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La ragazza delle consegne

“Drin drin drinn.”
“Un attimo … arrivo”
Si certo arrivo, ma il campanello deve sempre suonare appena esco dalla doccia?
E poi chi può essere?
Sarà certamente mia madre che odia usare il telefono, e verrà a chiedermi qualcosa d’assurdo come sempre.
Prendo un asciugamano che riesce a malapena a coprirmi e vado alla porta per guardare dallo spioncino chi mi rompe le scatole alle sei di sera.
Vedo una brunetta con la divisa di uno dei più noti corrieri italiani con l’aria di chi non ha passato una giornata del tutto tranquilla.
Come apro le mi squadra dalla testa ai piedi, non che ci voglia molto visto il mio metro e sessanta scarso, ma di certo non mi fa molto piacere.
“Signora Serena Parodi ?” mi chiede, come se la targhetta della porta dicesse qualcosa di diverso.
“Si sono io.”
“C’è un pacco per lei, mi mette una firma così me ne torno a casa ?”
“Si subito.”
Un pacco l’aspettavo, ma non avrei mai pensato che il venditore fosse così celere nella spedizione. Un po’ come dire ‘emozionata’ per tanta solerzia libero la mano destra per firmare, ma facendo un gesto non proprio ‘naturale’ l’asciugamano scende quel tanto che basta a scoprirmi un seno. Non faccio in tempo a ricoprirmi che lei mi sorprende con un commento inatteso.
“Però un bel vedere non c’è che dire… ” mi dice maliziosamente.
Ora la guardo con più attenzione abbozzando un sorriso di circostanza. Avrà vent’anni o poco più, un viso non proprio perfetto, ma un corpicino niente male, piccolo e asciutto più o meno come il mio, forse con qualche chilo di più dove però non guasta.
Messa la firma mi rendo conto che, se con una mano tengo l’asciugamani, non posso di certo prendere il pacco solo con l’altra, così decido di verificare se la ragazza ha intenzioni ‘serie’ o se ha detto solo una battuta di circostanza.
“Potrebbe essere così gentile da entrare col pacco sa, come sono, non posso certo prenderlo io.” le dico con un pizzico di civetteria femminile.
“Certo, sempre al servizio del cliente, e poi come dire di no ad una come lei.”
Appena entra chiudo la porta con un piede con una certa non calanche e come lei mette il pacco su di un tavolino parto all’attacco.
“Mi scusi ma cosa intendeva con è un bel vedere ?” le chiedo quasi bruscamente. “Che sei una gran bella donna, mi sembrava chiaro.” mi risponde immediatamente. “E magari ti piacerebbe vedere il resto ?”
“Certo c’è da chiederlo ?” mi dice facendo un passo avanti e mettendosi, di fronte, molto vicina a me.
Lascio cadere a terra l’asciugamano come se mostrarmi nuda davanti ad una sconosciuta fosse la cosa più normale del mondo, ma la mia audacia è ‘premiata’ dalle sue mani che subito s’impossessano del mio seno.
“Allora avevo visto bene.” mi dice palpandomene uno con dolcezza “Due tette piccole, ma sode, come piacciono a me.”
“Ma anche le tue non devono essere male.” le rispondo iniziando ad aprirle la camicetta “E poi mi trovo a disagio ad essere l’unica persona nuda in una stanza.”
Lei mi sorride mentre si sfila la gonna, sotto porta un semplice perizoma viola di tipo sportivo, non proprio il massimo della sensualità, ma le sta che è una meraviglia, solo che non perdo tempo a guardarlo troppo, ed una volta tolta la camicia le slaccio il reggiseno dal quale escono due tette a dir poco perfette, la classica terza non troppo appariscente, ma in sintonia col resto del suo corpo. Non resisto un attimo e subito m’abbasso quel tanto che basta per baciarle i capezzoli che diventano turgidi all’istante sotto i colpi sapienti della mia lingua che li sfiora in continuazione. Mi rialzo e trovo la sua bocca in attesa della mia, le labbra s’incrociano mentre le mani s’impossessano di nuovo dei seni. Ci baciamo a lungo mai sazie di scambiarci la saliva carica del nostro sapore di donne, quasi come due adolescenti alle loro prime esperienze saffiche. Ma le nostre voglie non sono certo da ragazzine, una mia mano scende lungo la sua schiena fino ad arrivare al sedere. Lo sento duro sotto le dita neanche fosse di marmo ed immediatamente lo voglio mio. La faccio girare inginocchiandomi dietro di lei, le sfilo il perizoma ed inizio a passare la lingua su quel solco di carne viva che vibra ad ogni mio tocco. Lei forse inconsapevolmente si china un po’ mettendo ancor più in mostra quella rosellina di carne, ma anche un fiore che s’inumidisce sempre di più. Come le sfioro la passera con un dito le si piegano le ginocchia urtandomi il viso che quasi la penetro col naso, che si riempie del suo odore di femmina.
“Scusami t’ho fatto male ?” mi chiede con due occhi dolci, dolci.
“No, però adesso te la voglio mangiare !” le rispondo sorridendo.
Lei si gira mettendomi davanti agli occhi una fichetta quasi da ragazzina per quanto è piccola, circondata da pochi peli peraltro corti. Come le apro quelle minuscole labbra allungo la lingua per raccogliere una goccia del suo piacere che stava cadendo, è un concentrato di zucchero e frutti tropicali che mi riempie il palato e che mi spinge a leccare tutto ciò che vedo. Ma nonostante le mie voglie riesco a rimanere calma, la mia bocca si muove lentamente come anche le mani che le massaggiano i bordi del sesso. Mi poggia le mani sulla testa più per tenersi in piedi che per spingermi il volto contro la passera, e così mi sento ancor più sua come se tutto il resto non fosse ancora sufficiente. Quando la sento prossima all’orgasmo allungo due dita in quel fiore proibito spingendole fino in fondo e muovendole piano una volta che sono dentro mentre il pollice quasi gioca col suo clito sino a che lei non mi viene in faccia. Mi ritrovo così mezzo volto ricoperto dai suoi umori, lecco tutto quel che posso passando la lingua intorno alle labbra, ma di certo è meglio farlo insieme, così mi alzo per ritrovarmi la sua bocca sulla mia. Ora i nostri baci hanno ben altro sapore, quello del suo orgasmo li sovrasta tutti colla sua intensità, ma è un gioco così piacevole che va avanti anche quando sono ormai ho la faccia ben pulita.
“Adesso ti voglio io.”
Le sue parole sono pronunciate con decisione e sensualità allo stesso tempo e la seguo sul divano dove mi fa sdraiare per poi mettersi sopra di me.
Neanche fosse un uomo mi apre le gambe come se mi volesse scopare, ma quando inizia a strusciare il suo sesso sul mio la mia eccitazione non ha più freni. E’ come un dolce massaggio che però arriva dritto al cervello, ormai gemo di puro piacere senza sosta e non vedo l’ora che mi prenda del tutto. Ma la stronzetta non ha alcuna fretta, ogni tanto si sposta e mi fa sentire le sue dita nello spacco per poi tornare a schiacciarlo col suo.
“Cazzo fammi venire, sto impazzendo.” le dico fra un sospiro e l’altro.
“Certo bella signora, eccoti servito l’orgasmo che vuoi.”
Mi ritrovo le sue labbra sulle mie come a togliermi il fiato mentre tre dita mi penetrano la passera con una certa violenza. Ma sono tanto bagnata che entrano senza alcuno sforzo o dolore, anzi fosse per me le farei andare più veloci. Nonostante mi manchi quasi l’aria faccio passare una mano dietro la sua testa per spingerle la bocca ancor di più contro la mia
Le sue dita si fermano poco dopo che le ho riempito la mano col mio orgasmo, poi ci ritroviamo sdraiate una vicina all’altra per leccare quel nettare di cui sono pregne. Ci diamo anche dei lunghi baci mentre le sfioro i corpo come se quello fosse stato solo un antipasto di un pranzo molto più corposo.
“Stasera che fai ?” mi decido a chiederle rompendo il silenzio che si era creato.
“Non so, non ho impegni, però oggi ho conosciuto una bella donna …” mi risponde sorridendo.
“E chi è questa qui che la faccio fuori immediatamente.” rispondo subito ridendo.
La mia risata è subito contagiosa ed anche lei si ritrova a sghignazzare della mia orrenda battuta.
“Facciamo così, io vado a casa a farmi una doccia e cambiarmi, poi passo a prenderti, tanto l’indirizzo lo so.” mi dice mentre inizia a rivestirsi.
“Va bene facciamo per le nove ?”
“Ok, ma fatti trovare pronta, odio aspettare.”
“Stai tranquilla.” le rispondo dandole un ultimo bacio mentre l’accompagno alla porta.

Alle nove in punto suona il campanello, è lei, vestita in modo estremamente elegante mentre io indosso solo la lingerie.
“Ma non sei ancora vestita !” mi chiede quasi furente.
“Fin troppo e tu ancor di più.” le rispondo spingendola contro il muro e baciandola con foga.
“Non vuoi proprio aspettare ?” mi chiede dopo aver capito le mie bellicose intenzioni.
“E perchè, in fondo tutte e due vogliamo la stessa cosa.”
Il suo vestito cade a terra ma nessuna pensa a raccoglierlo. Mano nella mano andiamo in camera dove ci scateniamo come due animali carichi solo di voglia e passione.
Quando sta per andarsene mi viene in mente un particolare che fino a quel momento non avevo preso in alcuna considerazione.
“Scusa ma non mia hai detto come ti chiami ?” le chiedo timidamente.
“Perché? E’ importante ? Sai bene che non ci rivedremo mai più, questa è stata solo una serata di sesso che finisce qui. Quindi lasciamo stare i nomi, il tuo lo dimenticherò domattina.”
La vedo andarsene da casa mia e non posso non pensare a quanto di vero ci sia nelle sue parole, in effetti è stato solo sesso, però non sarebbe poi così brutto passare tante serate in questa maniera.

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