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Educando mia figlia – Capitoli 1/2

Finite le vacanze natalizie, io e mia moglie abbiamo riaccompagnato la nostra Luisa nel costoso collegio svizzero a cui l’abbiamo iscritta dallo scorso settembre.  
Luisa è nostra figlia, la nostra primogenita. Ha compiuto diciott’anni la scorsa primavera e dall’età di quindici non ha fatto altro che darci grattacapi.  
Ha frequentato vari licei in città, balzando sempre agli onori delle cronache scolastiche per la condotta indisciplinata che le ha procurato un’espulsione dopo l’altra. E così, dopo l’ennesima cazzata e dopo averla messa in castigo per tutta l’estate, le abbiamo imposto di frequentare questo collegio femminile, incastonato ai piedi delle Alpi, rinomato per le rigide regole imposte alle collegiali. 
Dopo un promettente inizio in cui la nostra Luisa sembrava si stesse adeguando alla ferrea disciplina del posto, una mattina veniamo immediatamente convocati dal preside del collegio. 
Luisa ne ha combinata un’altra delle sue! Ha detto mia moglie sospirante, dopo aver risposto alla telefonata. 
Siamo subito partiti, e una volta arrivati lì il preside ci ha voluti nel suo ufficio, dove ad aspettarci c’era anche una suora dal volto arcigno e dagli occhi spiritati e nostra figlia con un’espressione annoiata. 
Luisa indossava la divisa del collegio. Il gonnellino plissettato di tweed le copriva solo pochi cm, lasciandole scoperte le lunghe cosce che teneva accavallate. Portava stivaloni neri di pelle con le borchie e tacchi alti e faceva dondolare il piede.  
L’aria in quell’ufficio era pesante, la tensione si poteva tagliare a fette e regnava un silenzio imbarazzante, interrotto solo dai colpetti di tosse nervosi dati dal preside prima di invitarci a sedere.  
Ho guardato nostra figlia e lei mi ha restituito un’occhiata scocciata mentre masticava un chewing-gum rumorosamente, come una cafona, e si attorcigliava al dito una ciocca dei suoi lunghi capelli neri. 
Il preside ci ha informati che la nostra Luisa è stata scoperta a fare una fellatio al prof di Religione, in classe. La nostra bambina beccata a fare un pompino ad un insegnante!!! 
La cosa naturalmente ha suscitato uno scandalo senza precedenti. L’insegnante è stato immediatamente licenziato e, naturalmente, la nostra Luisa espulsa. 
Potete immaginare lo sconcerto e l’imbarazzo miei e di mia moglie.  
Abbiamo entrambi guardato nostra figlia; mia moglie con uno sguardo disgustato e irritato – avrebbe voluto incenerirla con gli occhi; io invece l’ho osservata con un’espressione di compassione. Dopotutto è sempre la mia ‘bambina’ e nonostante fossi scioccato non ho potuto non ammettere, mentre la osservavo da capo a piedi (gli occhioni da cerbiatto insolenti ma magnetici, le labbra arricciate ‘attira baci’, il seno pronunciato nonostante la costrizione della divisa, le lunghe gambe accavallate, le cosce scoperte), quanto fosse stato impossibile per quel povero diavolo di prof resistere ad un così gran bel pezzo di figa! 
Il preside ha certificato l’espulsione di Luisa dal collegio, con effetto immediato. Ci ha invitati a riportarcela a casa e quando Luisa mi camminava davanti per arrivare all’auto, lungo il vialetto di ghiaia, ho avuto la netta impressione che si stesse beffando di me. Camminava con quegli stivaloni modello carro armato sulla ghiaia che scricchiolava rumorosamente ad ogni passo. Il suo incedere muovendo i fianchi in modo esagerato faceva svolazzare la gonnellina, mostrandomi che sotto indossava solo un tanga, con il filo che spariva nel solco tra le natiche sode che ballavano ad ogni passo. 
Sono rimasto dannatamente turbato da quel bel vedere ma avrei voluto prenderla a schiaffi lì, davanti a tutti. Mi sono trattenuto perché avevamo dato già abbastanza scandalo. 
Naturalmente sia durante il tragitto di ritorno, sia una volta a casa, abbiamo strigliato per bene la nostra Luisa. Abbiamo messo subito in chiaro una cosa: preso atto che studiare non faceva per lei, doveva mettersi a lavorare.  
Mia moglie ha deciso che dovevo portarmela in azienda. 

Ho quindi assunto Luisa come assistente alla mia segretaria Anselma, una efficientissima signora di 60 anni che lavora per me da trenta ed è come fosse una di famiglia. 

Anselma ha preso sotto la sua ala Luisa e con calma e tanta tanta pazienza ha cercato di metterla a suo agio e insegnarle a svolgere i compiti che spettano a una segretaria, ma Luisa come al solito ha mostrato tutto il suo disinteresse per ogni forma di apprendimento. 

Giorno dopo giorno la vedevo sbuffare infastidita quando Anselma le diceva cosa fare. Un paio di volte l’ho anche sentita risponderle male, con arroganza e impertinenza, rifiutandosi di fare quello che la sua superiore le aveva chiesto, per altro con dolcezza; perché Anselma conosce mia figlia da quando è nata. 

Un giorno allora, dopo aver captato l’ennesimo comportamento arrogante di Luisa, la invito a venire nel mio ufficio. 

Non voglio più sentirti rivolgere ad una tua superiore con quei modi insolenti! Le ho detto con tono perentorio. 

Una mia che? Io sono tua figlia. La figlia del capo non ha superiori, eccetto suo padre. Solo tu, papino, puoi dirmi cosa devo fare… 

Il suo atteggiamento è cambiato immediatamente, passando da impertinente e scontrosa a calma e mielosa.  

Ricorda che sei in castigo, e se ti trovi in questa situazione è perché non hai mai rispettato niente e nessuno. Le ho detto con un tono impassibile.  

Luisa ha fatto il giro della scrivania e ci si è appoggiata con il sedere, fermandosi davanti a me. Ha messo un piede davanti l’altro poi ha parlato con una voce calda e sensuale.  

Da giorni avevo notato in lei un atteggiamento equivoco nei miei confronti. L’episodio della camminata da zoccola uscendo dal collegio era stata solo la prima provocazione. Nei giorni seguenti ne ha fatte altre che mi avevano sì turbato ma che avevo preso per gesti inconsapevoli.  

Ad esempio un pomeriggio, rientrando dal lavoro, l’ho trovata quasi nuda girare per casa, coperta soltanto da un minuscolo asciugamani tenuto sottobraccio. Si è giustificata dicendo che era appena uscita dalla doccia e si stava preparando da bere e mentre mi chiedeva se ne volessi anch’io l’orlo continuava a scivolare scoprendole i seni ancora gocciolanti. Glieli ho guardati mentre imbarazzatissimo le ho detto no grazie. 

La sera seguente poi, non potendo uscire perché in castigo, è rimasta con me, sua madre e sua sorella a guardare la televisione. Quando non troviamo programmi interessanti decidiamo di mettere su un dvd e quella sera ha chiesto lei di poterlo scegliere. I dvd sono incassati nel mobile sotto la tv e lei si è abbassata e piegata in avanti. Indossava solo un maglione largo e sformato che le arrivava fino a metà cosce ma sporgendosi è salito fino a scoprirle il culo e mostrarmi che portava lo stesso tanga della volta in collegio.  

Non sto a dirvi il mio disagio e turbamento. Lei ha indugiato un bel po’, indecisa su quale film prendere, restando tutto quel tempo piegata ad offrirmi ‘inconsapevolmente’ la visione oscena di quelle chiappe sode e rotonde; muovendo i fianchi in un modo lentissimo da risultare molto sensuale e da tormentarmi fino a quando è intervenuta la sorella. 

Ehi, perché ci metti tanto? Se ci pensi ancora un po’ si fa mattina! 

Avere mia figlia davanti, seduta sul bordo della mia scrivania, che accavallava le cosce e con voce suadente mi sussurrava che sono il suo papi e che lei, ribelle e viziata, non accettava regole e ordini da nessun altro mi stava mandando fuori di testa. 

Che… che fai? Luisa! 

Ero seduto davanti a lei che ha sollevato il piede fino a portarlo tra le mie gambe. 

Smettila, sei impazzita, sono tuo padre! 

Che c’è papi, non ti piace giocare con me? 

E ti sembra un… gioco… da fare… questo? …Sme… ttila… su… bito… ooohhh… 

Mi sono sentito un essere immondo, un depravato senza morale, quando mia figlia ha spinto col piede ed ha constatato quanto fosse duro il mio cazzo. 

Luisa ha visto il gonfiore esagerato nei miei pantaloni ed ha sorriso sorniona e maliziosa, ha iniziato a giocare facendo passare e ripassare la punta della scarpa lungo la mia asta, poi ha passato la suola sulla verga che pulsava e si ingrossava in maniera sempre più vistosa; infine si è divertita a premere il tacco a spillo su questo serpentone carnoso che si manifestava in tutta la sua voracità sotto il tessuto dei pantaloni. 

Ho accennato un borbottio di protesta, le ho intimato di non farlo, che non era giusto perché sono suo padre, ma il tutto in maniera sempre meno convinta. 

Tesoro non puoi, non possiamo… 

Maddai, smettila papy. Sono solo vecchie e sciocche convenzioni queste! Non fare anche tu il bacchettone come quella stronza e acida della mamma. 

Lui…Luisa, dai… non… 

A proposito papy, perché è sempre così odiosa? Scommetto perché non si gode più il tuo bel cazzo. Mmmm, hai un cazzo proprio bello grosso, sai? 

Mia figlia intanto mi ha sbottonato i pantaloni, ha infilato la mano sotto i boxer e tirato fuori il cazzo, tenendolo saldo come se impugnasse una clava. 

Lo tiene dritto verso l’alto, svettante come un palo; s’è scostata dalla scrivania e si è inginocchiata sul pavimento, in mezzo alle mie gambe aperte. Tutte e due le mani reggono l’asta e lei inizia un pompino favoloso.  

Io sono inchiodato sulla sedia, incapace di qualsiasi movimento. Pietrificato dalla situazione che sto vivendo, con mia figlia accucciata fra le mie gambe che mi succhia avida il cazzo ed io che non ho la forza, né l’intenzione, di fermarla. 

È incredibile quanto sia brava nel fare pompini, non si limita ad infilarsi in bocca quel che può della mia notevole verga e succhiarla, ma alterna a queste golose succhiate delle ingorde leccate. Affonda la lingua nel morbido delle mie palle e sale, lenta e sensuale, gustandosi ogni cm della mia asta attraversata da venuzze pulsanti; arriva alla cappella e la lecca giocando con la lingua, facendogliela girare intorno e riprendendo a succhiare con forza. Vedo le guance che le si incavano e sento il rumore della saliva che la sciacqua.  

Il mio cazzo cresce ancora più duro nel suo palato, glielo sento arrivare in gola, lei ha conati soffocati ma non si ritrae fino a quando non è sul punto di soffocare, e noto nei suoi occhi luccicanti un perverso piacere fino alle lacrime. 

Mi sto lasciando trascinare in un vortice che sento tanto sbagliato e pericoloso quanto inebriante e irresistibile, un vociare dal corridoio però ci richiama alla realtà e con una malcelata amarezza faccio alzare Luisa e mi avvicino alla scrivania prima che la porta si apra.

CAPITOLO 2

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