Raccolta di racconti erotici per adulti e storie porno vere in italiano da leggere online scritte da varie autrici e autori

Accadde a Milano

Vi racconto la mia storia per somatizzarla ed anche perché sia d’aiuto a chi potrebbe trovarsi in un’analoga situazione

Mi chiamo Davide ed ho 27 anni. Vivo a Milano dove lavoro in una grande società di servizi. Lavoro nel “legale”; mi sono laureato in legge.

Ho una sorella più grande ed un fratello più piccolo. I miei genitori, di modeste origini, mi hanno permesso di studiare, ma soprattutto mi hanno trasmesso i valori della vita, tra i quali quelli della famiglia. Sono sposati da oltre 30 anni ed hanno creato una felice famiglia.

In azienda sono il vice responsabile di un settore particolare. Mi piace quello che faccio e deve piacere ai capi come lo faccio poiché ho già fatto una discreta carriera e guadagno oltre 2000 euro netti mese (non male per quello che accade nel nostro Paese).

Sono cresciuto nella zona sud di Milano tra la circonvallazione interna e quella esterna e un anno fa ho deciso di avere il mio appartamento. Ho sfruttato anche l’opportunità datami da un caro conoscente dei miei genitori che si trasferiva fuori Milano e voleva affittare li suo appartamento, che era nella mia zona. Feci il “balzo” ed andai a vivere da solo. Per essere onesto era una situazione di grande comodo. Il prezzo dell’affitto era “d’amico” ed ero a cento metri dai miei genitori. Indi ci pensava mamma a stirare e lavare le mie camicie ed il resto.  Spesso mangiavo dai miei e comunque mamma mi preparava i “piatti” per casa e papà mi sollevava da tutte le beghe amministrative.

Era uno di quei palazzi costruiti nel dopoguerra: grandi, sette piani, con tre diverse scale interne e con la presenza della classica portineria.

Il mio appartamento non era male per essere quello di un single. Come tutti gli appartamenti fatti in quel periodo c’era l’ingresso, che era circa alla metà di un corridoio a cui si affacciavano le camere. In sequenza entrando, da destra a sinistra, soggiorno, bagno, cucina, piccola camera ( che usavo più da ripostiglio), camera da letto

Avevo conosciuto il portinaio, il signor Carlo; un milanese doc. Era da pochi anni che svolgeva questa attività. Era un informatico, ma per la crisi la sua azienda aveva chiuso e lui aveva trovato solo questo lavoro. Abitava dall’altra parte di Milano rispetto la portineria. Aveva un figlio grande, fuori casa, ed una moglie che lavorava nell’ufficio di una grande azienda.

Non si lamentava del lavoro che faceva: diceva che molti stavano peggio di lui e della sua famiglia.

Ha superato i cinquanta ed è alto e quasi pelato. Ha una pancetta che dice dovuta alla sedentarietà., ma nell’insieme non era male. Pareva avesse un buon carattere ed era sempre gentile. Mi chiamava: signor Davide come io chiamavo lui signor Carlo.

La portineria era aperta dal lunedì al venerdì dalle 08.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 18.00. Sabato e domenica era chiusa.

Io facevo una vita normale. Lavoro, un po’ di sano sport, gli amici di sempre. Un paio di volte alla settimana alla sera andavamo in un pub non lontano da casa; quasi mai la discoteca. In estate qualche week end al mare ed in inverno un po’ di sci. Sempre con gli amici di una vita.

Dal punto di vista sentimentale avevo avuto una storia durata quattro anni che si era chiusa per inedia e adesso stavo con Valentina da circa un anno e da sei mesi conviviamo.

Lei ha 24 anni; è del Trentino e vive a Milano per studiare, frequenta la facoltà di lingue. Ha un lavoro part time. La mattina lavora. Il pomeriggio studia o va in facoltà.

L’ho conosciuta nel pub. Lei era al tavolo vicino al nostro con due amiche e quella sera casualmente anche noi eravamo in tre.

Fu facile attaccare bottone. Siamo giovani svegli e sorridenti. Quella sera mi feci dare il suo cell e già a mezzanotte la chiamavo sorprendendola e facendola ridere.

Ve la faccio breve: una settimana dopo eravamo insieme. Mi era subito piaciuto quell’alta ragazza con i capelli chiari portati alle spalle. Quella sera portava una gonna al ginocchio e potei vedere che oltre ad avere delle belle gambe aveva anche un bel culetto, di quelli che camminando sollevano la gonna attirando sguardi ammirati. Non doveva avere un gran seno, questa opinione fu poi confermata. Aveva occhi chiari e luminosi. Un bellissimo sorriso e mi parve sin da subito educata e gentile. Ebbi poi la conferma quando mi raccontò di lei della sua famiglia, aveva una sorella più piccola, e di dove viveva prima di venire a Milano.

Mi resi conto che al di là dell’apparenza fosse un po’ timida ed un po’ “ingenua”. Era cresciuta in un posto molto diverso da Milano.

Della sua vita sentimentale? Anche lei aveva avuto un fidanzato. Tutto era finito poco prima che si trasferisse a Milano.

Abitava in affitto, in condivisione, un piccolo appartamento vicino all’università.

Da sei mesi convivevamo. Mi ero innamorato, ricambiato. Che senso aveva che lei sostenesse dei costi d’affitto quando io avevo tutto lo spazio necessario?

Anche i miei genitori l’avevano conosciuta ed era piaciuta. Adesso era lei che spesso faceva da mangiare.

Il sesso tra noi andava altrettanto bene e solo il culetto era off limits per il resto era tutto ok. Per evitare rischi usavo sempre il preservativo. Eravamo felici.

La conoscevo sempre meglio e mi piaceva sempre più. Aveva però un abitudine che non mi piaceva: non chiudeva mai a chiave la porta di casa. Passi quando ci fossi io, ma..

Era un’abitudine che si portava dietro dal suo paese dove l’onestà imperava. Quante volte glielo avevo detto. Mi sembrava di parlare con il muro.

Diceva: ma chi vuoi che venga qui? E poi c’è il signor Carlo, il portinaio.

Da un paio di settimane non era più la spensierata Valentina. Era pensierosa, tirata. Le chiesi….Diceva: nulla, gli studi ,gli esami ,il lavoro; era solo un po’ stanchezza.

Le chiesi se il problema fossi io. Mi disse :sei pazzo . Tu sei il mio amore.

Quel maledetto mercoledì avevo un impegno lavorativo fuori sede che per una serie di circostanze si chiuse con un veloce pranzo di lavoro. Pensai di farle una sorpresa, vista la sua ”depressione”, tornando in anticipo a casa. Sapevo che era a casa, mi avvisava sempre se andava in facoltà.

Erano da poco passate le due quando arrivai a casa. Notai l’assenza in portineria del signor Carlo; c’era il cartello “sono sulle scale per servizio”. Normale.

Abitando al secondo piano non prendevo mai l’ascensore e poi volendo farle una sorpresa fui attento a non far casino. Come al solito la porta non era chiusa a chiave. La aprii senza far rumore e….

Sentii dei rumori soffocati verso la camera da letto, come delle voci che si sovrapponessero.

Allibito e curioso, andai silenzioso verso la camera da letto.

Solo la mia testa varcò la soglia e vidi Valentina nuda, piegata sul bordo del letto. Alle sue spalle c’era il portinaio, che aveva i pantaloni e mutande calati, che la stava scopando.

Il lettone è in fondo alla camera ed io li vedevo bene e, se non si fossero girati, non potevano vedermi.

Fu una pugnalata al cuore; rischiai di stare male.

Muto, guardavo angosciato cosa stava accadendo. La mia Valentina, il mio amore, che scopava con il signor Carlo.

Non sapevo cosa fare. Rimasi immobile a guardare incapace di riflettere ed agire.

Da dietro le strizzava le piccole tette con vigore, spingendo il cazzo nella  vagina .

Le dice: piegati di più sulla pancia, troia. Ero sorpreso dal triviale linguaggio.

Dai facciamo in fretta. Devo tornare in portineria.

Valentina ha le gambe oscenamente divaricate e con stupore vedo che porta delle autoreggenti a rete nere; un indumento mai visto con me.

Lui dice godi che poi vengo anch’io. Ah… Ti sei procurata la pillola?

Si.

Brava. Evitiamo cose indesiderate.

Si muove veloce in lei e vedo il volto di Valentina. Non c’è piacere. E’ rosso. Lei sembra sofferente, sul punto di piangere. Ad ogni sua spinta geme, ma non è godimento.

Lui le dice troia. Non vuoi venire? Lo sai che so come fare.

Estrae il cazzo e la spinge a bocconi sul letto. La figa, il suo culetto sono indifesi alle sue voglie. Si china tra le sue gambe e mette il volto fra le cosce. Con la lingua scorre su e giù nel canale vaginale, poi si poggia sulla vagina alla ricerca della clitoride. La prende tra le labbra, la succhia facendo osceni rumori. Valentina sobbalza. Lui siconcentra sulle sue zone più sensibili e con un ritmo costante la lappa. Si aiuta con le dita e le allarga le labbra della vagina favorendo lo spazio per la lingua .La mia Valentina adesso mugola, non sono più gemiti di disperazione, ma altro. Con mio orrore, adesso sembra le stia piacendo. I suoi gemiti sono una serie di oooh.

Lui: brava Valentina. Vedi che ti piace? Ti stai scaldando vero? Adesso le lecca delicatamente la fessura, aprendola ben bene con le dita. E poi ..

Poi il mio crollo.

Le mette un dito, che entra senza fatica, nell’inviolato ano. Mi ricordo le poche volte che ci ho provato come non riuscissi neanche ad inserire la prima falange tanto era stretto e si stringesse per impedirmi l’accesso

Lo mette e lo toglie di continuo allargando l’orifizio. Le altre dita continuano a masturbarla.

Si rivolge a lei: ancora un po’ e sarai pronta a prenderlo nel culo.

A Valentina sfugge  un “aahh”  che sapeva più di godimento che di dolore. Lui insiste: dita in figa, lingua a lappare e quel dito su e giù nel culo. Due minuti. Il corpo di Valentina ha i tipici movimenti di chi gode. Con un ahh prolungato esprime il suo orgasmo..

Lui: hai visto troietta che sei venuta. Adesso tocca me.

Il suo cazzo è ancora abbastanza su.

La tira su e le molla due sonori schiaffi sulle natiche e poi ancora altri due e poi ancora e ancora. Il suo culetto è rosso, lei si agita ma non si sottrae. Lui: non importa se hai male, così impari a non farmi perdere tempo. Si avvicina e la fa girare e mettere in ginocchio; le spinge brutalmente il viso contro il suo cazzo. Le riempie la bocca con il cazzo fino in gola. Lei respira  a fatica ma non sfugge.
“Succhia come si deve”. “Fai sentire al signor Carlo quanto sei diventata brava a fare i pompini.”

Lui spinge sempre più in fondo, sembra che voglia soffocarla.
Poi estrae il cazzo e all’improvviso due schiaffi la colpiscono sulle guance. Succhialo troia, ordina.   Lei esegue.

Le dà colpi a spingerle il cazzo in fondo alla cavita orale. Usa la sua bocca come fosse una figa. La sta possedendo. A volte la soffoca dal tanto che va in fondo.

MMMhhh che troietta che ho, lo sento dire, intanto che la scopa in bocca. Valentina ha gli occhi chiusi. Soffre in silenzio.

Si vede che lui sta per venire, ma si tira indietro lasciandola con la bocca aperta ansimante alla ricerca di aria.

Come una bambola la fa girare sempre in ginocchio sul letto e le solleva verso l’alto il bacino.

Punta il cazzo alla vagina e con unico colpo entra tutto in lei. Valentina sta ancora annaspando per riconquistare il giusto respiro

Le mette le mani ai lati del culo. Spinge, entra e esce veloce, pochi movimenti poi si ferma.

Le dice: muovi il culo come ti ho insegnato, come fanno le puttane.

Tu sei la mia troietta, no?

Valentina: si, signor Carlo..

Toglie le mani dal culo di Valentina e le porta sui suoi fianchi. Si solleva dritto. Sono uniti solo dal cazzo.

Vedo Valentina muovere il culo, lo fa oscillare come volesse ruotarlo. Lui non si muove e come se la figa di Valentina lo massaggiasse al suo interno.

Il bastardo si tira indietro lasciandole dentro solo la punta del cazzo. Guardo soddisfatto quel culo, quella figa che lo sta scopando.

Lo spinge nuovamente dentro, ma continua a non partecipare.

Le dice: brava la mia troietta, brava. Continua. Ancora un po’ e…

Il suo viso dice che è prossimo all’orgasmo; apre la bocca. Ha un sussulto. La sua mano va al culo di Valentina. Appoggia un dito sull’ano e lo spinge dentro. Al grido di dolore di Valentina, corrisponde un  ahh del suo piacere Respira pesantemente. E’ venuto. L’ha riempita del suo sperma.

Le dice abbiamo quasi finito sai cosa fare.

Lei si gira. Gli prende il cazzo ancora barzotto in bocca. Succhia e lecca. Lo sta pulendo.

Lui guardo l’orologio: devo andare. Va bene così. Rimette il cazzo nelle mutande ed alza i pantaloni.

Io mi allontano, vado nel soggiorno, ma sento che le dice: domani vengo prima che voglio sfruttare bene la pausa pranzo per stare con te. Fatti trovare pronta.

Uscì.

Ero seduto sul soggiorno, sul divano. Non sapevo che fare.

Sento Valentina andare in bagno. Il rumore dell’acqua. Poi esce dal bagno, sta andando verso la camera. La chiamo: Valentina.

Il silenzio e poi i suoi passi. Mi vede. Devo essere sconvolto.

Capisce tutto.

Viene da me è pallida. Si siede al mio fianco e comincia a piangere. E’ crollata.

Ciò mi sorprende e non capisco più nulla. Valentina perché?

Mi tocca confortarla, sono io il sofferente, il cornuto, ed invece mi tocca confortarla. Valentina perché? E lei tra un pianto e l’altro mi racconta.

La dico senza enfasi per voi.

E’ iniziata due settimane fa ( i tempi coincidono).

Ero sul letto nuda per il caldo e sonnecchiavo. Mi sei venuto in mente e pensavo al piacere del nostro sesso e mi toccavo. All’inizio era un tocco senza fine alcuno poi mi sono accorta che mi stavo masturbando; ma pensavo a te a fare l’amore con te e mi piaceva. Avevo gli occhi chiusi e ti vedevo. Sono venuta e quando ho aperto gli occhi ho visto che c ‘era il signor Carlo. Aveva il cellulare in mano e mi stava riprendendo. Non sapevo da quanto fosse lì.

Avevo lasciato la porta aperta. Non dire nulla per favore, fammi finire, presa com’ero non ho sentito nulla.

Ed io: e allora?

Allora mi ha detto che era sulle scale ed aveva visto la porta socchiusa, era entrato per vedere se tutto fosse a posto e mi ha visto sul letto che..

Ed io ancora: e allora?

Ha detto. Hai visto? Ti ho ripresa. Mi sei piaciuta sempre molto e pensavo sarebbe stato bello scoparti ed adesso ho l’occasione.

Ed io: vada via porco.

Ma lui mostrandomi il cell mi ha fatto vedere che mi aveva ripreso mentre mi…e se non volevo che andasse su internet dovevo fargli subito una sega. Il porco si era già calato i pantaloni e l’aveva fuori.

Mi faceva schifo, ma non sapevo cosa fare. Ho pensato a te, a cosa sarebbe successo se avesse pubblicato il video. Cosi è avvicinato e mi ha detto: fammi una sega e cancello tutto. Sono stata una stupida: gli ho creduto…. Non volevo che…

Capii.

E poi?

Poi mentre lo segavo, ricattandomi me lo ha fatto prendere in bocca. Speravo…invece il bastardo ha filmato anche questo. Cosa vuoi ti dica ancora? Nello stesso modo mi ha scopato.

Da quando succede… ?

Due settimane, quasi tutti i giorni.

Perché non me l’hai detto.

Pensavo di riuscire a fargli cancellare tutto  e invece.

Ebbe un ulteriore crisi di pianto.

Il mio sconforto si tramutò in rabbia verso quello spregevole essere.

E le autoreggenti?

E’ un porco, un depravato.

Dice che tutte le troie mettono le reggicalze o le autoreggenti ed io sono la sua troietta e vuole che metta le autoreggenti quando….. Me le ha comprate lui.

Vuole che gli dica che sono la sua troia. Vuole che goda con lui, io non ce la faccio, ma ha trovato il modo di farmi godere anche se non voglio. Mi fa fare cose schifose e mi dice cose spaventose. Mi sento una puttana. Mi spiace da morire. Vorrei morire. Vuole mettermelo dietro e mi sta preparando. Vuole che faccia la puttana per lui. E’ un bastardo.

E la pillola?

Si. Dice che lui non usa il preservativo e che vuole venire dove vuole visto che sono la sua puttana  e che se non volevo rischiare di rimanere incinta di procurarmi la pillola del giorno dopo .Mi ha anche detto di prendere la pillola sempre e  di andare a farmela prescrivere.

E?

La settimana prossima ho appuntamento dalla ginecologa.

Oggi hai presa quella del giorno dopo?

Si

Mi era tutto chiaro.

La mia ingenua Valentina. Avevo i bollori alla testa.

Dissi : adesso risolviamo tutto.

Tu hai visto il filmato?

Si me l’ha mandato su whats up.

Fammi vedere. Corrispondeva tutto. C’era la prima fase in cui lei si masturbava e quella in cui gli faceva il pompino.

Non c’era evidenza di violenza o ricatto

Ci sono altri filmati?

Che io sappia no.

Adesso gli tendiamo una trappola e poi lo denunciamo. E se ci sono altri filmati vedranno i carabinieri cosa fare.

Domani filmiamo il vostro incontro, l’ultimo. Devi fare questo sacrificio. Poi lo denunciamo e con il filmato lo mettono in galera.

Adesso esco da dietro così non mi vede. Vado da Mediaworld a comprare quanto serve.

Mi spiace che tu debba fare questo sacrificio, ma ti giuro che è l’ultima volta che… Piuttosto lo ammazzo.

Andai a comprare quello che dovevo e lo misi come di dovere.

A Valentina dissi: devi essere brava. Alle sue richieste non opporti. Devi dire no, ma poi farle. Deve essere chiaro e visibile che ti stia usando violenza , che ti sta ricattando.

Pensa che è l’ultima volta che succede.

La coccolai e l’amai quella notte. Volevo cancellarle quell’odioso essere.

Il giorno dopo andai al lavoro. Non volevo creare dubbi al porco.

Tornai a casa alla solita ora. Lui aveva già lasciato la portineria.

Valentina mi accolse in lacrime.

Fatto? Si, ma .

Ma, cosa?

Niente. Vedi tu. E piangeva.

Dovetti calmare Valentina ed ero impaziente di vedere la registrazione, ma dovevo anche pensare al seguito.

Le chiesi: è andata come avevamo detto?

Si, ma..

Ma?…

Niente

Andiamo dai carabinieri.

Scaricai il filmato dalla telecamera, era un pdf, e lo duplicai sul mio pc. Poi uscendo dal retro, che il portinaio non ci vedesse, andammo dai carabinieri.

La cosa fu molto più lunga di quello che ci aspettassimo. Tra denuncia, controllo ginecologico per Valentina passarono più di quattro ore. Erano passate le ventidue quando i carabinieri ebbero il mandato per arrestare il signor Carlo che a quell’ora aveva già lasciato da un pezzo  la portineria.

Tornammo a casa. Volevo vedere la registrazione. Lei, con sguardo disperato, mi disse : guardala tu, io non voglio vederla. Erano quasi due ore di registrazione di cui vi dò le parti salienti.

Lui entra in camera da letto. Aveva un sacchetto grande, gonfio, del PAM in mano.

Lei lo aspettava : gonna blu sotto al ginocchio, camicetta azzurrina , calze di nylon, scarpe nere di vernice tacco 12.

L’abbigliamento delle nostre occasioni speciali.

Lui si avvicina , le mette la mano sotto la gonna . Tocca e poi toglie la mano.

E’ contento: così mi piaci, bella fuori e troia sotto. Spogliati lentamente..

Il mio amore si tolse la camicetta, era a seno nudo. Poi fece cadere la gonna. Non indossava l’intimo, le mutandine, indossava solo quelle autoreggenti che la facevano fortemente arrapante. Infine si scalzò e si distese sul nostro letto.

Era proprio bella la mia Valentina con le sue tettine nude e il suo bel culetto.

Le disse: abbiamo più di due ore per noi. Oggi possiamo fare le cose per bene e sorridendo: oggi mi sento in forma splendida. Ci divertiremo.

Indicando il sacchetto, ieri sera sono andato a fare spesa. Ho preso delle belle cosettine per noi due.

Infilò la mano e ne estrasse un tessuto appallottolato.

Per cominciare togli le calze che hai e metti questo e già che ci sei rimettiti le scarpe  Belle le tue scarpe. Sono quelle che metti quando con il tuo fidanzato vai alle serate con gli amici?

Non ebbe risposta.

Valentina, docile, prese quanto lui gli dava e andò, penso, in bagno a cambiarsi. Mentre gli passava davanti notai lo sguardo di lui seguire la sua bella figura e soffermarsi sul movimento del culetto. Intanto che lei indossasse quello che le aveva dato lui trafficava nel sacchetto. Ne estrasse degli oggetti che, al momento, non riuscii a decifrare.

Passarono alcuni minuti prima che un’imbarazzata Valentina si ripresentasse nella camera.

La fece andare molto vicino a lui che guardandola soddisfatto le disse: sei bellissima, sei proprio vestita come piace a me.

Aveva dei reggicalze nere con calze scure, non indossava slip e sopra portavo un reggiseno nero che aveva delle piccole coppe; talmente piccole che anche i piccoli seni di valentina non ne venivano contenuti. La parte inferiore delle tette erano nelle coppe, ma i capezzoli si appoggiavano sui bordi delle stesse restandone fuori.

Estasiato la fa camminare per la stanza, avanti ed indietro Gli alti tacchi le fanno oscillare ipnoticamente il sedere. E’ bellissima.

Lui, preso ,si tocca il cazzo da sopra i pantaloni e poi esortandola a camminare ancora si spoglia sino a rimanere nudo.

La fa piegare di spalle di fronte a sè e le tocca i perfetti globi . Con le dita le tocca la passera e il culo e poi porta al naso per inspirare il suo profumo. Infine si muove.

Con una spinta la pone supina sul letto. Prende degli oggetti. Capisco. Sono simil manette che le mette sia le mani che i piedi. Attraverso delle corde elastiche la ancora ai lati del letto.

Valentina è spaventata, sembra una ics sul letto. Poi prende un’altra cosa. Sembra una pallina con un cinturino elastico. Gliela mette intorno alla testa e poi vuole infilarle la pallina in bocca. Valentina si dimena non vuole, ma lui le prende le prende il naso tra le dita costringendola a respirare con la bocca. Lei apre la bocca e lui le mette la pallina. Poi stringe gli elastici per fissare tutto bene. ( scoprirò poi che quell’ oggetto si chiama ball gag)

Dice: quasi ci siamo; adesso puoi provare a gridare quanto vuoi non ti sentirà nessuno.

Le mette un cuscino sotto il sedere per tenere sollevato il pube e le accarezza il pelo dello passera quasi con devozione.

Dice: l’ultima cosa. Le fa vedere uno strano oggetto. Ha una manopola per essere impugnato, sembrerebbe una cucitrice.

Glielo mostra dicendo: questo è un kit tattoo serve per fare tatuaggi o altro sulla pelle. Mi è costato trenta euro. Voglio farti sulla passera le mie iniziali. Voglio che tutti quelli che ti scoperanno sappiano di chi sei. Tu sei e sarai la mia puttanella.

Gli occhi ed i gemiti di Valentina erano di supplica, ma lui estrasse dal solito sacchetto un contenitore di schiuma da barba ed una lametta da barba.

Le dice: stai tranquilla le iniziali si sbiadiscono e dopo quindici giorni non si vedono più, poi te le farò di nuovo.

Capisco cosa vorresti dire: e se le vede il tuo fidanzato? Tra pochi giorni i peli ricrescono e copriranno nel frattempo non fargli vedere la tua fighetta e ridendo tanto ti basto io.

Con attenzione si dedicò al pube di Valentina e, dopo averlo cosparso di schiuma, con la lametta la rasò facendo sparire tutti i peli. Poi con un panno lo asciugò per bene. Infine usò l’infernale macchinetta per incidere quello che voleva.

Dovette sentir male. Le sue grida erano ostacolate dalle palline, ma si agitava ad ogni istante.

Due minuti durò il “ lavoro” di Carlo; poi fini.

Soddisfatto rimirava la sua opera e le disse: ti ho tatuato la C di Carlo con una freccetta sotto che va indicare che la tua passera è mia. Poi dopo te la potrai vedere bene da sola

Voglio essere io il primo a incularti e scoparti con le mie iniziali addosso.

Le tolse la pallina di bocca ed anche le manette.

Valentina rimase ferma, silenziosa sul letto; sulle guance scivolavano le sue lacrime

Vedevo Valentina distrutta nel fisico e nel cervello; avrebbe accettato tutto senza porre resistenza di alcun tipo.

A bassa voce continuava a ripetere: non sono una puttana

Lui sente e le dice: si sei una puttana. Apri le gambe. No, non così. Spalancale e mettile come sai.

Lei ubbidiente si offrì, le gambe aperte all’inverosimile spinte verso l’alto. In bella vista la fica e l’ano.

“Masturbati”, ordina.

Lei lo fa senza smettere di lamentarsi, ma scuote la testa. No.no

Lui si impadronisce dei suoi piccoli seni, li fa uscire dalle piccole coppe; li stringe con forza, ne ruota i capezzoli tirandoli in fuori .
La mano di lei accarezzava la clitoride. Lui continuava a giocare con i suoi seni e la esortava a continuare.

Valentina muoveva le dita sempre più velocemente, il familiare movimento la stava portando ad un voluto orgasmo che puntualmente arrivò.

Il signor Carlo se ne accorse e solo allora la toccò intimamente.

Lei era ancora sballata e lui le infilò due dita nella fica e poi tre senza darle tregua. Lei ansimava ormai totalmente abbandonata alla sua mano. I suoi movimenti dicevano che quello che subiva le piaceva e che stava per venire ancora.

Il signor Carlo estrasse per un attimo le dita dalla vagina  e poi ne reinfilò di colpo quattro .Valentina sobbalzò con un contraccolpo sul materasso , ma le quattro dita rimasero in lei. Lui le mosse avanti e indietro e le faceva ruotare tenendolo la vagina aperta all’inverosimile, con l’altra mano aveva catturato un seno e glielo tirava rilasciava come fosse un elastico; continuò  questo movimento fino a che Valentina non ululò il suo non desiderato piacere. Solo allora la lascia e aspetta che il suo corpo si rilassi pian piano dall’avvenuta violenza/orgasmo..

Poi gentilmente la fa girare prona. Le tocca il bel culo.

Prende dal solito sacchetto un tubetto, spreme del liquido sulle dita e poi le avvicina al culo. Con la sinistra le divarica un po’ le natiche e con la destra le cosparge il buchino con il liquido che ha sulle dita poi, non convinto, spreme il tubetto direttamente sull’ano. Spinge quel liquido con un dito nell’ano.

Le dice: che culo stretto che hai. Senti come mi stringe il dito. Sarà un godere metterci il cazzo.

Fa un po’ dentro e fuori con il dito e quando vede che si muove agevolmente nel condotto ne aggiunge un altro aggiungendo altro lubrificante.

Le dita appaiate  entrano sino alle nocche per poi uscire. Le spinge le ruota ed ad un certo momento anche le nocche spariscono nel culo.

Il mio cervello registra che è arrivato il momento topico. Quello in cui la mia donna sarà penetrata nel culo da un uccello che non è il mio.

Il bastardo con la mano ancora unta va al suo uccello; lo massaggia e lo lubrifica. E’ lucido di sostanza lubrificante.

Pone il bacino in linea con il culo di Valentina e con la mano poggia l‘uccello sull’ano.

Le tiene una mano in mezzo alle spalle per impedirle di muoversi e le dice: é arrivato il momento, adesso ti inculo verginella.

Penso che non ho mai desiderato farlo o meglio non sono mai riuscito a farlo, visto che lei l’ha sempre considerato un rapporto contronatura e senza senso. Solo dolore.

Tutta la disperazione di Valentina esce. Grida: “No, non lo faccia, la prego. Farò tutto quello che vuole, ma non me lo metta dietro nooo!”. Lui non parla . Si corica su di lei; poi lentamente spinge; un grido doloroso di Valentina conferma che è entrato. Con calma spinge il suo membro sempre più in fondo al culo, poi comincia a scoparla. Valentina respira forte, mentre il signor Carlo le stringe i fianchi per dare maggior potenza alla penetrazione.

Dopo quel momento lento di penetrazione adesso il suo cazzo entra fino in fondo e risale senza ostacoli. Vedo come l’anello anale sia aperto a circondargli il cazzo.

Lei singhiozzava per il dolore, ma a lui non importava nulla. L’aveva finalmente inculata come le aveva promesso e andava su e giù velocemente e con forza.

Le disse: ti ho aperto il tuo bel culo. Sono stato il primo .  E’ ancora stretto, mi fai morire, ma ancora poco e vedrai piacerà anche a te.

 Lei continuava a singhiozzare, ma erano lacrime di disperazione più che di dolore perché l’uccello adesso si muoveva agevolmente in lei.

Vedi adesso non senti più dolore. Potrai prenderlo sempre in culo.

La prese per le tettine, gliele strizzava mentre spingeva il pene come un ossesso nel dilatato foro.

Le disse : troia, dimmi di venirti nel culo. Dillo o continuo all’infinito e lei disse: venga , venga dentro.

Ma lui è un vero bastardo. Vengo se vieni con me.

Toccati , strizzati la clitoride. Deve piacerti mentre ti inculo.

Pur di farlo smettere Valentina si toccò come sapeva fare . Non so se fossero le sue dita o se davvero quel cazzo nel culo cominciasse a darle piacere.

Lui la pompava e lei si toccava ed il suo “volto stava cambiando”. Vuoi vedere che davvero…?

Lei vengo, vengo e si sgrillettava più velocemente.

Fingeva o ..?

A queste parole lui : insieme, insieme.

Lei espresse un aaaah di pancia e lui le sborrò nel culetto.

L’attimo di pausa che segue sempre l’orgasmo  e poi lui si tirò indietro. Guardò soddisfatto l’ano dilatato e arrossato da cui colava un filo di sangue misto a sperma.

Valentina si spostò e toccandosi con le dita il culetto sverginato fece per  alzarsi.

Dove credi di andare, puttana? La aggredisce. Non ho ancora finito con te.

La tiene ferma e dall’ormai famoso sacchetto prendo un oggetto che ha la punta arrotondata e poi si completa a cilindro. Con attenzione glielo punta sull’ano ancora dolorante e gonfio e a mo’ di supposta glielo infila fino in fondo. Rimane all’esterno una cordicella che penzola tra le chiappe. Sembra una piccola coda.

Capisco subito a cosa serve quel coso e lui glielo spiega.

Serve ad impedire che il foro dell’ano si richiuda immediatamente. Lo forza a rimanere aperto per favorire future introduzioni.

Non è tanto come le spiega le cose, ma quello che le chiede.

Quando resterai sola te lo metterai nel culo e lo terrai il maggior tempo possibile perché da ora sarai inculata senza lubrificanti e con il culo che ti trovi tanti vorranno provarlo e se non vorrai sentire dolore….

Poi , finita la preparazione del culo, la sbatte di nuovo sul materasso e la obbliga a spompinarlo. Si fa pulire e succhiare e il suo cazzo riprende vita.
Le dice brava: hai imparato ad usare bene la bocca. Farai dei grandi pompini. La trattava proprio come fosse il suo pappone.
“Senza mani”  le disse ad un certo punto. Valentina tolse le mani dal membro e continuò a lavorare di bocca. Lui continuò a tenerle una mano sulla testa e a spingerla ad andare sempre più in fondo, a tratti riusciva a farcelo stare quasi  per intero e anche se ciò le procurava  colpi di tosse la sua bocca non smise mai di contenere quell’asta.
Non so quanto sia durato questo pompino, ma ad un momento lui spinge con forza verso l’alto il bacino e con le mani le tiene bloccato il capo. La punta del suo uccello penso le sia entrata in gola. Lei sta per soffocare, scuote la testa cercando di sottrarsi, ma lui non molla la presa ed infine  tenendole saldamente la testa con le mani le sborra direttamente in gola.  Rimane fermo in lei sino a quando non è sicuro che abbia ingoiato tutto lo sperma e poi  esce il pene dalla bocca e la spinge distesa sul letto.

Penso sia finita, ma il porco sembrava avesse risorse infinite. Riprende a toccarla . Lei dice: basta per favore

Lui mi dispiace, ma non prendo ordini da una puttana. Sei tu che devi obbedirmi. Dammi la tua bocca e proponendogli l’uccello: tiralo su e sbrigati che ho poco tempo.

Un altro pompino dalla mia fidanzata. La sua bocca era miracolosa perché in breve quel cazzo vetusto si rialzò per la terza volta

Allora il signor Carlo lo prese in pugno e lo maneggiò per qualche secondo, poi la fece ancora distendere sul letto si insinuò tra le sue gambe e glielo  infilò con forza nella vagina .

Si fermò godendosi la penetrazione poi si mette le sue lunghe gambe sulle spalle. In questa posizione la sua vagina e completamente aperta e lui può scoparla a fondo con piacere. Non è pago, si muove. La fa spostare e si va a sedere sul bordo del letto, i piedi poggiati a terra . Le dice di sedersi su lui. Vedo come lei lentamente si sieda su lui e come il suo cazzo entri tutto nella sua intimità. La guarda negli occhi. Poi lentamente avvicina la sua bocca alle labbra di lei. La sua lingua esce entra nella bocca di lei. Le infila la lingua in gola, mentre il membro le occupa la vagina

Vedo che Valentina ha dei movimenti scomposti. Sembra che il suo corpo  tremi .Rimangono fermi così per un po’. Lingue in bocca e cazzo in vagina.
La fa alzare e le dice di sedersi di spalle.

Ha l’uccello dritto, duro. Mi sorprendo a concentrarmi sul reggicalze nero che Valentina indossa.

Sono azioni già conosciute dalla mia fidanzata perchè divarica le gambe, si piega e con la mano dietro prende il cazzo di lui per puntarlo alla vagina, ma lui le dice: no, nel culo.

Succube Valentina tira la cordicella facendo uscire il cilindro dal condotto anale e lo poggia sul letto. Poi gli sposta il cazzo puntandolo all’ano che appare come una o aperta. Il glande si appoggia ed il cazzo scivola dentro come se il condotto fosse  ancora pregno di lubrificanti.

E’ entrato sino in fondo perché la vedo seduta sulle sue gambe senza vedere il pene di lui. Poi lui la esorta ad incularsi e lei si alza e si risiede ripetutamente. Al piacere di lui corrisponde la bocca spalancate di lei. Dolore o.. ?

Lui la ferma impalata su lui. Ha il busto inarcato all’indietro, il viso avanti e  glielo fa rivoltare da un lato e con la lingua cerca la sua bocca invitandola a fare altrettanto.

Una sua mano va su una tetta; gioca a modo suo con il capezzolo che in breve diventa irto. L’altra mano va alla clitoride e gliela prende tra le dita ,la struscia , la stringe, la masturba

A Valentina dice: inculati ancora. Lei riprese ad alzarsi e a sedersi sul suo cazzo. Non so quale alchimia; la frizione del cazzo, la masturbazione, la …
un no no nooooooooooooo  esce dalla bocca  di Valentina ,le parole le si smorzano in gola e si trasformano in un gemito di piacere.
Valentina orgasma con un lungo gemito di piacere poi rimase ferma completamente impalata e spossata.

Lui: brava la mia troietta che ha goduto. Ti piace il mio cazzo eh?

La fa rialzare e girare a lui. La fa nuovamente sedere, ma il cazzo questa volta è nella vagina.

Non capisco cosa succeda, dopo qualche secondo Valentina riprese a muoversi, su e giù ma piano piano continuando a gemere, sembra non capisca più nulla, continua a gemere. L’aveva schiavizzata

Lui interruppe i suoi gemiti catturando con la bocca la sua bocca. Limonavano.
La tiene per i  fianchi e l’accompagna nei suoi movimenti verso l’alto spingendo  sverso l’alto quando la vagina ricadendo gli assorbe il pene, colpi lenti, poderosi, profondi che man mano diventano più veloci.

All’improvviso un ooh mugolato di lui ,perso nella bocca di lei ,va a dirmi che è venuto.

La fa alzare davanti lui tenendola piegata verso lui a gambe divaricate, Dalla telecamera vedo come il suo membro si stia ammosciando e vedo perfettamente i buchi intimi della mia fidanzata: la pastiglia dell’ano fortemente dilatata e arrossata e le labbra della vagina ancora aperte e bagnate dallo sperma di lui che pian piano ne scivola fuori.

Silenzio. Poi la lascia andare. Valentina stravolta in tutti i sensi si lascia cadere quasi piangente sul letto Lui la guarda e: sei stata brava. Hai imparato bene, ma finisci il tuo lavoro da troia.

Si avvicina a lei e gli offre il suo cadente uccello. Lei silente lo prende e con la mano lo porta alla bocca. Glielo succhia per pulirlo.

Lui: brava, si finisce sempre così con me. Ricorda sei la mia puttana.

Poi si sposta e si riveste mentre Valentina rimane sul letto.

E’ finita e il bastardo deve tornare in portineria, ma vedo che è indeciso. Guarda impaziente l’orologio. A se stesso dice: ma quando arriva?

Dice a Valentina : vatti a lavare la passera ,ma rimani vestita come sei. Lei rimette le scarpe e va verso il bagno.

Si sente bussare alla porta. Dice: finalmente è arrivato. Grida: entra.

In camera da letto entra una persona anziana vestita in modo sobrio.

Dopo pochi istanti arriva Valentina, sentivo il ticchettio dei tacchi mentre si avvicinava.

Sorpresa si ferma all’ingresso della camera. Il suo viso chiede chi è?

Indicandogli Valentina gli dice: Giuseppe, ti presento Valentina la mia puttana.

Rivolto a Valentina: oggi cominci la tua carriera da puttana per me, Giuseppe è il tuo primo cliente. E’ un mio amico. Gli sei costata 200 euro

Fagli un buon servizio; fagli vedere cosa ti ho insegnato. Non fare la furba, poi lui mi racconterà di cosa avete fatto e di come ti sei comportata. E con questo ultimo avviso uscì dall’ appartamento.

Lui guarda la mia ragazza. Non pare imbarazzato. Deve essere un puttaniere.

La guarda nella sua mise. Le dice: mi sei costata, ma li vali. Le si avvicina e la tocca come fosse merce al mercato. Le tocca il viso, le spalle. La fa girare. Le guarda il culo e con la testa fa un cenno di assenso. La fa girare ancora, ora con una mano la tocca tra le cosce. Il suo sguardo è attirato dal “segno” fattogli da Carlo. Annuisce. Vedo che Carlo ti ha marcato ed un sorriso accompagna le sue parole.

Valentina è una bambola inanimata che si muove ai suoi comandi.

Le dice: allora scopiamo? E’ una affermazione non una domanda.

Lui si spoglia. Indossa un intimo classico, pulito. Non è un barbone. Piega i pantaloni ed appoggia il resto a parte, in ordine,

Ha il cazzo barzotto, non ancora pronto.

Si siede nudo sul bordo del letto e aspetta.

Valentina , come in un sogno, si inginocchia tra le sue gambe. Gli prende il cazzo con una mano e lo sega facendolo “crescere” pronto per .. poi porta una mano alla bocca ed è come se ci mettesse qualcosa dentro. Poi si piega e lentamente l’uccello sparisce nella sua bocca poi solleva, sempre lentamente, la testa. Sorpresa il cazzo è ricoperto da un preservativo.  Glielo ha messo usando solo la bocca. Poi usando le mani lo sistema per bene

Lui si gode la cosa.

Il signor Carlo le deve aver insegnato tante orribili cose.

Poi lei, con voce rotta: come preferisce?

E al suo silenzio di non comprensione: pecorina o missionaria?

Giuseppe ci pensa un po’ e …per cominciare missionaria, poi vediamo. Carlo mi ha detto che sono il tuo primo cliente e che posso metterlo anche dietro.

Valentina non rispose.

Si stese a gambe aperte sul letto. Lui si distese; puntò il cazzo e la penetrò. Valentina aveva gli occhi chiusi e la testa rivolta di fianco. Non voleva vedere.

La scopò cosi per alcuni minuti disinteressandosi se lei partecipasse o meno, pensando solo al proprio piacere.

Poi le disse: girati.

Si gustò con la vista il culo di lei poi da dietro la penetrò tenendola per i fianchi. Il suo volto esprimeva il suo piacere, mentre la testa di Valentina ciondolava assente.

Entrava ed usciva con tempi diversi, poi quasi di sorpresa cambiò l’angolazione. Poggiò l’uccello sull’ano e con una forte spinta entrò a fondo nel condotto anale. Adesso Valentina non era più indifferente: il dolore la rendeva partecipe. La inculò per un pò e poi ritorno alla passera. Lo vidi cambiare posizione ed assumere quella che avevo già vista dal portinaio.

Adesso la chiavava e con le dita la toccava tra le gambe. Proprio come faceva il portinaio. In breve Valentina cominciò ad agitarsi ed il suo viso diventare color porpora e la vedevo mordersi le labbra. Lui se ne accorse e le disse: allora è vero. Carlo mi ha detto che se faccio così godi anche tu.

Lei faceva no con la testa, ma i suoi respiri parlavano. Sapeva come muoversi il bastardo. La tenne in quella situazione limite per un bel pò. Quando si accorgeva dal suo respiro, dai suoi movimenti del corpo, che stava venendo rallentava o usciva da lei. Poi ricominciava.

Poi fece una cosa non prevista. Uscendo il pene da lei prese con  le dita ,in un nano secondo, lo spesso bordo inferiore a fondo del preservativo e lo tirò verso l’alto lasciando senza protezione il pene.

Fu il suo cazzo nudo ad entrare un attimo dopo nell’intimità della mia Valentina che neanche si accorse del pericoloso cambiamento. Era diventato l’amplesso tra due amanti. Lui lo spingeva dentro mentre lei gli spingeva incontro il bacino. I suoi piedi poggiati sulla schiena di lui si muovevano di concerto alle spinte del cazzo nella vagina.

Lui aveva il volto concentrato come vivesse anche mentalmente la scopata. Spingeva come un toro infoiato e cercava sul volto della mia fidanzata il piacere della scopata. Un piacere che evidente ai miei ed agli occhi di lui. Valentina teneva gli occhi chiusi mentre  dalla bocca  socchiusa si intravedeva la lingua muoversi ed un leggero affannato sospiro diceva quel provava. Il bastardo colse l’occasione per portare la bocca a contatto della bocca di lei e potei vedere come la sua lingua vi entrò. Poi colsi come con la lingua giocasse con quella di lei impedendole di chiudere le labbra  e come gliela succhiasse quasi con violenza. Sembrava la scopasse in bocca con la lingua, si potevano persino sentire i rumori dei suoi risucchi.

Poi, si vede stanco o impossibilitato a continuare ancora, si staccò dal viso di lei.

Con voce affannata le disse: vieni, vieni puttanella, vieni con me.La tua fighetta si sta prendendo tutto . Non ce la faccio più.

Le chiuse la bocca con la sua tenendole la lingua dentro, ma non limonava più. Era teso all’orgasmo. Spinse, spinse il suo cazzo entrava ed usciva dalla passera lucido di umori. Andava  dentro , a fondo, con spinte  veloci e  continue sino a che Valentina, o meglio il suo corpo, espresse il suo godimento .Le braccia di lei strinsero le spalle di lui mentre il suo bacino si alzò incollandosi a quello di lui che le passò le mani sotto il culo stringendola a sé. Fu l’epilogo .  Si immobilizzò , stava venendo anche lui.

Finalmente le bocche si staccarono ed anche i loro corpi.

Poi si spostò mettendosi al suo fianco.

Lei era a cosce aperte e potevo vedere il luccicare del suo fluido sperma tra le labbra della  passera.  In quel momento anche Valentina dovette sentire qualcosa di diverso perché si passò una mano tra le gambe e dovette “sentire” lo sperma lì presente. Ma era accaduto e c’era ormai poco da dire o fare.

Poi anche lui, ritengo istruito dal portinaio, le porta il cazzo alla bocca. Le dice: puliscilo .Lei ,come un automa, lo prese in bocca e lo succhiò pulendolo della sborra ancora presente.

Alzandosi le disse: è stato bellissimo, sei bellissima. Spero di rivederti presto. In breve ed in silenzio si rivesti ed usci,

Finalmente era finita,

Valentina stette alcuni attimi ancora sul letto poi sembrò guardare la telecamera come a chiedersi qualcosa. Poi si alzò e scomparve dal video.

Era finita (per fortuna).

Era stravolto da quello che avevo visto.

Mi precipitai da Valentina per consolarla. Era raggomitolata sul letto che piangeva.

Mi chiese: hai visto? Poi mi disse che non avrebbe mai voluto, ma sapeva che si stava registrando e aveva paura che interrompendo non sarebbe stato sufficiente per…

Mi disse: dopo Il signor Carlo mi ha telefonato. Mi ha detto…ha detto…e lo diceva mentre piangeva: che domani ne sarebbero venuti tre e che dovevo fare lo stesso servizio che avevo fatto a quello di oggi, che ero stata brava.

Le baciai le lacrime le dissi: dimentica tutto. io sono con te. Fu una notte difficile; non credo dormimmo.

Fu un piacere la mattina successiva vedere il portinaio portato via dai carabinieri con le manette ai polsi, circondato da un mucchio di conoscenti che si chiedevano cosa avesse fatto.

Non lo vedemmo più, non ci furono nefaste conseguenze e non ci furono filmati in circolazione. Fu nominato un nuovo portinaio.

La nostra vita riprese. Eravamo segnati, ma forti del nostro amore. Tempo dopo ci sposammo.

Autore: 1945

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