Ora vediamo quanto sei zozza dentro, preparati ad una dura e lunga punizione.” mi disse Mario mentre mi sodomizzava senza scrupoli.
“Sii correggete la mia indole troia, ma non smettete vi prego…”
“Sentila la puttanella !” esclamò Eva ficcandomi fino in fondo il cetriolo “Ti farò uscire di qui che non potrai chiudere le gambe.”
Avevo ormai capito che quello che entrava nella mia passera finiva poi ben lubrificato nel buchetto in un crescendo di dimensioni. Infatti dopo il cetriolo arrivò prima un manganello di gomma, poi un grosso salame, una bottiglia di birra ed infine due vibratori.
I due educatori mi penetravano con forza insultandomi e dandomi delle manate nelle chiappe, mentre io gemevo godendo come una cagna ormai incapace di trattenermi. Quando ebbi il primo violentissimo orgasmo i miei educatori non smisero un attimo di fottermi coi falli, anzi aumentarono ancora il ritmo facendomi venire di nuovo in modo ancora più esplosivo.
Per terminare Eva si tolse la tuta mostrando uno corpo a dir poco splendido e, dopo aversi allacciato uno strap-on non certo più piccolo del cazzo del marito, si sdraiò supina facendomi salire sopra impalandomi sino all’utero e ordinandomi di cavalcarla.
Mi abbassai per baciarla prima di fare quello che m’aveva chiesto, non so perché ma non riuscivo a provare le stesse sensazioni di prima nonostante fossi io a dettare il ritmo. Poi Mario si pose dietro e m’ inculò con una lentezza quasi esasperante, ma come lo mise del tutto dentro cominciò a fottermi con un ritmo forsennato come a voler ribadire il fatto che per lui ero solo una puttanella da scopare. I due si scambiano più volte posizione facendo quasi a gara a chi mi sfondava di più il culo, Eva lo faceva afferrandomi per le treccine, mentre Mario preferiva tenermi con una mano solo ed usare l’altra per sculacciarmi.
Finì che lui si mise davanti a me per finire l’opera di correzione.
“Ora ti vengo in bocca, devi tenere tutto dentro senza farne uscire o ingoiarne neanche un goccia.”
Così mi spinse il cazzo fino in gola riempiendola in breve tempo, io stavo quasi per sputare tutto quando Eva m’abbassò la testa porgendomi la sua bocca spalancata. Io aprì la mia riversando nella sua l’orgasmo del marito che riprese a farmi il culo col manganello facendomi venire un’altra volta che penso fosse stata almeno la quinta.
Ormai distrutta ma felice finii con l’inginocchiarmi davanti ad Eva per leccarle la figa e portare all’orgasmo finalmente anche lei.
Poi Mario s’andò a sedere vicino alla moglie mentre io rimanevo ai loro piedi.
“Allora soddisfatta della tua punizione ?” mi chiese Eva con un largo sorriso.
“Si, non pensavo arrivaste a tanto.” risposi con più naturalezza possibile.
“Vuoi dire che abbiamo ecceduto ?” fu la domanda di lui.
“No, so che ho bisogno d’essere corretta per non finire in una brutta strada.” dissi cercando d’essere credibile in quel gioco di ruoli che m’affascinava sempre più.
“Sai io ero come te.” mi disse Eva accarezzandomi la testa “Ma poi ho conosciuto Mario che ha saputo non solo correggermi ma anche insegnato a somministrare la giusta punizione alle ragazze come te. Comunque penso tu voglia continuare questo tuo cammino.”
“Si !” risposi entusiasta della sua proposta.
“Allora la prossima sarà una seduta di spanking.” concluse Mario “Ora rivestiti e torna a casa ma lascia qui le mutandine.”
“Ma così sarò nuda !” cercai d’obbiettare.
“Almeno imparerai a non vestirti in quella maniera sconsiderata.” mi rispose glaciale lui.
Mi rimisi i miei abiti e, dopo averli ringraziati e salutati, tornai a casa con tanta paura di mostrare la mia intimità a degli sconosciuti che di certo ne avrebbero approfittato.
Una volta in camera mia mi spoglia in fretta e messa una sottile camicia da notte, m’infilai subito nel letto. La mente però torno subito ai momenti passati con Eva e Mario, l’esperienza era di certo stata molto forte, ma anche molto appagante,e finii con l’addormentarmi con una mano in mezzo alle gambe, come a cercare di non far finire quegli istanti.

Erano passati alcuni giorni dal mio primo incontro coi due educatori e, se da un lato avevo paura di sembrare troppo una puttanella vogliosa, dall’altro non vedevo l’ora che mi chiamassero. Così, decisi d’inviare loro una mail chiedendogli come stavano e la loro risposta non tardò ad arrivare.
“Non ci siamo dimenticati di te e sappiamo bene quanto tu voglia essere punita da noi per il tuo comportamento immorale. Vieni a casa nostra domani sera alle nove vestendoti per quella che sei.
Eva e Mario.”
Come finii di leggere quella breve missiva mi bagnai in mezzo alle gambe ben sapendo a cosa andavo incontro. Così, presi a toccarmi con sempre maggior foga finché non iniziai a masturbare furiosamente con due dita la mia passera che, dalla sera della loro punizione, era rimasta buona buona, ma che ora cominciava a dare segni d’inquietudine, poco abituata all’inattività.

La sera seguente mi preparai con calma, scelsi d’indossare solo capi neri e di mettere un intimo molto provocante. Quindi indossai un reggiseno leggermente imbottito, un perizoma ed un reggicalze il tutto in pizzo, delle calze molto velate ed infine una gonna abbastanza lunga, ma con un profondo spacco laterale ed infine una giacca. Sistemai quindi i capelli facendomi la coda e, eccitata come una verginella al suo primo appuntamento, mi recai in casa dei miei educatori.
Come la volta precedente ad aprirmi c’era Eva, questa volta però la stanza era più illuminata, anche se con luci soffuse, e notai subito il suo abbigliamento molto diverso rispetto al nostro primo incontro. Indossava un impeccabile tailleur scuro con sotto una camicetta bianca e solo guardando ai suoi piedi, delle decolté a tacco alto, si capiva che non era un look nato per caso. Anche Mario si presentò con un abito classico con tanto di cravatta, ma subito il loro tono mi fece capire che non sarebbe stata una serata di chiacchiere.
“Allora ragazzina.” mi disse subito lui “Quali sconcezze hai fatto in questi giorni.”
Gli dissi che m’ero masturbata dopo aver letto la loro mail, che ero molto pentita d’averlo fatto, ma che sapevo di meritare una punizione da entrambi.
“Brava vedo che anche se dimostri d’essere ancora un po’ puttanella hai capito la lezione.” mi disse Eva parlandomi da dietro “Ma ora togliti giacca e gonna e vediamo quale sorpresa hai in serbo per noi.”
Lentamente sbottonai la giacca che appoggiai ad una sedia, poi sempre con calma sfilai la gonna, e Mario non riuscì a trattenere un piccolo fischio d’ammirazione, ma Eva fu subito pronta a riprendermi.
“Vedo che avevo sbagliato, tu sei proprio una troietta in calore ! Guardati sembri una squillo in cerca di clienti da spennare vendendo il suo corpo.” mi rimproverò severamente Eva mentre si sedeva in poltrona. “Ma ora ci penso io a te, mettiti sulle mie gambe per ricevere la tua punizione.”
Anche se, prima ancora d’uscire di casa, sapevo che sarei stata sculacciata, come del resto m’avevano anticipato congedandomi al primo appuntamento, ebbi qualche esitazione a mettermi come m’aveva ordinato. Neppure mio padre m’aveva mai messo col culo all’aria per batterlo, ma Mario mi prese per un braccio portandomi quasi di forza dalla moglie. Così non mi rimase che sdraiarmi su di lei che, prima di cominciare, sistemò il mio peri in modo che questo entrasse completamente fra le labbra della mia fichetta.
”Ti spiegherò come verrai punita in modo che tu possa capire meglio il nostro sistema educativo.” mi disse Eva mentre accarezzava il mio culo “Non verrai solo sculacciata, ma colpita sia sui glutei che nelle zone vicine con diversi strumenti di correzione. Io e Mario ci alterneremo nella tua punizione aumentando ad ogni cambio la durezza del castigo che meriti. Ti è tutto chiaro ?”
“Si, cominci pure.” le risposi dandole per la prima volta del lei soggiogata dalla sua forte personalità.
Cominciò quindi a sculacciarmi col palmo di una mano mentre l’altra mi teneva premute le spalle verso il basso, all’iniziò mi sembrò quasi che lo facesse tanto per fare, i suoi colpi non erano forti e dati sempre alternandoli a delle carezze. Ma ben presto mi resi conto che non era la forza quello che contava, ma che le sue mani finivano sempre negli stessi due punti, uno per chiappa, e che questi cominciavano a bruciarmi. Ma anche la mia fichetta non era insensibile a quel trattamento e cominciava a bagnarsi, fatto che non cadde inosservato.
“Ma guarda questa puttanella !” esclamò la mia educatrice “Ho appena cominciato e già mi macchia la gonna col suo piacere ! Caro marito stasera ci divertiremo e non poco a raddrizzare questa ragazzina !”
Eva tirò ancora più il alto il mio peri facendo uscire un piccolo gemito di piacere, poi riprese a sculacciarmi con forza. Si fermò solo quando il marito s’avvicinò con una valigetta che aprì davanti ai miei occhi, dentro c’erano dei plug in metallo tutti simili ma di varie dimensioni. Lei prese il secondo, partendo dal più piccolo, e, dopo avermi leggermente unto l’ano con una crema, mi sodomizzò spingendo con forza quel cuneo d’acciaio nel mio sfintere. Ebbi un sussulto di puro piacere, sentirmi il buchetto pieno era diventata una piacevole abitudine con loro, ma Eva non mi lasciò molto a godere di quella presenza e rincominciò a battermi come prima. Ormai mi sentivo il sedere in fiamme, ma non osavo dire nulla e subivo passivamente la punizione sino a quando lei non smise ordinandomi d’andare da Mario. Lui era seduto su un’altra poltrona, di fronte a lei, con in mano uno strano manico di legno ricoperto di pelle.
“Vieni qui.” m’intimò lui “Ti voglio far conoscere le conseguenze del mio paddle preferito, sai sembra nato per castigare le ragazzine come te.”
Nel fare quei pochi passi avvertii chiaramente la presenza di quel pesante plug, e non riuscii a camminare in maniera perfetta.
“Guarda questa !” esclamò Eva “Ha solo un piccolo cuneo e già si muove in maniera scomposta ! Direi di cambiarglielo, che ne dici amore ?”
“Certo.” rispose subito il marito che provvide ad infilarmene uno più grande non appena mi sdraiai sulle sue gambe.
Mi diede alcuni deboli colpetti che mi fecero subito capire la consistenza di quello strumento di tortura, non solo era più duro di una mano, ma permetteva di colpire una parte più vasta di pelle.
“D’adesso conterai i colpi che riceverai e mi dirai ‘grazie’. Ogni volta che non lo farai, rincomincerò daccapo la punizione finché non la subirai in maniera perfetta, sono stato chiaro ?”
“Si è stato chiaro e sono pronta.”
Ma il suo primo colpo fu tanto forte che non riuscii a dire nulla, sentivo il gluteo bruciare e mi uscì solo un soffocato gemito di dolore. Mario capì subito la situazione e mi colpì immediatamente sull’altra chiappa con la stessa forza di prima.
“Non ho sentito nulla o sbaglio ?” mi urlò vicino all’orecchio.
“Uno …grazie.” gli risposi con un filo di voce.
Stavo piangendo senza riuscire a trattenermi in alcuna maniera, ma continuai a contare i suoi colpi come m’era stato ordinato. Mario faceva cadere la pala alternando le chiappe, ma anche battendomi nel loro incavo come se volesse spingermi ancora più internamente il plug.
Quando arrivò a cinquanta smise di colpirmi e mi massaggiò con una certa delicatezza il sedere. Non so perché ma quelle carezze ebbero l’effetto di farmi quasi dimenticare quello che avevo subito e quando Eva, che nel frattempo s’era messa in piedi vicino al tavolo, mi chiamò da lei ci andai con uno strano sorriso sulle labbra.
“Piegati con la pancia sul tavolo.” mi disse autoritaria come sempre “D’ora in poi verrai castigata in questa posizione e conterai sempre i colpi.”
Non dissi nulla mentre mi sistemavo come voleva lei, sentii le sue mani sul mio buchetto ormai dilatato mentre sostituiva il plug con uno più grande e, questa volta, fu un po’ doloroso accogliere tutto quel cuneo in me. Non so come ma in una delle mani apparve una frusta con più corde, che solo dopo seppi essere un flogger.
Eva fece scendere i capi accarezzando le mie spalle fino alle cosce più volte, poi mi colpì in mezzo alle chiappe.
“Ahh …uno …grazie.”
La mie educatrice mi frustò quarantanove volte su tutta la parte posteriore del corpo sino alle cosce facendomi sentire una vera schiava nelle sue mani. Mi sentivo umiliata, come se fossi solo uno strumento di piacere nelle loro mani, ma era indiscutibile che stavo godendo di quella sofferenza. Lui le era dietro e la toccava facendola eccitare ancor di più, come se le mie urla non fossero sufficienti a farle ribollire il sangue nelle vene. L’ultima frustata m’arrivò dal basso proprio in mezzo alle gambe e feci appena in tempo a dire quanto dovuto prima di piegarmi per terra sfinita.
Mi rialzarono e bevvi dell’acqua per rinfrescarmi, ero distrutta ma allo stesso tempo sentivo una voglia incontrollabile salirmi dentro. In quel momento mi sarei fatta scopare anche da un reggimento di soldati pur di dar sfogo alla mia libidine. Ma i loro piani erano ben diversi, dovevo ancora soffrire prima di godere.
Lui mi chiese gentilmente se me la sentivo di continuare, ed io per tutta risposta mi rimisi sul tavolo mettendogli a disposizione il mio corpo martoriato. Eva sostituì di nuovo il plug con uno più grande, l’ano era ridotto in uno stato penoso e fece fatica a mettermelo dentro, ma ungendolo bene riuscì a riempirmi di nuovo. Per quanto non fosse grande come gli oggetti usati la volta precedente, il cuneo era decisamente più pesante e mi sentivo aprire da tutto quel peso, avendo anche un po’ paura che entrasse del tutto.
Mario non disse nulla, prese una larga striscia di cuoio e si sistemò dietro di me, quando partì la prima cinghiata fu come se tutto il dolore accumulato prima esplodesse insieme a quello nuovo, ma nonostante questo riuscii a parlare.
“Uno grazie.”
Come prima Eva, anche lui spaziò su tutto il corpo evitando solo quell’ultima micidiale frustata che m’aveva fatto tremare, ma di certo cinquanta cinghiate mi segnarono non solo fisicamente. Sapevo che loro godevano nel battermi come io nel subire il loro sadismo, in più ad ogni colpo il cuneo che avevo nel culo si faceva sentire ed io, anche se dolorante, mi bagnavo la fica in maniera oscena.
Quando finì, credetti d’avere un po’ di tempo per riprendermi, invece lei prese l’ultimo plug della serie le cui dimensioni erano impressionanti. Non era tanto la lunghezza quanto il diametro a farmi paura, ma un’abbondante dose di crema l’aiutarono non poco a riempirmi con quella bestia d’acciaio di cui sentii ben presto anche il peso. Poi mi fecero sdraiare di schiena sul tavolo, lui prese un vero e proprio manganello di gomma di almeno trenta centimetri che mi spinse nella fica fradicia.
“Sii …fottimi, non ne posso più !” fu il mio urlo come una richiesta a non smettere.
E Mario non si fermò.
Eva si denudò in tutta fretta e, preso un frustino, mi mise il sesso in faccia ordinandomi d’usare la lingua. Siccome non ci riuscivo lui smise di masturbarmi e lei mi colpì in pieno sulla fica con la paletta del frustino. Non so come ma ebbi un orgasmo violentissimo e non riuscii a muovere un solo muscolo per qualche minuto tanto fui spossata da quel piacere. Lei capì che ero tornata in me quando le feci passare la lingua fra le grandi labbra assaporandone il gusto di miele e nocciola. Ripresero così a fottermi la fica sia col manganello che con le frustate, Mario sembrava quasi un demone per come stantuffava velocemente quel fallo, facendomi avere però numerosi orgasmi, sino a quando io e lei non godemmo di nuovo, questa volta insieme.
I miei educatori mi fecero quindi rimettere piegata sul tavolo per spalmarmi un unguento lenitivo, di cui dopo mi diedero una boccetta per fare in modo che nei giorni seguenti provvedessi da sola.
Mi rivestii senza lasciar loro nulla di mio, anche il perizoma era quasi rotto e allacciare il reggiseno fu una tortura visto lo stato della mia schiena.
Mi congedarono ed uscii di casa, ma non mi allontanai subito rimanendo ad origliare alla loro porta.
Poco dopo udii una frase che quasi mi rinfrancò di tutto quello che m’avevano fatto.
“Si fottimi … riempimi la fica di cazzo, la mia fica non quella della puttanella !”
La mia educatrice non era poi così educata …

Mi ci vollero alcuni giorni per far sparire i segni della mia ultima punizione, ed ogni volta che mi spalmavo l’unguento finivo sempre col masturbarmi ripensando a quei momenti. Non sapevo più cosa credere avendo ormai capito che godevo nell’essere sottomessa, punita, umiliata.
Una sera uscii con un ragazzo con la chiara idea di fare del sesso, cosa che accadde, ma tornai nella mia stanza delusa anche se lui si diede da fare nel migliore nei modi.
Non volevo però fare di nuovo la prima mossa, così aspettai una loro chiamata, che arrivò dopo dieci giorni dal nostro ultimo incontro. Però non fu, come al solito, tramite mail ma fu la stessa Eva a chiamarmi sul cellulare mettendomi in una strana ansia.
“Allora ti sei ripresa ?” mi chiese quasi con dolcezza
“Si sto bene.”
“Senti, domani pomeriggio alle tre ti passo a prendere sotto casa tua, mettiti una mini e una camicetta, per il resto fai tu.” Mi ordinò autoritaria come sempre.
“Ma tu sai dove abito ?” le chiesi timidamente.
“Certo, so tutto di te, ma non aver paura, non amo farmi pubblicità quindi non dirò niente a nessuno, mi raccomando solo di farti trovare pronta. A domani.”
Chiuse quella breve comunicazione lasciandomi ancora più nei dubbi che m’attanagliavano, sembrava quasi che mi conoscesse meglio di me stessa e non aveva atteso la mia risposta ben sapendo che avrei detto sempre di si.

La mattina seguente andai in un centro estetico a rifarmi la ceretta, con l’occasione diedi anche una ‘sfoltita’ alla zona più intima, lasciando solo un piccolo triangolo proprio sopra lo spacco. Sapevo che come l’avesse visto Eva mi avrebbe insultata, ma nel mio io non desideravo altro che essere umiliata anche in quella maniera.
Tornata a casa mi concessi un lungo bagno prima di cominciare a preparami al meglio. Decisi d’essere ancora più sfrontata rispetto al nostro primo incontro, scelsi una minigonna plissettata nera che misi sopra un perizoma a filo dello stesso colore, nere erano anche le autoreggenti a rete ed i sandali col tacco più alto che avevo. Indossai poi una camicetta bianca praticamente trasparente e finii di coprirmi con una leggera giacca di lino rossa. Guardandomi allo specchio pensai per un attimo d’essermi spinta troppo in la, sembravo davvero una puttana da marciapiede, ma mancavano pochi minuti alle tre e così uscii di casa cercando di non pensarci troppo. In strada non ci fu uomo, ma anche tante donne, che non mi guardò con una certa lussuria negli occhi, sarebbe poi bastata una folata di vento per mostrare a tutti che sotto ero praticamente nuda. Ma invece del vento arrivò puntualissima Eva a bordo di una spider rossa col tettuccio abbassato e velocemente salii in macchina. Mi sembrò quasi strano vederla con dei normali jeans e una maglietta colorata, ma non persi tempo a chiederle perché fosse vestita così.
Partì appena fui a bordo sgommando per poi iniziare ad insultarmi.
“Ma guardati …sapevo che dentro hai l’animo della puttana, ma non credevo ti spingessi fino a questo punto. O forse hai appena finita una sveltina con qualche maschio arrapato ?”
“No … è che non sapevo cosa mettere.” le risposi cercando quasi di giustificarmi.
“Sentimi bene perché non ho voglia di ripetermi.” mi disse mettendo una mano sulla mia coscia “Ora andremo da una mia amica che ti vuole conoscere, ma durante il viaggio ti farò pentire per esserti vestita così, se non ti va bene dimmelo subito che ti faccio scendere qui.”
“No andiamo.”
Lo dissi come una preghiera non sapendo a cosa andavo incontro, ma in ogni caso avrei scoperto se avevo un limite oltre il quale non potevo andare.
Eva prese l’autostrada senza avermi mai rivolto più la parola e ciò m’intimoriva non sapendo cos’avesse in mente. All’improvviso si girò verso di me e le sue parole mi gettarono nel panico.
“Mostratami tette e figa.”
“Come …non capisco.” balbettai timidamente.
“Hai capito benissimo, apriti sopra e tira su la gonna.”
Ero imbarazzatissima ma non potevo più tirarmi indietro, così sbottonai la giacca e la camicetta e sollevai la mini mostrandole quel minuscolo perizoma. Ma quello che notò, e non poteva essere altrimenti, fu il triangolino di peli sopra lo spacco che la fece andare su tutte le furie.
“Ma brava la mia puttana ! Cos’è quello ? Una freccia per far capire a tutti dove devono mettere il cazzo !”
“No. Ecco io credevo ti piacesse …”
“Taci sgualdrina, i farò vergognare tanto da farti pregare d’essere mai nata ! Apri il cassetto davanti a te, dentro c’è un piccolo vibratore, prendilo ed inizia a masturbarti, subito !”
Il suo tono non ammetteva repliche e così feci quanto mi ordinò, all’inizio lo trovai un po’ strano, di certo non mi vergognavo a toccarmi e penetrarmi con quell’oggetto davanti a lei, ma ben presto la situazione cambiò. Eva si mise sulla corsia di sorpasso ed affiancò un camion dalla cui cabina di guida spuntò presto la testa dell’incredulo autista.
Non ebbi neanche il tempo di realizzare cosa stesse accadendo che quell’uomo cominciò subito ad urlarmi di tutto.
“Bel puttanone perché non accosti così ti riempo la fica di cazzo ! O preferisci che chiami qualche amico per romperti anche il culo ! Sei la troia più porca che abbia mai visto, cinquanta euro te li darei volentieri per sborrarti in faccia.”
Avrei voluto sprofondare nel sedile per la vergogna, ma allo stesso tempo facevo correre velocemente il dildo nella mia passera per soddisfare la voglia che ormai era irrefrenabile, ma poco prima che venissi Eva accelerò ordinandomi di smettere.
“Sistemati e togliti quel fallo dalla fica, ora !”
A malincuore obbedii e poco dopo lasciammo l’autostrada per arrivare in breve tempo davanti ad una piccola villetta. Prima di scendere Eva mi mise un collare a cui attaccò un guinzaglio e, tirandomi con quello, mi trascinò verso la casa. Dentro trovammo una donna di una bellezza straordinaria, alta con lunghi capelli neri perfettamente lisci, un fisico perfetto fasciato da una camicia rossa e dei pantaloni in pelle neri. Avrà avuto poco meno di quarant’anni ma li potava benissimo, ma soprattutto sembrava avesse una specie di magnetismo nello sguardo che mi turbava anche se lo trovavo molto affascinante.
“Questa è la ragazzina di cui mi hai parlato ?” disse con una pronunciata erre moscia.
“Si Iside, e tu saluta la signora.” rispose Eva tirando il guinzaglio.
“Buongiorno Signora, sono …”
“Lascia stare il tuo nome, non è interessante saperlo, venite con me piuttosto che ho sete.”
Iside ci guidò attraverso dei corridoi fino ad una grande stanza dove c’era un bel banco tipo quello dei bar. Io fui lasciata in piedi senza poter chiedere nulla, mentre le due donne parlavano di me comodamente sedute sorseggiando dei drinks. Eva le raccontò delle mie due esperienze con lei ed il marito con grande enfasi, soprattutto quando descriveva quanto per lei fossi una porca senza ritegno visto quello che subivo senza mai dire nulla. Non tralasciò neanche la maniera in cui m’aveva umiliata durante il viaggio, sottolineando anzi il fatto che non fossi venuta. Iside da parte sua ascoltava attentamente lanciandomi delle occhiate piene di lussuria che mi facevano fremere dalla voglia di fare sesso con loro. Ad un certo punto la padrona di casa si alzò e mi venne di fronte, senza dire nulla prese il collare in un punto vicino al collo e, tirandomi verso di lei, mi baciò facendomi spalancare la bocca. La sua lingua fu subito sulla mia e ricambiai volentieri quella passione così improvvisa.
Poi sempre tenendomi per il guinzaglio, mi portò vicino ad Eva, mi fece poggiare il bacino sul bancone e, da un cestello per il ghiaccio, estrasse un paio di manette che finirono suoi miei polsi dietro la schiena. Dopo prese il guinzaglio e lo legò alle manette facendo in modo che le mie mani non potessero arrivare al culo ormai scoperto da Eva.
“Credo che tu non conosca ancora i tuoi limiti.” mi disse Iside sfilandosi la cinghia “Ma sono anche certa che ti saranno più chiari quando uscirai da qui. Inizierò occupandomi del tuo bel culo visto anche che hai la fica già bella calda:” continuò a dirmi mentre le sue dita passavano sullo spacco “Naturalmente Eva parteciperà aiutandomi a farti capire quanto sei troia nel tuo io.”
Iside cominciò a prendermi blandamente a cinghiate sui glutei, subito seguita da Eva che si era sfilata anche lei la sua. Cominciarono a prendere dei cubetti di ghiaccio di forma sferica che infilarono nel mio ano facendomi urlare per il bruciore, di certo più forte di quello delle cinghiate. Ma quello che mi fa faceva più soffrire era vederle mentre si baciavano con lo stesso trasporto col quale Iside aveva baciato prima me.
“Senti com’è bagnata la troietta.” disse ad un certo punto Eva passandomi una mano sulla passera.
“Stai tranquilla che gliela raffreddo io !” le rispose l’altra educatrice con un gran sorriso.
Iside andò dietro il bancone tornando con un dildo di ghiaccio che bagnò sotto il rubinetto per togliere la patina bianca di cui era ricoperto. Quando me lo mise dentro urlai a più non posso, ma subito dopo sentii incredibilmente un gran calore, ero piena e non m’importava di cosa. Iside prese a masturbarmi dolcemente mentre Eva continuava a prendermi a cinghiate, ora con più forza, ero di nuova prossima a quel tanto agognato orgasmo quando entrambe smisero e mi tirarono giù dal bancone facendomi inginocchiare.
“Lecca !” mi ordinò Eva, mettendomi davanti alla faccia il suo nobile sedere ancora inguantato dai pantaloni.
“Ma non sei nuda …” cercai vanamente d’obbiettare prima che una cinghiata di Iside mi colpisse la schiena.
“Le cagne come te devono solo obbedire.” mi disse la padrona di casa “Poco conta se devi leccare una pelle nuda o una suola sporca.”
Così tirai fuori per bene la lingua e cominciai a farla passare sulla cucitura posteriore dei jeans, ed in quel momento capii che anche un’azione stupida come quella era in realtà un indice della mia sottomissione a lei. Ma Eva era molto eccitata e voleva godere ben più che con la mia sola umiliazione, così ben presto si tirò giù i jeans ed un perizoma non molto diverso dal mio. Io continua a leccarle con cura il buchetto mentre Iside la baciava e le infilava due dita dentro la fica facendola venire in poco tempo. Poi le due donne si diedero il cambio, così prima leccai i pantaloni di Iside e dopo il suo splendido culo, cercai d’arrivare al suo sesso grondante di piacere, ma lei si girò dandomi un ceffone.
“Chi t’ha detto di leccarmi la fica !” mi rimproverò tirandomi i capelli.
“Nessuno … e che pensavo che …”
“Tu non devi pensare ma solo obbedire. Se ti comporterai bene forse ti darò l’onore di leccare il mio piacere, ma solo dopo averti usata come meglio credo.”
“Cercherò di guadagnarmi questo premio.” le dissi piena di speranza.
Così continuai a leccarle il buchetto mentre Eva faceva la stessa cosa con la sua fica facendola godere moltissimo fino a portarla all’orgasmo.
Poi mi fecero rialzare, tolsero le manette e m’ordinarono di spogliarmi completamente..
“Accucciati.” m’ordinò Iside non appena fui nuda.
Mi ritrovai così di nuovo a terra non capendo cosa volessero da me, ma Iside fece passare il guinzaglio sotto la sua scarpa che mi ritrovai ad un palmo dal viso.
“Vediamo se sai cosa devi fare ?”
Senza alcuna esitazione le baciai la punta della scarpa mentre lei mi guardava compiaciuta. Fu in quel preciso momento che capii che avrei fatto qualunque cosa m’avrebbe chiesto quella donna di cui ero totalmente soggiogata.
“Ora andiamo di la, tu cammina come la cagna che sei.” mi disse tirandosi su i pantaloni.
Portata al guinzaglio come una cagna, Iside mi guidò fino ad una stanza vicina dove c’erano un paio di ‘divani’ dalla strana forma ed un piccolo armadio. Mi fece sistemare a carponi sopra uno di quelli, non era particolarmente scomodo, solo avevo il culo in alto totalmente esposto alle due donne e le gambe molto aperte. Dall’armadio Iside tirò fuori una valigetta che sistemò al mio fianco, era piena di palline anali ed altri ‘giochetti’ da usare sul posteriore,solo alcuni erano dentro delle custodie di velluto e non potei capirne forma e dimensioni.

La prima cosa che prese fu però un tubetto di gel col quale mi unse abbondantemente l’ano, Eva da parte sua mi teneva allargate le chiappe per favorirle il lavoro. Sempre coi glutei ben allargati Iside m’infilò dentro la prima serie di palline, non erano grandi ma erano ben nove, e quando le sfilarono mi sentii allargare non poco. Il fatto è che tiravano fuori queste palline con estrema lentezza in modo che sentissi fino in fondo il mio buchetto allargarsi per poi restringersi quando erano fuori, sensazioni che furono ancor di più amplificate quando ne presero un’altra catenella, questa volta di cinque ma ben più grosse.
Usarono più volte le palline lasciandomene sempre una dentro, sino a quando non presero uno strano dildo da una custodia. Era composto da sette sfere unite fra loro che finivano con un manico, mentre la prima era abbastanza piccola, l’ultima era grande ben più di tre delle mie dita. Favorite dal fatto che ero ben dilatata mi sodomizzarono in poco tempo ed iniziarono a far scorrere il dildo a gran velocità. Gemevo in un misto di dolore e piacere e non sapevo più se supplicarle di farle smettere o incitarle ancora di più.
“Allora puttanella, ti piace avere il culo pieno ?” mi chiese Eva “Dillo che godi ad essere sfondata !”
“Ahh no vi prego smettete … mi state aprendo ….ahh si continua …godoo.”
“Sentila la cagna !” disse Iside “ma senti anche come ha la fica bagnata, questa ha proprio una gran voglia di cazzo !”
“Si ti prego scopami non ne posso più !”
All’improvviso le mie aguzzine si fermarono e Iside si misi davanti a me.
“Vuoi davvero che ti fotta cagna ?” mi urlò in faccio.
“Si lo voglio, voglio che tu mi fotta, sono una cagna bisognosa di cazzo.”
“E non importa quanto sia il cazzo che prenderai ?”
“No !” risposi decisa.
In effetti non sapevo quanto potesse essere grande un fallo e pensavo che quelli visti in casa di Eva fossero già il massimo che esistesse in giro.
Iside cominciò a spogliarsi subito seguita dall’altra donna, poi s’avvicinò all’armadio e la vidi trafficare mentre mi dava le spalle, capii che stava indossando uno strap-on perché vidi che si legava delle cinghie, ma nulla di più.
Quando si girò credetti d’avere un’allucinazione, poco sopra la fica svettava un gigantesco fallo nero, con tanto di cappella e testicoli.
“Allora troia non parli più !” mi disse guardandomi in faccia.
Io ero sconvolta, non sapevo neanche quantificare quelle dimensioni finché non fu lei a dirmele.
“Vedi cagna questo non è un semplice strap-on, ma il fallo per eccellenza. Sono trentacinque centimetri per dieci di puro lattice pronti a sfondarti. Ora sta a te decidere se provare o andartene di qua.”
Mentre mi parlava la bestia era ben vicina alla mia faccia, mi faceva impressione guardarlo da così vicino, ma presi la mia decisione senza poi pensarci troppo.
“Cosa aspetti a fottermi o vuoi l’invito ?”
Lo dissi sfidandola apertamente e Iside non si tirò certo indietro.
Si mise dietro di me, Eva cercò d’allargarmi al massimo la fica, ma non fu facile far entrare la punta tanto era grossa. Io cercavo di rilassarmi il più possibile ma mi era difficile dato il dolore che provavo. Solo dopo un bel po’ di tempo Iside riuscì a penetrarmi con tutta la finta cappella, e dal quel momento fu un misto d’inferno e paradiso. Prese a spingere con forza sempre maggiore, io urlavo dal dolore ma godevo moltissimo, ebbi anche un orgasmo avendo solo metà di quel fallo dentro di me. Ma di certo questo non le poteva bastare, mi voleva sfondare come una puttana e così continuò a spingere mentre io urlavo per il gran male. Sino a quando non sentii il suo corpo contro il mio culo, mi aveva infilato tutto il dildo dentro !
Cominciò allora a fottermi, prima lentamente poi più velocemente, i miei orgasmi non si contavano neanche più, ero tanto sconvolta che non vidi neppure Eva che si stava masturbando vicino a me. Iside sembrava non stancarsi mai, mi insultava dicendomi che ero peggio di una troia e che sarei tornata a casa a gambe larghe e che m’avrebbe fatto scopare da più uomini e tutti insieme.
Alla fine però si stancò anche lei, allora si tolse lo strap-on lasciandolo però ben saldo dentro di me, e mi diede la sua fica da leccare.
“Fammi godere, te lo sei meritata.”
Baciai a lungo quella splendida carne prima d’usare la lingua, bevvi i suoi umori e ciò mi procurò un ultimo violentissimo orgasmo. Cosa c’ero di meglio di far godere una simile Dea !
Leccai poi anche il sesso di Eva ed il suo piacere, quindi fui riportata nella prima stanza dove Iside mi diede delle barrette e delle bibite energetiche.
Durante il viaggio di ritorno Eva non disse una parola, solo quando arrivammo sotto casa mi diede un biglietto su cui c’era scritto il numero di Iside.
“Noi non ci rivedremo più.” mi disse serissima “Se vuoi sai chi chiamare, ma stai attenta, è una strada senza fine.”
Una volta che fui in camera mia guardai a lungo quel biglietto prima di riporlo in un posto sicuro.
Fino ad oggi non l’ho più ripreso in mano anche se la voglia di farlo non è mai mancata.

Autore: Serena

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