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Anita – Capitoli 1/7

Mancavano ormai pochi giorni a quello strano periodo di prova a cui partecipavo
insieme al altre tre aspiranti segretarie presso un importante studio legale.
Strano perchè a nessuna di noi era stato dato modo di mettere in luce le nostre
capacità, relegandoci a lavoretti di basso profilo. Sembrava quasi che nessuno
dei soci ci degnasse di uno sguardo quasi fossimo invisibili.
Quando la signorina Di Stefani mi comunicò di presentarmi alle sette
nell’ufficio del principale socio dello studio ebbi un attimo di panico misto a
stupore. Lei era la sua segretaria personale da quando era entrata li più di
vent’anni fa, e le voci di una sua relazione col Dottor Saveri era iniziate a
girare lo stesso giorno. Certo anche se non più giovane era sempre una donna
piacente che si manteneva in forma con ore di dura palestra. Quello che però più
spiccava in lei era un certo disprezzo nei nostri confronti e non perdeva
occasione per lamentarsi ad alta voce della nostra inefficacia, umiliandoci in
tutte le maniere.
Mi presentai alla segretaria del grande capo con cinque minuti d’anticipo che
passai in piedi ad aspettare le sette in punto.
Quando la pendola scandì i suoi tocchi lei entrò nell’ufficio dell’avvocato
annunciando la mia presenza, mi fece entrare e quindi si congedò dal suo
principale dandogli il solito appuntamento per la mattina seguente.
“Signorina Ruggero, o posso chiamarla Anita ?” mi chiese da dietro la sua
massiccia scrivania.
“Anita va benissimo, anzi a dirla tutta lo preferisco.” Risposi rendendomi
subito conto che stavo usando un gergo invece che l’italiano al quale lui teneva
tanto.
“Bene Anita andrò subito al nocciolo della questione. Lei e le sue colleghe
siete al termine del vostro periodo di prova ed in questi giorni devo decidere
se e chi tenere, e le assicuro che non è una scelta facile.” Cominciò a dirmi
fissandomi negli occhi e incutendomi un certo timore “Ho visto in lei certe
qualità che devo ammettere mi piacciono, lei è una persona educata e
disponibile, che non si è mai lamentata se doveva rimanere per qualche
straordinario. Solo ora vorrei sapere a che punto arriva la sua dedizione al
lavoro.”
Capii subito le sue intenzioni, voleva scoparmi !
Cercai di ragionare il più in fretta possibile, la mia situazione economica non
era certo florida, anzi ero in bolletta da mesi e, anche se in quei mesi passati
in quello studio avevo cercato un altro lavoro, non avevo trovato niente che mi
garantisse almeno le stesse entrate. Certo il Dottor Saveri era tutto tranne che
un uomo piacente, non sapevo di preciso la sua età ma aveva almeno sessant’anni
e portati neanche bene. Era bassino, pelato e con la pancetta, insomma una mezza
schifezza soprattutto se confrontato col mio ragazzo, Angelo, che era invece di
una bellezza folgorante.
Decisi di fare l’ingenua per vedere fino a che punto si fosse spinto, già
mettendo in conto che se fosse stato necessario mi sarei calata le mutandine. Di
certo non mi sarei mostrata come una maiala vogliosa di sesso, quel ruolo
l’aveva in esclusiva Angelo, ed a dirla tutta anche qualche amante saltuario.
“Dottor Saveri io non capisco cosa intende per dedizione, lei stesso ha detto
che ho delle capacità, e di certo restando qui non posso che migliorare.” gli
risposi rimando ben in piedi di fronte a lui.
Fu allora che s’alzò dirigendosi dietro di me per poi mettersi alle mie spalle e
poggiare le mani sui miei fianchi.
“Anita sa che lei è una gran bella ragazza ?” mi sussurrò all’orecchio.
“Dottore che fa ! Non sono il tipo di persona che lei crede !” dissi fingendomi
irritata dal suo comportamento.
Ma non feci nulla quando le sue mani scesero fino al bordo della mia gonna per
poi risalire lungo le cosce sino a scoprire le mutandine piuttosto sgambate che
avevo indossato quella mattina. Mi ritrovai ben presto il loro lembo posteriore
nel solco del mio culetto che fu accarezzato con una certa grazia dalle mani
dell’avvocato. Lui continuava a mormorarmi parole dolci alternandole a piccoli
morsi sui lobi che mi mettevano addosso un certo pepe. Di certo il Dottor Saveri
non era uno sprovveduto in fatto di donne, sapeva bene come eccitarle prima di
passare al sesso, quello vero. Pensai che magari dovesse avere anche un gran bel
cazzo, di quelli che senti bene quando scorrono nella fica e che sanno dare
quelle sensazioni che le donne come me sanno sempre apprezzare.
Quando una sua mano passò sulla parte di mutandine che mi copriva la passera la
trovò già umida, chiaro segnale che ormai la resistenza era finita anche se
continuava a livello verbale.
“Dottore la prego non insista ! Sono una donna perbene e non vorrei perdere il
controllo delle mie azioni.”
Per tutta risposta lui mi sfilò gonna e slip spingendomi poi verso il tavolo sul
quale mi ritrovai piegata a novanta col fuoco fra le gambe. L’avvocato però era
uomo da prendersela con calma, avvicinò una sedia dietro di me e cominciò a dare
lunghe leccate sul solco del mio culo, fermandosi un po’ di più solo nelle
vicinanze del mio buchetto.
Comincia a gemere dal piacere, non m’era mai successo di ricevere simili
attenzioni anche se il mio fondoschiena era stata apprezzato da tutti gli uomini
con cui ero stato a letto.
“Bastardo che non sei altro.” pensai fra me “Ti piace il mio culo vero ? Ma non
sai quanto piace anche a me usarlo.”
Sentii le sue mani aprirmi le chiappe e la sua lingua fermarsi sempre di più
intorno al mio fiorellino sino ad entrarci dentro neanche fosse un vero cazzo.
“Mmm … ma com’è bravo con quella lingua dottore ! Non vorrà mica farmi venire
con quella ?”
Dentro di me l’immaginavo già col membro dentro il mio culetto ad incularmi come
una cagna tanto m’aveva eccitata a furia di leccarmi. Ad un certo punto feci il
gesto d’allungare la mano verso la mia passera, ma lui mi bloccò immediatamente.
“Qui sono io a decidere come devi godere.” mi disse perentorio “Tu puoi solo
decidere se rimanere o andartene.”
E chi se ne andava !
Come potevo rinunciare a quella fantastica linguetta satanica che mi stava
scopando il culo in maniera così favolosa.
Chiesi scusa e subito lui riprese a leccarmi portandomi alla soglia dell’orgasmo
per poi fermarsi poco prima che venissi. Mi fece girare e sedere sulla scrivania
cosa che feci volentieri facendo in modo di fargli trovare le gambe ben aperte.
“Anita hai una fica splendida.” mi disse mentre l’accarezzava quasi con stupore
“Senza peli se non dove servono a renderla ancora più meravigliosa.”
In effetti m’ero depilata pochi giorni prima lasciando un ciuffetto a forma di
triangolo proprio sopra l’inizio dello spacco come m’aveva chiesto Angelo. Il
Dottor Saveri mi leccò prima gli umori che erano colati sull’inguine per poi
arrivare alla fonte. Ebbi un orgasmo inaspettato ma estremamente piacevole, un
piacere intenso e prolungato che sembrava quasi non finire mai anche perchè lui
non smetteva di farmi godere con la sua lingua così sapiente nel donare
godimento sessuale.
Stavo quasi per implorarlo di scoparmi quando lui mise il pollice nella mia
passera e l’indice nel buchetto senza forzarlo in alcuna maniera.
“Sii continua … sto venendo di nuovo.” gli urlai senza più alcun ritegno.
“Sei bellissima quando godi.” mi rispose ficcandomi due dita dell’altra mano
“Non smetterei mai di vederti così !”
Venni di nuovo, ma questa volta gli schizzai dritto in faccia il mio orgasmo, ma
il mio principale non si mosse di un centimetro, anzi leccò con ancor più
avidità la mia fica colante. Ma proprio mentre mi stavo preparando a farmi
scopare dopo tutto quel bellissimo preliminare, lui mi raggelò con poche e
chiare parole.
“Signorina può andare, ci vediamo domani per la firma del contratto.”
Rimasi letteralmente di sasso, come m’aveva eccitata come nessun altro ed ora
finiva tutto li !
“E no caro dottore.” pensai fra me “Ora tiri fuori il cazzo e lo usi.”
Così invece di rivestirmi mi spogliai del tutto rimanendo nuda davanti a lui.
“Ma che cosa fa ! Non ha capito che deve andarsene e di fretta !” mi disse in
preda ad un inizio di paranoia.
“Se c’è qualcheduno che non ha capito questo sei tu. Ora o fai quello che dico
io o esco di qui nuda urlando che mi hai tentato di stuprarmi.”
Adesso era lui a rimanere immobile mentre m’abbassavo per aprirgli i pantaloni.
Mi sembrò quasi che stesse piangendo quando feci cadere a terra i calzoni e gli
guardai da vicino il pacco.
Pacco … che parola grossa.
Anche se dentro dei boxer si vedeva che non doveva essere un granchè, ma mai mi
sarei aspettata di trovare un moncherino quando lo scoprii del tutto.
“Ma è tutto qui ?” domandai un po’ stupidamente alzando gli occhi in cerca dei
suoi.
Lui annuì, era davvero un minidotato con per di più i boxer sporchi di sperma.
“Stai tranquillo non dirò nulla, però fammici almeno provare.” gli dissi
cercando di tranquillizzarlo il più possibile.
Il mio capo annuì ed io iniziai a a leccargli il cazzetto, cominciai col pulirlo
del suo seme che non aveva un cattivo sapore, forse era troppo intenso, un po’
troppo acidulo, ma mentre facevo ciò lui mi schizzo in faccia.
“Scusami è che non resisto molto.” disse cercando di scusarsi.
Feci finta di nulla e presi a spompinarlo, ma dopo neanche un minuto mi ritrovai
il suo sperma di nuovo in bocca, e a quel punto decisi di fermarmi.
“Ok hai ragione tu.” dissi cercando di nascondere la seccatura che sentivo
“Facciamo così, domani m’assumi ed io te la faccio leccare ogni volta che vuoi.”
“Si va bene anzi benissimo, mi raccomando solo la tua discrezione, ecco io …”
“Stai tranquillo, anzi stia tranquillo Dottor Saveri, a me interessa solo
lavorare e guadagnarmi uno stipendio, per il sesso vero ho già il mio ragazzo.”
Così mi rivestii e lo salutai dandogli un bacino sulla guancia prima di tornare
a casa, avevo trovato un lavoro serio e duraturo ed un capo pervertito ma
innocuo, ma nei giorni seguenti dopo avrei scoperto altre sue fantasie che
m’avrebbero aperta a nuove vie del sesso.

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