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In azienda – Capitoli 1/3

Vi ricordate della pastiglietta che ho utilizzato con la mia amica romana? No? Andate a vedere il racconto Roma è bellissima. Ok, bene, ho avuto l’occasione di usarla ancora.

Era da tempo, un paio d’anni, che in modo discreto tentavo “ l’approccio “ ad una splendida mamma, collega d’azienda. A volte sembrava accettare le mie attenzioni, a volte mi snobbava, con l’andar del tempo mi sono purtroppo reso conto che il suo atteggiamento era finalizzato a tenermi sulla corda senza nulla concedere, in sintesi ero preso in giro sistematicamente e perché?
La cosa che più mi dava fastidio era che con lei mi ero sempre comportato correttamente e quindi se mi avesse detto/fatto comprendere del suo disinteresse nei miei confronti non avrei fatto una piega e tutto si sarebbe semplicemente risolto.
Ma cosi no, l’essere umano è capace di godere dello stato di superiorità nei confronti d’altri senza tener conto che le cose possono cambiare anche velocemente e chi è “umiliato” può essere davvero vendicativo.
Ora la mia pastiglietta sarebbe stata d’aiuto a raggiungere i miei obiettivi. La mia irritazione nei suoi confronti non sarebbe stata calmata da una scopata. Volevo molto di più.
Per il mio piano dovevo cogliere una situazione che mi desse ampia disponibilità, ma quale?
Mi fece gioco il parcheggio multi piano vicino la nostra azienda dove ambedue parcheggiavamo la nostra auto durante la giornata lavorativa
Ho preso nel tempo nota dei suoi orari d’uscita e di dove abitualmente parcheggiava ed ho aspettato l’occasione propizia.
In un caldissimo giorno d’estate, di quelli che caratterizzano Milano, quando hai l’impressione e non è solo impressione che le scarpe si incollino al marciapiede, per non parlare dei vestiti e del sudore, calai la mia trappola.
Quel giorno “casualmente “ uscii con lei dall’azienda e profittai del caldo afoso per offrirle una bibita nel bar al rialzato del parcheggio.
Non fu difficile farle cadere nella bibita, che le ho portato galantemente al tavolo dove si era accomodata, la pastiglietta che al contatto del liquido si sciolse immediatamente liberando le sue incredibili virtù.
Abbiamo conversato con allegria per almeno un quarto d’ora e poi ci siamo recati alle auto.
A conoscenza degli effetti di quanto da lei ingerito, scrutavo con interesse le sue azioni.
Gli effetti si manifestarono in breve, il suo passo divenne incerto e dovette camminare poggiandosi a me .
Le chiesi se si sentiva bene, mi disse che non stava male, ma le girava la testa .
Per tranquillizzarla le dissi che sicuramente era stata la bibita fredda prima bevuta in unione al tremendo caldo e di non preoccuparsi poiché a breve sarebbe passato tutto.
Con naturalezza l’ho portata presso la mia auto, che avevo strategicamente parcheggiato in un punto facilmente raggiungibile dall’ingresso, ma abbastanza discosto dal continuativo via vai ,e che soprattutto ”non era coperto” dalle telecamere di sicurezza del garage.
Lei non si rese quasi conto di quanto stava avvenendo, aprii la portiera posteriore e dicendole: dietro c’è più spazio e sarai più comoda la feci accomodare.
Ora potevo agire come volevo.
L’effetto pastiglia ora era al suo culmine, come si dice i suoi ormoni giravano a mille e la sua capacità di comprensione era limitata , ma viveva un momento di grande benessere.
Quel giorno era come al solito graziosissima; portava una gonna plissettata blu che le arrivava poco sotto il ginocchio, camicetta bianca da cui si intravedeva un reggiseno altrettanto bianco. Visto il caldo non portava calze od altro ed il suo abbigliamento era completato da scarpe blu con un basso tacco ed una borsa blu, penso di “Armani”.
Lei ha circa 40 anni portati benissimo, bionda, occhi chiari, altezza normale ,belle gambe ed un bel culetto. Penso un po’ scarsa di seno. Viso attraente, direi bello e luminoso come il suo sorriso.
E’ sposata con un dirigente di grado elevato, spesso in trasferta per lavoro ed ha una figlia di 16 anni, molto bella.
Ah dimenticavo: ha una bocca dove volentieri avrei…..Torniamo a noi
Rivedevo in lei gli stessi “sintomi”della mia amica romana: leggero tremolio delle labbra, la fronte imperlata di sudore cosi’ come le mani, ansietà nel parlare e respirare…
Mi sono seduto vicino e lei ha poggiato il capo alla mia spalla, era seduta alla mia sinistra, io ho girato il viso verso di lei che automaticamente ha sollevato il suo viso verso il mio,le nostre bocche si sono trovate alla stessa altezza ed è stata come la fusione di due liquidi.
Le nostre labbra si sono appoggiate e le lingue hanno iniziato una gioiosa danza.
Con discrezione ho attivato la piccola telecamera che avevo preparato in auto. Essa avrebbe ripreso fedelmente gli accadimenti e il suo operato mi sarebbe sicuramente stato utile per il futuro. (l’avevo orientata che non riprendesse il mio volto).
Mi sono tolto la giacca ed ho passato la mano sinistra sopra la sua spalla per tenerla vicino a me e continuando a baciarla,con la mano destra ho cominciato la mia opera di “convincimento”. Prima le ho accarezzato con leggerezza la gamba poi pian piano sono risalito insinuando la mano sotto la gonna e continuando la carezza sino ad arrivare all’interno alto delle cosce. Lei inconsapevolmente ha corrisposto allargando le gambe.
Ero ormai con le dita in corrispondenza della fighetta ed ho cominciato a masturbarla attraverso il tessuto dello slip ,ogni tanto spingevo con le dita lo slip dentro e questo movimento era accompagnato dal un suo mugolio di eccitazione. Spingeva il pube contro le mie dita come volesse di più
Spinsi lo slip,ormai fradicio di umori,di lato ed inserii prima un dito e poi il secondo direttamente in figa. Lei per reazione si strinse ancor più a me infilandomi la lingua ancor più, se possibile, in profondità.
Improvvisamente ho interrotto il mio lavorio di dita, lei sorpresa si è staccata da me guardandomi perplessa. Le dissi: togliti gli slip e dammeli (era la mia prova del 9 ).Titubante mi ha guardato, ma ha obbedito e con un elegante movimento si è chinata facendoli scivolare in fondo le gambe, li ha raccolti e me li ha dati. A questo punto,salvo il disagio logistico ,i sedili della macchina non sono certo come un letto matrimoniale, non vi erano più ostacoli se non si tiene conto che essendo in un parcheggio frequentato……Se qualcuno fosse passato…….
Non dovevo perdere tempo ed inoltre chi comandava ero io; le ho detto: tirami fuori l’uccello (l’approccio diretto è il migliore).
Non fece una piega, mi slacciò il primo ed unico bottone dei pantaloni e poi tirò giù la zip. Il mio uccello stava scoppiando così come era stretto nei boxer e nei pantaloni e non appena liberato scattò come una molla dandomi anche sollievo fisico.
Ero seduto in auto con i pantaloni indossati la camicia aperta sul fondo e l’uccello in versione torre di Pisa che usciva dalla fessura dei boxer. L’ha impugnato e con la sua nervosa e bella mano ha cominciato a segarlo, ma ciò era poco.
Le ho messo la mano sulla testa spingendola verso il basso, non gradiva, ma la mia pressione la costrinse a piegare il capo sul mio cazzo; le sue labbra si sono appoggiate sul pene, ha aperto le labbra e ha imboccato il glande iniziando a succhiare. Arrivava ad un quarto del pene e si risollevava e intanto con la mano continuava a segare.
Troppo facile, sarei venuto troppo in fretta.
Le ho detto continua solo con bocca e lingua e con la mano accarezza le palle. Obbedì e ciò mi permise di “riprendere il controllo del mio orgasmo”.
Ci metteva impegno, ma non era soddisfatto, ci sarebbe voluto un po’ di tempo, ma avrebbe imparato a prenderlo sino in fondo la gola.
Che me ne faccio di una moglie fedele che tradisce se non diventa troia sino all’estremo?
Intanto guardavo in giro nel parcheggio, non si sa mai…
La situazione era delicata e pericolosa, non avevo ancora deciso come chiudere quell’incontro; volevo qualcosa che fosse di valida base di partenza per gli incontri a venire.
Intanto una prima idea, le dissi guarda e le ho fatto indirizzare lo sguardo verso la telecamera. Volevo fosse consapevole che tutto veniva ripreso (chissà se si accorta che il mio viso non veniva inquadrato). Ciò mi sarebbe servito per gli incontri a seguire.
Con le buone e/o le cattive il nostro gioco era cominciato ed ora continuava.
Ho visto il suo sguardo preoccupato, ma non poteva far nulla, con la mano sul capo continuavo a guidarla nel suo splendido pompino. Ero vicino a venire, non potevamo stare li ancora molto, il rischio d’esser visti diventava troppo elevato, ma…ho cambiato idea .
L’ho fatta sollevare, le ho fatto aprire la sua portiera e l’ho fatta scendere all’esterno. Poi mi sono seduto io al suo posto con le gambe rivolte all’esterno e con i piedi ben poggiati per terra.
Sicuramente non capiva quello che volevo fare, ma era molto chiaro per me.
L’ho fatta avvicinare a me e le ho detto: girati di schiena e siediti su me tenendo i piedi poggiati a terra. Si è girata ed io velocemente le ho sollevato il retro della gonna a scoprirle il culo poi l’ho fatta lentamente calare su di me. Infilarle il cazzo in figa è stato un gioco da ragazzi, sia per la semplice posizione sia per quanto era bagnata d’umori. Non è che fosse per me una posizione splendida poiché è il mio uccello era un po’ piegato in avanti, ma il piacere c’era e quel po’ di dolore allungava i tempi dell’orgasmo.
La sua figa era un brodo in cui il mio cazzo impazziva , avrei potuto stare ore in quella situazione,ma non era possibile ed allora le dissi: adesso vai su e giù sul mio uccello fino a farmi venire. Scopami troia voglio venire dentro te.
Era in trance erotica ,stava godendo come non mai e non si rendeva conto di cosa stava facendo e di dove fossimo.
Per un riflesso automatico, forse le accadeva anche con il marito,mi disse attento a non venire dentro.Ed io:cosa? Si non prendo la pillola od altro.
La cosa non mi condizionava anzi mi arrappava ancora di più. Risposi: meglio cosi’godo di più e poi hai solo una figlia e sarebbe il caso di dargli un fratello.
In quel momento decisi che i nostri incontri sarebbero continuati finché non sarebbe rimasta incinta.
Le rimase in silenzio ed io per far ricominciare la nostra scopata le diedi un colpo d’uccello che raggiunse la bocca dell’utero e la fece sobbalzare, da quel momento ricominciò il suo giù e su.
Ho messo le mani sulle sue tette che stringevo attraverso la camicetta, effettivamente erano come pensavo: al massimo una seconda misura(dovevo trovare un modo per fargliele crescere) adesso che ero ben ancorato la mia/nostra scopata poteva volgere velocemente al termine(il rischio di essere visti ormai diventava sempre più alto) Si calo’ per l’ennesima volta sul mio cazzo, questa volta le andai incontro anch’io e stringendola per le tette a me le ho fatto girare il capo ed infilandole la la lingua in bocca sono venuto: 1,2,3 schizzi di sperma dentro lei .
Poi passato qualche secondo, quando ho sentito il mio uccello perdere di splendore, l’ho fatta sollevare uscendo da lei.
Per concludere il servizio le ho fatto pulire con la lingua l’uccello dai residui di sperma e poi rimetterlo a posto nei boxer richiudendo infine i miei pantaloni.
Adesso dovevo concludere l’opera.
Ti è piaciuto vero?Lei non diceva nulla: c’era poco da replicare, era evidente
Hai visto che splendide riprese? Chissà cosa direbbero in giro se si vedessero…
Lei ascoltava e non parlava ,ma capiva benissimo.L’effetto pastiglia stava svanendo ed ora era perfettamente consapevole di quanto successo e di quanto stava avvenendo.
Qualcuno dice che il ferro va battuto finché caldo ed è quello che stavo facendo.
Quando tuo marito e’ via.? Rispose: domani e dopodomani. Bene ,vedi di collocare tua figlia dai nonni che voglio venire a trovarti a casa tua
Sarò da te alle 9 domani sera, ascoltami bene: mi aprirai indossando solo reggicalze nero con calze fume’,senza slip, reggiseno coordinato nero a balconcino e metterai scarpe nere con tacco a spillo di almeno 10 centimetri.
Io non dirò e farò nulla Mi farai entrare, chiuderai la porta, ti metterai in ginocchio e come oggi farai uscire il mio uccello dai pantaloni e inizierai a succhiarlo sino a che non ti dirò cosa fare.
Sono stato chiaro? Lei non rispose. Sono stato chiaro o devo ripeterlo o….? Rispondi. Rispose si.
A domani, risalii in auto e messo in moto andai lasciandola con i suoi pensieri.
Dallo specchietto retrovisore la vidi poi allontanarsi lentamente, barcollando un po’, verso la sua auto.
Avevo fatto una splendida scopata ed avevo con me i suoi slip che portai al mio naso per sentire e poi ricordare i suoi odori.
L sera dopo puntuale alle nove arrivai a casa sua pieni di dubbi. Mi avrebbe aperto? Si sarebbe vestita come ordinato? Si….?
Suonai al citofono, il portone si apri’, presi l’ascensore e giunsi al suo piano (utilizzavo informazioni che già avevo). Suonai il campanello della sua porta. Sorpresa..
Era come la volevo io
I tacchi slanciavano la sua figura ed il reggicalze incorniciava i peli della sua passera che erano un autentico biondo platino .L’insieme era di un erotico pazzesco, il mio lui era già sull’attenti e cominciava ad essere costretto nei pantaloni. La guardai negli occhi, chiuse la porta si inginocchio avanti me, con destrezza a e grazia usci’ il mio uccello e comincio’ a succhiarlo
Finalmente potevo parlare :brava troia hai fatto tutto come ordinato. Vedrai che ti faro’ felice .

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